Roberto Fico fa sul serio. E ha dato cartellino rosso ad almeno 11 lobbisti che hanno violato le regole imposte dalla Camera. Per gli interessati questo significa il daspo da Montecitorio per un anno e in alcuni casi per l’intera legislatura. Si tratta delle prime sanzioni di cui si abbia memoria irrogate da quanto esiste il Registro dei portatori di interessi. Che ogni anno, dal 2017, dovrebbero rendere conto di cosa hanno fatto in Parlamento e soprattutto chi hanno contattato e per far che cosa. Un cambio di passo, a quanto pare. Specie perché da qualche mese, la Camera esige di sapere i nomi dei singoli deputati avvicinati nel Palazzo, senza accontentarsi di riferimenti generici come avveniva invece in precedenza.

Le sanzioni irrogate di recente dall’Ufficio di presidenza di Montecitorio, su proposta del collegio dei questori, certificano che le relazioni presentate sono 239 e quasi tutte soddisfano i requisiti. Ma con qualche eccezione. Fra tutti gli iscritti al registro in cui compaiono persone fisiche, ma anche società, in cinque non hanno proprio fornito le dichiarazioni relative al 2018. Si tratta di Aniem (l’associazione nazionale imprese edili e manufatturiere), Ovale Italia (società delle sigarette elettroniche), Daniele Carlo Alicicco, Expo Training srl (attiva nella formazione al lavoro) e l’Associazione Btc-Blockchain Tecnology Cryptocurrency. Per tutti loro è scattata la cancellazione dal registri con il divieto di richiedere l’iscrizione fino al termine della legislatura con revoca contestuale del titolo di accesso alle sede della Camera. In un altro caso, quello di Antonio Giordano, l’espulsione è scattata perché le verifiche effettuate dal collegio dei questori hanno evidenziato che “ha fornito indicazioni non corrette relativamente ai deputati incontrati”. E nonostante i solleciti, non ha ritenuto di fornire ulteriori chiarimenti.

Sbarrati i portoni della Camera, almeno fino a marzo 2020, ad altri 5 soggetti che invece le relazioni le hanno presentate ma sono stati troppo vaghi sugli incontri avuti a Montecitorio: si tratta dell’associazione World Medical Aid, Imperial Tobacco Italia, Rinaldo Marinoni, Noesi Srls, Si-Cel (il sindacato italiano confederazione europea del Lavoro). Secondo le nuove norme approvate il 7 febbraio scorso, infatti, “le relazioni devono dare conto dei contatti intervenuti con deputati nominativamente individuati e non possono contenere indicazioni di carattere generico”.

I 5 lobbisti, invece, come si legge nella ‘sentenza’ dell’Ufficio di presidenza, non hanno integrato le loro relazioni “che non saranno pertanto pubblicate, in quanto non verificate positivamente”. Ma anche altre relazioni non verranno pubblicate sul registro che compare sul sito web della Camera: l’Associazione italiana Broker di assicurazione, ma pure Sogei più altri 4 soggetti privati (Emanuel Bonanni, Cesidio Gammarota, Antonio Pedicini e Bartolomeo Scalzi) che si sono limitati a dichiarare di non aver svolto alcuna attività. Inutile dunque la pubblicazione annuale dal momento che nel 2018 non hanno neppure ritirato il permesso di accesso a Montecitorio.

Cosa dovrebbe esserci in queste benedette relazioni? Prima della stretta sull’indicazione nominativa dei deputati, le informazioni che non potevano mancare erano relative ai dati anagrafici dei portatori d’interesse, alla data di rilascio dei pass di accesso alla Camera, agli interessi rappresentati (propri o di terzi), all’attività di rappresentanza in particolare degli obiettivi perseguiti e le modalità di svolgimento dell’attività di lobby, cioè se ne fossero derivate proposte, richieste, suggerimenti, studi, ricerche, analisi o altra iniziativa o comunicazione orale e scritta. Informazioni ritenute troppo vaghe, almeno a sentire Openpolis che scartabellando le relazioni le aveva ritenute obiettivamente poco utili alla causa della trasparenza. In mancanza di una legge nazionale, del resto ogni amministrazione si è arrangiata come ha potuto o voluto. Luigi Di Maio, ad esempio, si è dotato di un registro dei portatori di interesse per i due ministeri a cui è preposto, anche se le amministrazioni, come si legge sul sito dedicato, non effettuano controlli sulla veridicità dei dati immessi sulla piattaforma informativa dagli stessi lobbisti. Al ministero dello Sviluppo economico si tenta, non sempre con successo, di tenere aggiornata l’agenda degli incontri che è una buona prassi in cui va forte il ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Ma l’impressione è che nel governo e nei palazzi pure delle Regioni si possa fare molto di più.

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