Maria Elisabetta Alberti Casellati (per brevità MEAC) in fondo va capita. Per una donna capace e di temperamento, come lei probabilmente ritiene di essere, la presidenza del Senato può rappresentare una gabbia politica, sia pure dorata. E dunque, nell’intervista di ieri al Corriere della Sera, parlando dallo scranno più alto di Palazzo Madama, MEAC, proprio rispetto alla carica ricoperta, ha voluto essere molto di più, ma anche molto di meno.

Molto di più poiché l’attacco frontale sferrato al governo Conte, nei toni e nei contenuti, forse non ha precedenti nella storia dei rapporti tra l’istituzione seconda carica della Repubblica e il potere esecutivo. Chi è infatti che affronta l’emergenza “mettendo toppe”? Chi, a proposito della “ripresa” adopera “tante parole e niente fatti”? Privo di “una visione strategica del Paese, di una visione lungimirante dello sviluppo”? Chi “nasconde la polvere sotto il tappeto” pensando per esempio di “risolvere i problemi strutturali della scuola con i banchi con le rotelle”? Chi “in mancanza di un ‘Progetto Italia’ rischia di trasformare l’eventuale bazooka dei fondi Ue in una pistola ad acqua”? Chi è che si rifiuta di “coinvolgere le opposizioni” sulle priorità per il Paese? E a chi la presidente del Senato si rivolge quando, a proposito della proroga dello stato d’emergenza, sentenzia: “Abbiamo bisogno di verità, non si può oscillare tra incertezze e paure in una confusione continua di dati”?

Dunque se, come è evidente, MEAC ha deciso di sommare ai poteri che le conferisce la Costituzione anche quelli di capo dell’opposizione dovrebbe correttamente dichiararlo. Innanzitutto, all’assemblea che presiede non potendo più garantire l’indispensabile equidistanza che il suo ruolo impone. Dopodiché, sarebbe interessante vedere in che modo MEAC si dividerà i compiti con Matteo Salvini e Giorgia Meloni, clamorosamente scavalcati a destra dal suo veemente j’accuse contro il governo giallorosa (per non parlare dei “moderati” di Forza Italia che l’hanno candidata e sostenuta).

Ci sarebbe poi il problemuccio delle funzioni di presidente supplente della Repubblica, nel caso molto malaugurato in cui Sergio Mattarella fosse impossibilitato a svolgerle. Ipotesi da brividi che speriamo non si realizzi mai. Mentre di buono c’è che dopo un’intervista così “schierata” sembra evidente che le probabilità di vedere MEAC al Quirinale, con il voto di questo Parlamento, siano prossime allo zero (perciò siamo convinti che da oggi lei conti molto di meno).

Ps. In un mondo normale, dopo dichiarazioni di questo tenore, un presidente del Senato si dimetterebbe per dedicarsi più liberamente, e correttamente, alla politica attiva. Ma di normale qui non c’è proprio niente.

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