Dieci milioni di sfollati per il clima e l’alga per i bovini contro le emissioni: la stampa internazionale

La Croce Rossa ha calcolato che le inondazioni e, al contrario, la siccità degli ultimi sei mesi hanno provocato un vero esodo di massa, in particolare in Asia. Un nuovo studio, invece, stabilisce che, introducendo l’Asparagopsis taxiformis nella dieta delle mucche da allevamento, si possa ridurre la produzione di metano rilasciato dagli stessi animali fino all'82%

23 Marzo 2021

Le notizie

Il pre-vertice 2021 sui sistemi alimentari delle Nazioni Unite si terrà a Roma a luglio

Le Nazioni Unite e il governo italiano hanno deciso che l’incontro che anticipa il vertice 2021 sui sistemi alimentari delle Nazioni Unite si terrà a Roma dal 19 luglio al 21 luglio 2021, sotto la guida del segretario generale dell’Onu Guterres e del premier Draghi. L’evento di tre giorni riunirà giovani, piccoli agricoltori, popolazioni indigene, ricercatori, settore privato, leader politici e ministri dell’Agricoltura, dell’Ambiente, della Salute e delle Finanze, tra gli altri, per fornire l’ultimo approccio scientifico e basato su prove da tutto il mondo, lanciare una serie di nuovi impegni attraverso coalizioni di azione e mobilitare nuovi finanziamenti e partenariati. Il Vertice sui sistemi alimentari si svolgerà a settembre insieme con l’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York.

Fonte: Fao

Biden ha promesso di rendere il clima essenziale per la politica estera, ma la realtà è più difficile

Alla fine di gennaio, il presidente Usa si è impegnato a rendere la lotta al cambiamento climatico “un elemento essenziale della politica estera e della sicurezza nazionale degli Stati Uniti”, nominando un potente inviato globale per il clima e mettendo a disposizione del Dipartimento di Stato competenze sul clima. Ma alcune recenti decisioni di Biden hanno deluso i leader ambientali. Tuttavia, con preoccupazioni come l’immigrazione, il contenimento della Cina e la ricostruzione di alleanze logore che premono per la Casa Bianca, gli esperti di politica estera dicono che non sorprende che il cambiamento climatico si sia scontrato con altre priorità. “La politica estera riguarda i compromessi: riguarda ciò che è desiderabile ma anche ciò che è fattibile”, ha detto Richard N. Haass, diplomatico statunitense di lunga data che ora è presidente del Council on Foreign Relations.

Fonte: New York Times

Gli studi e i report

Più di 10 milioni di persone sfollate a causa dei disastri climatici in sei mesi

Circa 10,3 milioni di persone sono state sfollate a causa di eventi indotti dal cambiamento climatico come inondazioni e siccità negli ultimi sei mesi, la maggior parte in Asia. La Federazione internazionale delle società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (Ifrc) ha affermato che circa 2,3 milioni di altri sono stati sfollati a causa di conflitti nello stesso periodo, indicando che la stragrande maggioranza degli sfollamenti interni è ora innescata dal cambiamento climatico. “Sebbene le cifre coprano solo un periodo di sei mesi da settembre 2020 a febbraio 2021, evidenziano un’accelerazione della tendenza globale degli sfollamenti legati al clima” ha affermato Helen Brunt, coordinatrice per la migrazione e lo sfollamento dell’Asia Pacifico per l’Ifrc. A livello globale, 17,2 milioni di persone sono state sfollate nel 2018 e 24,9 milioni nel 2019.

Fonte: The Independent

Clima e concentrazione della produzione agricola aumentano i conflitti

In che modo le risorse alimentari possono incidere sui conflitti? In una nuova ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Journal of Peace Research, un team di ricercatori della Uppsala University, Università Ca’ Foscari di Venezia, Commissione europea – Joint Research Centre, esplora le relazioni complesse che intercorrono tra variabilità climatica, produzione agricola e insorgenza dei conflitti. Gli autori hanno ipotizzato che la diversa distribuzione spaziale della produzione agricola all’interno dei Paesi sia un fattore rilevante nel determinare un impatto della variabilità climatica su guerre e conflitti in Paesi fortemente dipendenti dall’agricoltura. L’effetto combinato di eventi climatici estremi e la concentrazione spaziale della produzione agricola aumenta del 14% la probabilità d’insorgenza dei conflitti.

Fonte: Cmcc

Il 40% della popolazione che vive ai tropici dovrà spostarsi

Secondo uno studio pubblicato su Nature Geoscience, a causa del riscaldamento globale, le condizioni climatiche della fascia tropicale potrebbero presto diventare insostenibili per gli esseri umani. Il motivo sta nel meccanismo della sudorazione. L’aumento della temperatura e dell’umidità, infatti, lo può far andare in panne eliminando il differenziale tra la nostra temperatura interna (più calda) e quella della nostra pelle (più fredda), che è ciò che ci permette di sudare e quindi favorisce la termoregolazione. E qui entra in gioco la crisi climatica in corso. Infatti, secondo gli autori dello studio, tutto ciò si può verificare molto presto: la soglia di allarme è quella degli 1,5°C di riscaldamento globale, il termine più ambizioso fissato con l’accordo di Parigi sul clima. Un cambiamento del genere toccherebbe una quota enorme della popolazione mondiale, il 40% che attualmente vive nei paesi tropicali racchiusi tra i 20° nord e i 20° sud di latitudine. Quota peraltro destinata ad aumentare fino al 50% entro metà secolo, secondo le proiezioni demografiche.

Fonte: Rinnovabili.it

Buone notizie e pratiche

Alghe nel menu dei bovini contro le emissioni di metano

Il rimedio contro le emissioni di metano? Sono le alghe, secondo i ricercatori dell’università della California. Mescolare un po’ di alghe nei mangimi per il bestiame, spiegano in una ricerca pubblicata su Plos One, può abbattere il metano rilasciato dagli animali. E non di poco: le loro stime arrivano fino all’82%. “Ora abbiamo ottenuto prove solide che le alghe nella dieta del bestiame sono efficaci nel ridurre i gas serra e che l’efficacia non diminuisce nel tempo”, spiega Ermias Kebreab, tra gli autori dello studio. “Questo potrebbe aiutare gli agricoltori a produrre in modo sostenibile la carne bovina e i prodotti lattiero-caseari di cui abbiamo bisogno per nutrire il mondo”. La soluzione quindi ci sarebbe, ma c’è un problema. Non qualsiasi alga ha lo stesso effetto. Quella più ‘performante’ per contrastare le emissioni di metano è l’Asparagopsis taxiformis, un’erba marina di color cremisi che non è presente in grandi quantità.

Fonte: Plos One

Stop alla gelatina animale, Sperlari la elimina da tutte le caramelle

Stop alla gelatina animale da tutte le caramelle a marchio Sperlari. È questa l’interessante novità che l’azienda italiana ha voluto annunciare in questi giorni, un passo importante che riguarderà tutti i prodotti dolciari del gruppo di origine cremonese. I derivati animali saranno sostituiti da prodotti analoghi vegetali, come l’amido di mais e l’amido di patate. Le nuove ricette sono state già inoltrate a tutti gli stabilimenti, dove trovano lavoro 400 dipendenti. Tra i brand coinvolti, anche Saila, Dietorelle e Galatine. La gelatina di origine animale proviene dagli scarti di allevamenti intensivi di bovini e suini e, normalmente, viene impiegata nell’industria alimentare per la creazione di caramelle e altri dolci. In particolare, questa sostanza conferisce l’effetto gommoso al prodotto, una delle caratteristiche più apprezzate dai consumatori.

Fonte: Greenstyle

Arriva in Italia la prima ecocannuccia in mais

Biodegradabile, fatta col mais e ovviamente amica dell’ambiente. Anche in Italia, è arrivata la prima ecocannuccia che va incontro alla prossima direttiva Ue sullo stop alla produzione in plastica di cannucce e stoviglie monouso. Il merito è da attribuire alla Dolfin, storica azienda dolciaria siciliana, che ha così bandito l’utilizzo delle cannucce in plastica associate ai propri prodotti. Le cannucce di plastiche restano ancora oggi uno dei prodotti a maggior impatto inquinante per il nostro Pianeta, in particolare per i mari. Si stima infatti che nel 71% degli uccelli marini e nel 30% delle tartarughe sia stata ritrovata plastica nello stomaco che ne mette a rischio la salute e talvolta ne provoca la morte.

Fonte: Verdi.it

La roadmap di sviluppo delle batterie elettriche di Volkswagen Group

Ridurre complessità e costi di produzione delle batterie elettriche, aumentare i siti produttivi ed espandere la rete pubblica di ricarica per i veicoli elettrici: ecco i temi principali della roadmap annunciata da Volkswagen Group nel corso del suo Power Day, in cui sono state rese note le iniziative da qui al 2030, per spingere, definitivamente, la mobilità elettrica.

Fonte: Greenplanner

L’opinione

di Jonathon Porrit, ambientalista e direttore di Forum for the Future

La campagna pubblicitaria dell’idrogeno è diventata di gran moda negli ultimi mesi, come se questa “tecnologia energetica pulita”, fosse la risposta a tutte le nostre preghiere per arrivare a zero emissioni. Affinché quelle preghiere possano essere esaudite, ci sarà bisogno di una rivoluzione completa nel modo in cui viene prodotto l’idrogeno. Allo stato attuale, il 98% delle 115 milioni di tonnellate utilizzate a livello globale è “idrogeno grigio”, prodotto da gas naturale o carbone, che emette circa 830 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, il 2% delle emissioni globali globali di gas serra. Oltre a ciò, c’è una piccola quantità di cosiddetto “idrogeno blu” – essenzialmente idrogeno grigio ma con le sue emissioni di CO2 catturate e immagazzinate – e una quantità ancora più piccola di “idrogeno verde” dall’acqua di elettrolisi, entrambi molto più costosi di l’idrogeno grigio che distrugge il clima. Il divario tra quella realtà attuale, raramente menzionata dagli appassionati di idrogeno, e la prospettiva di un idrogeno verde prontamente disponibile e conveniente che potrebbe aiutarci a raggiungere lo zero netto, è assolutamente vasto. Non fraintendetemi: avremo infatti bisogno di volumi significativi di idrogeno verde. Ma dobbiamo essere chiari su ciò per cui dovrebbe essere usato l’idrogeno verde: non per l’elettricità; non per il riscaldamento di abitazioni ed edifici non domestici; e non per le auto, dove i veicoli elettrici saranno sempre migliori. Invece ne avremo bisogno per quelli che vengono chiamati i settori “difficili da abbattere”: per l’acciaio – che sostituisce il carbone da coke ad alta intensità di carbonio – cemento e spedizioni.

Fonte: The Guardian

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