Quel punto interrogativo, sulla copertina del libro, fu come una scossa di terremoto per la Chiesa. Era il 1970 e Hans Küng pubblicò Infallibile?, diventato subito uno dei suoi libri più noti e venduti. Il teologo svizzero smontava dall’alto della sua autorevole cattedra accademica di Tubinga, in Germania, il dogma dell’infallibilità del papa, sancito dal Concilio Vaticano I convocato appositamente da Pio IX. Ma il Sessantotto non c’entrava nulla, Küng non aveva fatto altro che portare a una maturazione estrema le sue posizioni e le sue riflessioni avviate da un decennio prima, quando ad appena 32 anni era diventato professore.

Il teologo è morto ieri a Tubinga. Aveva festeggiato i 93 anni da poco, a marzo. Lui e Joseph Ratzinger furono i teologi “esperti” più giovani del Concilio Vaticano II, dal 1962 al 1965. Il pensiero del teologo era chiaro: la Chiesa sta nella verità ma questo non vuol dire che il pontefice non possa commettere errori. Anzi. Küng, per esempio, citò il divieto della contraccezione artificiale contenuto nella Humanae Vitae di Paolo VI. Era la prima volta che all’interno del cattolicesimo si alzava una voce così importante contro l’infallibilità papale. A dire il vero, il professore era già da due anni sotto osservazione della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’ex Inquisizione, a causa dei suoi volumi sull’esigenza di avere maggiore collegialità e democrazia nella Chiesa.

La rottura con il Vaticano arrivò ufficialmente nel 1979, dopo un solenne richiamo nel 1975. Oltre a processare il potere morale del pontefice, Küng scrisse in quegli anni Essere cristiano, per il quale venne accusato di dubitare della divinità di Gesù, mai chiamato nel libro come “figlio di Dio”. Fu quindi sotto il pontificato di Giovanni Paolo II che al teologo venne ritirata la licenza di insegnamento della Chiesa. Da quel momento Küng fu l’eretico per antonomasia, pur rimanendo prete. Nel 2005 incontrò Benedetto XVI, suo antico collega a Tubinga, e il loro colloquio di ben quattro ore venne interpretato come una sorta di riabilitazione. Tuttavia un lustro dopo Küng vergò una lettera pubblica a papa Ratzinger intrisa di delusione, definendo Benedetto come un papa della restaurazione e persino “anti-conciliare”, contro il dialogo con le altre religioni.

Diverso invece l’esito delle sue richieste con Francesco. Nel 2016, Küng gli chiese “una libera discussione sull’infallibilità” e papa Bergoglio gli rispose con una lettera. Il teologo fu soddisfatto, a cominciare dalla forma, che nella Chiesa è anche sostanza: “Mi ha risposto in maniera fraterna, in lingua spagnola, rivolgendosi a me come Lieber Mitbruder (Caro Fratello, ndr) in tedesco e queste parole personali sono in corsivo”. E poi: “Francesco non vuole più essere l’unico portavoce della Chiesa. Questo è il nuovo spirito che ho sempre atteso dal magistero. Sono pienamente convinto che in questo nuovo spirito aperto a una discussione libera, imparziale del dogma dell’infallibilità, questo problema chiave per il futuro della Chiesa potrà essere discusso al meglio. Sono profondamente grato a Francesco per questa nuova libertà e unisco il mio grazie di cuore all’aspettativa che i vescovi e i teologi sappiano senza riserve adottare questo nuovo spirito”.

Küng è stato il teologo più letto nel mondo e detestava però che la sua opera venisse riassunta solo come “critica del papa”.

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