Il coronavirus è l’ultima cattiva notizia per l’economia italiana che già vedeva il 2020 come un anno difficile, a causa della frenata cinese e tedesca che aveva già fatto segnare -0,3 per cento nel quarto trimestre dell’anno scorso. Ora il contagio in Lombardia e Veneto, con i blocchi di 11 comuni, rischia di mandare ko settori pesanti e di dilagare a livello nazionale.

I settori più colpiti dalla frenata cinese sono lusso e turismo. Secondo Federcongressi & Eventi il virus potrebbe costare 1,5 miliardi di fatturato al turismo d’affari e congressuale. La stessa associazione ha rinviato la sua convention annuale prevista ieri e oggi a Treviso. Sabato è stata rinviata a data da destinarsi Mido, la più importante manifestazione mondiale dell’eyewear, in programma a Milano dal 29 febbraio al 2 marzo che era stata confermata ancora il 14 febbraio. L’edizione 2019 aveva fatto contare 59.500 presenze e 1.323 espositori da 159 Paesi. “Abbiamo preso questa decisione per rispetto della situazione allarmante e per i nostri espositori e visitatori”, ha dichiarato il presidente del Mido Giovanni Vitaloni. Rinviata a settembre anche Myplant & Garden, la più importante fiera del verde in programma a FieraMilano Rho da domani a venerdì: erano attesi 20mila visitatori e 780 marchi il 22% dei quali dall’estero.

Solo domani si saprà se slitterà il 59esimo Salone del Mobile previsto dal 21 al 26 aprile. Secondo alcune fonti il maggior evento mondiale sull’arredamento sta “consultando le parti interessate e il governo”. Federlegno Arredo ancora il 12 febbraio confermava l’evento al quale erano previsti oltre 2.200 espositori di 184 Paesi. Dei 42,5 miliardi di fatturato della filiera nel 2019 l’arredamento su 27,6 miliardi ne ha esportati 14,5 con la Cina che pesava per 440 milioni ma in costante crescita. Nel 2019 il Salone aveva visto oltre 2.400 espositori e 386mila visitatori da 181 Paesi tra i quali moltissimi cinesi, che rappresentavano il 40% dello shopping tax free della settimana espositiva di Milano con una spesa media di 1.245 euro.

Il 2020 si preannuncia pesantissimo per Milano e la Lombardia. Tra i comuni della provincia di Lodi finiti nella “zona rossa” bloccata per il contagio, secondo Assolombarda, Codogno con 545 milioni di produzione nel 2018 valeva l’8% del totale provinciale e Casalpusterlengo con 334 milioni un altro 5%. Unilever Italia di Casalpusterlengo, la filiale dov’è stato registrato il primo contagiato in Italia, era la quinta impresa della provincia e Mta di Codogno, altra impresa che ricade nella zona rossa, la settima.

A rischio sono intere filiere. Secondo l’ultimo Rapporto sui distretti industriali di Intesa Sanpaolo, la provincia di Lodi è prima in Italia nel distretto della cosmesi, che coinvolge anche Padova dov’è stato messo in quarantena il comune di Vo’ Euganeo. La Lombardia è la regione con la maggior concentrazione di aziende specializzate del settore. Il saldo commerciale del comparto nel 2017 segnava per Lodi 198 milioni con 393 esportati e per Padova 76. A Lodi è forte anche la componentistica auto. Padova invece è al centro di più distretti: macchine agricole, insieme a Vicenza (246 aziende per un fatturato 2017 di 994 milioni e 3.824 addetti che pesano l’8% in termini di imprese e più del 9% per addetti sul comparto meccanico delle due province), materie plastiche con Treviso e Vicenza (492 aziende, fatturato 5,3 miliardi), prodotti in vetro con Venezia (71 aziende, fatturato 679 milioni) e termomeccanica (96 aziende con un fatturato 2017 di 1,1 miliardi), ma la provincia euganea vale anche 26,5 milioni e il 3,2% dell’export nazionale di carrozzerie.

Se “la priorità va data alla tutela della salute” occorre comunque “fare attenzione a non bloccare il 40% del Pil e intere filiere”, sostiene Luigi Scordamaglia, capo dell’associazione alimentare Filiera Italia, perché l’agroalimentare, per l’elevata deperibilità, rischia un export che nel 2018 valeva 6,5 miliardi dalla Lombardia e 6,8 dal Veneto. Ma a rischio c’è ben di più: il Pil della Lombardia (383,2 miliardi) e del Veneto (162,5 miliardi), le due regioni dove sono stati bloccati 11 comuni delle province di Lodi e Padova, nel 2017 valevano il 31,6% di quello nazionale (1.725 miliardi). Se si aggiungesse l’Emilia Romagna (157,2 miliardi) l’incidenza salirebbe al 40,8%.

Anche le banche, che da queste regioni sono il polmone del credito dell’intero Paese, stanno valutando il da farsi. Intanto è stata rinviata a data da destinarsi la riunione del Sindacato azionisti di Ubi Banca che avrebbe dovuto tenersi ieri a Brescia per valutare l’offerta pubblica di scambio lanciata sull’istituto da Intesa Sanpaolo. Si tratta probabilmente di una misura precauzionale per la diffusione in Lombardia del coronavirus. Al contempo Ubi, come le altre maggiori banche italiane, stanno valutando come gestire l’impatto dell’epidemia sul loro personale dentro e fuori la “zona rossa” e in particolare negli uffici strategici e nelle direzioni generali.

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