Australia, un anno dopo i roghi: i progetti per salvare gli animali e gli alberi
A circa un anno dalla stagione di incendi senza precedenti che ha colpito l’Australia, il bilancio è drammatico. Più di 15.000 roghi – che hanno bruciato soprattutto foreste e boschi ma anche terreni adibiti a pascoli e praterie – hanno impattato un’area totale di almeno 19 milioni di ettari in diversi Stati e rilasciato in atmosfera 900 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Gli effetti più devastanti su vite umane e biodiversità si sono registrati in Australia orientale, con circa 12,6 milioni di ettari di foresta, che custodisce habitat per animali unici al mondo, bruciati. 191 specie minacciate hanno visto diminuire in maniera significativa il loro habitat: tra queste, 49 ne hanno perso più dell’80%, 65 oltre il 50% e 77 più del 30%. Un recente report del WWF-Australia ha stimato che circa 3 miliardi di animali sono stati uccisi o colpiti indirettamente dai roghi. Fra i 143 milioni di mammiferi, si stima la perdita di 60mila koala. All’inizio del secolo scorso si contavano centinaia di migliaia, se non milioni, di koala mentre oggi in Australia orientale ne restano solo 35.000. Il 2019 è stato l’anno più caldo e secco mai registrato nel continente e le previsioni sul cambiamento climatico in corso suggeriscono che gli incendi si intensificheranno e si espanderanno, mentre si estenderanno le stagioni di siccità.
Ma ora è tempo di rinascere dalle ceneri di questa emergenza, e per farlo il WWF ha lanciato “Regenerate Australia”, il programma quinquennale da 300 milioni di dollari, per supportare azioni di ripristino degli habitat, di recupero di fauna selvatica e per promuovere un’economia sostenibile – basata sulle energie rinnovabili – con l’obiettivo di rendere l’Australia un paese “a prova di futuro”. Uno dei progetti presenti nel piano di rinascita è Koalas Forever, che mira a raddoppiare il numero di koala sulla costa orientale entro il 2050, supportando la ripresa delle popolazioni residue della specie all’interno del “Triangolo dei Koala”. Gli interventi comprenderanno l’area che si estende dal paese di Bungawalbin, nella regione dei fiumi nordici del New South Wales, fino a includere Sydney e la Sunshine Coast. Oltre alla costruzione di nuove cliniche veterinarie in grado di curare e riabilitare gli animali selvatici feriti, fra le quali si trova già il più grande ospedale mobile per la fauna selvatica gestito dal Byron Bay Wildlife Hospital, il progetto prevede il ripristino dell’habitat del koala, per ristabilire la connettività paesaggistica da est a ovest tra l’Oceano Pacifico e il Great Diving Range. Altre risorse saranno utilizzate anche per l’utilizzo di cani per il rilevamento dei koala feriti e la mappatura genetica, per monitorare il flusso genico tra le popolazioni di koala e il loro stato di salute.
Ma anche la tecnologia sarà un alleato fondamentale per il monitoraggio delle specie e per il ripristino ecologico. An Eye on Recovery è il nuovo progetto di WWF-Australia e Conservation International, che grazie al support di Google.org permetterà di installare 600 fototrappole, apparecchi capaci di monitorare la fauna selvatica nei paesaggi colpiti dagli incendi in aree come le Blue Mountains, East Gippsland, Kangaroo Island e il South East Queensland. Grazie a Wildlife Insights, infatti, piattaforma alimentata dall’intelligenza artificiale di Google, i ricercatori di tutto il paese caricheranno e condivideranno le foto scattate dalle fototrappole, per capire in poco tempo quali specie sono sopravvissute nelle zone colpite dagli incendi e determinare dove le azioni di recupero siano più urgenti. Per il ripristino ecologico scendono in campo i droni di AirSeed Technologies, impresa di restauro ambientale, che si occupa proprio della semina tramite droni e ha come obiettivo quello di piantare 100 milioni di alberi entro il 2024, ricostituendo gli habitat forestali con specie endemiche. Si tratta di un processo complesso che si sviluppa in quattro fasi: lo studio dell’ecosistema, per capire quali specie piantare e dove; la produzione dei “baccelli” che contengono i semi, e che verranno disseminati dai droni; la semina attraverso grandi droni; il monitoraggio e la protezione proattiva delle piante, che rappresenta una risposta rapida agli incendi e permette di raggiungere terreni impervi. Oggi oltre 100.000 mila alberi sono già stati piantati e sono attesi risultati importanti, ma che dovranno combinarsi ad altre scelte imprescindibili, come quella di accelerare la produzione di energia rinnovabile e fare in modo che l’Australia possa diventare uno dei principali esportatori al mondo entro il 2030, andando verso un futuro a carbonio zero. Solo così si potranno evitare le conseguenze peggiori e più catastrofiche della crisi climatica, di cui l’attuale moltiplicarsi degli eventi estremi costituisce un forte campanello d’allarme.
Grazie alle donazioni ricevute è stato fatto molto per salvare le specie a rischio, ma nella sfida per la rinascita dell’Australia ognuno può ancora fare la sua parte e aiutare il WWF a portare avanti i suoi progetti andando sul sito http://bit.ly/SalvaguardiaKoalaWWF.