Le notizie

Nasce l’Osservatorio indipendente sul Piano nazionale di ripresa e resilienza

Un Osservatorio indipendente sul Piano nazionale di ripresa e resilienza. A lanciare l’iniziativa è un gruppo di organizzazioni della società civile che chiedono al governo Draghi pieno coinvolgimento nella definizione del Piano e trasparenza grazie alla condivisione di dati aperti e interoperabili. Le organizzazioni aderenti all’Osservatorio sono ActionAid, Cittadinanzattiva, Legambiente, Slow Food, Fondazione Innovazione Urbana, Transparency International Italia, Ondata, Lunaria, Campagna Sbilanciamoci!, Monithon, Cittadini reattivi, Parliament Watch, Fondazione Etica, The Good Lobby, Amapola – progetti per la sicurezza delle persone e delle comunità, Info.Nodes, Rinascimento Green.

Fonte: La Nuova Ecologia

Covid e visoni: vietato l’allevamento per tutto il 2021

Stop all’allevamento di visoni per tutto l’anno: questo il contenuto dell’Ordinanza del ministro della Salute Speranza, accolta con grande favore dalle associazioni animaliste. “L’interruzione delle riproduzioni dei visoni è una decisione positiva che va ad accogliere parzialmente le richieste della Lav”: così Simone Pavesi, Responsabile Lav Area Moda Animal Free. Ad oggi, tra gli allevamenti italiani, risultano esserci stati almeno 2 focolai: il primo lo scorso anno nell’allevamento di Capralba (Cremona) e che ha comportato l’abbattimento di tutti gli oltre 26.000 visoni (riproduttori compresi), il secondo è stato rilevato a gennaio nell’allevamento di Villa del Conte (PD) e attualmente sotto sequestro per ulteriori accertamenti (nonostante siano già state rilevate positività negli animali sia a test virologici che sierologici).

Fonte: Lav

Coltan, cobalto, idrocarburi, diamanti: le ricchezze macchiate di sangue del Congo

In quanti sanno cos’è il coltan? Eppure, lo usiamo tutti i giorni: è nei nostri telefonini e nei chip dei nostri computer. Quello che viene estratto nella Repubblica democratica del Congo è ad alto tasso di tantalite, da qui il suo valore e la necessità di avere, da parte delle industrie dell’informatica, proprio il Coltan congolese. La terra rara viene utilizzata per la fabbricazione di telecamere, cellulari e molti altri apparecchi elettronici. Oggi vale tra i 100 e 150 dollari al chilogrammo. L’80 per cento delle riserve mondiali si trova proprio in Congo. Le guerre, anche a bassa intensità, che si combattono nella regione del Kivu, servono alle varie milizie presenti sul territorio proprio per impadronirsi dei giacimenti e quindi poter esercitare il monopolio dell’estrazione o contrabbandare il minerale nei Paesi vicini. Il Congo è anche fra i primi produttori mondiali di cobalto, sempre più ricercato per l’impiego nella costruzione di telefonini e batterie di auto elettriche. Il sottosuolo di questo paese africano è inoltre ricco di petrolio, oro, argento, uranio.

Fonte: Valori.it

Gli obiettivi della tassazione green, la riforma discale promossa dalla Commissione Europea

Economie più resilienti e socialmente più giuste. Sono questi gli obiettivi della Green Taxation (tassazione verde), la riforma fiscale promossa dalla Commissione europea che, secondo uno studio condotto dal Ieep, l’Istituto per la politica ambientale europea, porterà significativi benefici economici e ambientali applicando il principio “chi inquina paga”, quello secondo cui i costi dell’inquinamento prodotto li deve sostenere chi lo provoca. “L’obiettivo è quello di passare da una tassazione sul lavoro a una sull’inquinamento – ha spiegato Virginijus Sinkevicius, commissario europeo per l’Ambiente –. La Commissione europea si sta già muovendo in questo senso avendo annunciato una revisione sulla direttiva in materia di tassazione energetica e sul sistema di scambio di quote di emissioni di gas a effetto serra. Proporremo anche un nuovo meccanismo di rilocalizzazione delle emissioni di CO2”, vale a dire a più alto rischio di delocalizzazione fuori dai confini per evitare i costi della CO2 nell’Ue.

Fonte: Economia circolare

Studi e ricerche

Il cambiamento climatico sta indebolendo le correnti oceaniche che modellano il tempo su entrambe le sponde dell’Atlantico

Dalla fine dell’ultima era glaciale, un sistema di correnti oceaniche ha agitato costantemente nell’Atlantico, distribuendo energia termica lungo la superficie dell’oceano dai tropici verso i poli, con acqua pesante e fredda che scorre lentamente verso l’equatore lungo il fondo del mare. Queste correnti hanno svolto un ruolo chiave nel plasmare il clima del Nord America orientale e dell’Europa occidentale, e quindi lo sviluppo delle civiltà in questi luoghi. Ma nel ventesimo secolo la circolazione si è indebolita più che in qualsiasi altro momento durante almeno gli ultimi 1.000 anni, secondo una nuova ricerca. Le nuove scoperte suggeriscono che la circolazione perderà ancora più forza nei decenni a venire. Ciò potrebbe causare temperature estreme di caldo e freddo in Europa e un rapido innalzamento del livello del mare lungo la costa orientale degli Stati Uniti.

Fonte: Inside Cimate News

La perdita di ghiaccio artico costringe gli orsi polari a utilizzare quattro volte più energia per sopravvivere

Secondo uno studio utilizzando pubblicato sul Journal of Experimental Biology, orsi polari e narvali utilizzano fino a quattro volte più energia per sopravvivere a causa della grande perdita di ghiaccio nell’Artico. Perfettamente evoluti per la vita polare, i predatori dell’apice stanno lottando mentre i loro habitat si restringono e gli adattamenti unici diventano meno adatti a un Artico sempre più libero dai ghiacci, dicono i ricercatori. Le emissioni di gas serra trasformano l’Artico in un clima completamente diverso e gli orsi polari, che sono principalmente cacciatori che si siedono e aspettano, devono lavorare molto più duramente per sopravvivere.

Fonte: The Guardian

Appelli e campagne

La campagna per l’uso consapevole dell’acqua nei rifugi

La Fondazione Dolomiti Unesco realizzerà una campagna comunicativa, richiesta espressamente dai rifugisti e incentrata in particolare sull’utilizzo responsabile dell’acqua. La campagna non riguarderà solo le norme di comportamento, ma anche le cause profonde della necessità di risparmiare la risorsa idrica. Molti rifugi dolomitici di quote medio-alte si trovano in aree carsiche, molto diffuse tra i massici carbonatici del Patrimonio Mondiale Unesco. Si tratta di settori per loro natura poveri di risorse idriche superficiali, in quanto l’acqua piovana e di fusione nivale è rapidamente assorbita all’interno dell’ammasso roccioso calcareo-dolomitico. Conoscere anche questi aspetti del patrimonio è un modo per viverlo e rispettarlo al meglio.

Fonte: Italiaambiente

Un gruppo di scienziati chiede la fine delle gabbie

Più di 140 scienziati, tra cui anche 12 italiani, hanno inviato una lettera alla Ue a sostegno dell’appello dei cittadini europei per porre fine all’uso delle gabbie per gli animali allevati in tutta l’Ue (‘End of the Cage’). Tra gli scienziati, l’etologa e conservazionista Jane Goodall, PhD, DBE, Messaggero di Pace delle Nazioni Unite e fondatrice del Jane Goodall Institute. La lettera chiede alla Commissione europea di eliminare gradualmente l’uso di tutte le gabbie negli allevamenti.

Fonte: Legambiente

#Coolproducts, la campagna per decarbonizzare caldaie e riscaldamenti

Per abbattere le emissioni del 55% entro il 2030, come stabiliscono gli obiettivi Ue, è necessario e urgente adottare misure per decarbonizzare i sistemi di riscaldamento degli edifici e rilanciare il mercato delle caldaie da energie rinnovabili. Con questa mission è nata la campagna #Coolproducts che riunisce 23 organizzazioni tra europee e nazionali, allo scopo di decarbonizzare i sistemi di riscaldamento degli edifici, come pezzo fondamentale nella lotta ai cambiamenti climatici. Per raggiungere questi target servirà introdurre una nuova e più ambiziosa etichetta energetica per le caldaie già a partire dal 2023, un provvedimento che andrebbe abbinato con una progressiva messa al bando dei riscaldamenti inquinanti e fossili. Il 28% dell’energia totale consumata nell’Ue viene utilizzata per riscaldare gli ambienti, mentre più del 75% dell’energia prodotta per il riscaldamento proviene attualmente da gas, petrolio e carbone. Di conseguenza, le emissioni prodotte da questo settore sono circa il 12% delle emissioni totali.

Fonte: Giornale dei Comuni

“Non buttare l’ambiente nel cesso”

A volte nel wc vengono buttate delle cose per superficialità o, semplicemente, perché non si è a conoscenza delle conseguenze che quel cotton fioc, quel dischetto di cotone o quel cerotto possono avere per tutti noi. Per questo motivo, Road to green 2020, associazione per la promozione della sostenibilità ambientale, ha lanciato la divertente e irriverente campagna social, nata da un’idea di Barbara Molinario, presidente di Road to green, “Non buttare l’ambiente nel cesso”. Dal 1 marzo sui canali Facebook, Instagram, Twitter e Linkedin dell’associazione, vengono condivisi 20 scenari surreali, in stile cartoon, che mostrano come quei rifiuti che erroneamente ogni giorno vengono buttati nel gabinetto vadano a interferire con la vita degli animali marini o che popolano fiumi, stagni e laghi.

Fonte: Road to Green

Buone pratiche

Le mini-manta che raccolgono le microplastiche

Per la prima volta in Italia, le mante del Cnr, strumenti di monitoraggio per monitorare plancton e microplastiche nelle acque superficiali, vengono rimpicciolite e adattate per essere trainate dai kayak. L’associazione “Outdoor Portofino”, con il supporto del Crn, ha rielaborato la manta riducendone le dimensioni in modo che la mini-manta possa essere trainata facilmente dai kayak e utilizzata dal team Crabs per monitorare le microplastiche nell’area marina protetta di Portofino, specialmente in zone vicino la costa che spesso non vengono battute dai tradizionali monitoraggi. I campioni raccolti poi vengono processati e analizzati in laboratorio dal Cnr.

Fonte: Italiaambiente

Gli investimenti nelle rinnovabili battono quelli nelle fossili

Nonostante la crisi provocata dalla pandemia, gli investimenti verdi (in energie rinnovabili, trasporti sostenibili, sistemi innovativi di assorbimento delle emissioni di CO2, ecc.) hanno raggiunto un valore record nel 2020. A livello mondiale, sono stati pari a 501 miliardi di dollari, contro i 459 miliardi del 2019. Al contempo, gli stanziamenti destinati all’estrazione e alla produzione di petrolio e gas sono scesi a 378 miliardi: un calo del 30% rispetto al 2019, quando si era arrivati a 543 miliardi (nel 2014 furono pari a 884 miliardi). Le cifre sono state presentate dall’istituto francese Ifp Energies Nouvelles (Ifpen).

Fonte: Valori.it

L’opinione

La biodiversità nel piatto è la nostra salvezza, ma serve una svolta per proteggerla

di Carlo Petrini

Inquinamento, urbanizzazione, deforestazione, prosciugamento delle zone umide e una cattiva gestione dell’agricoltura distruggono la vita allo stato naturale. Ma, ad esempio, la diffusione della monocoltura e degli allevamenti intensivi prosegue incurante degli allarmi che stanno giungendo da più parti. L’agricoltura moderna ha spinto gli agricoltori a far uso di poche specie e varietà di piante e animali. Il settore è sempre più concentrato nelle mani di poche multinazionali che, per avere il controllo sulle risorse genetiche (vegetali e animali), puntano a diffondere in ogni parte del mondo un numero sempre più ristretto di varietà vegetali e di razze animali. Un dato: oggi il 63% del mercato dei semi è controllato da quattro multinazionali. E, guarda caso, sono le stesse che producono diserbanti, fertilizzanti, pesticidi e, per finire, possiedono i brevetti Ogm. Dobbiamo guardare al futuro con un diverso modo di operare.

Fonte: Slow Food

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