C’è un filo, a volte sottile, altre sottilissimo, spesso quasi invisibile, che lega Satyricon a Poveri ma belli, Cleopatra a Ricotta, Ugo Tognazzi a Totò, Anna Magnani a Claudia Cardinale, John Huston a Cinecittà, le osterie al cestino della pausa pranzo. Alberto Sordi a tutto e al contrario di tutto. Questo filo si chiama Antonio […]

Per continuare a leggere questo articolo
Abbonati a Il Fatto Quotidiano

Abbonati a soli 14,99€ / mese per il primo anno

Articolo Precedente

Haftar prima lancia razzi su Tripoli, poi accetta la tregua

prev
Articolo Successivo

Gianni Mura, l’amico speciale giocoliere di parole (e di storie)

next