Condotte è la terza società di costruzione italiana ed è finita in amministrazione straordinaria nell’agosto del 2018. I tre commissari prescelti dal Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio per portarla in salvo sono Giovanni Bruno, Matteo Uggetti e Alberto Dello Strologo. Bruno è un professore e avvocato che è stato allievo di Guido Alpa, a sua volta professore illustre e notoriamente vicino al presidente Giuseppe Conte. Matteo Uggetti è invece un commercialista giovane ma di chiara fama che proviene dalla società di consulenza Deloitte. Di lui si è parlato nelle cronache locali quando protestò con una lettera per l’arresto del fratello Simone, il sindaco di Lodi, recentemente condannato per la turbativa nello scandalo piscine a 10 mesi in primo grado. Infine c’è, o meglio c’era, Alberto Dello Strologo, commercialista con svariati incarichi che però si è fatto da parte di recente e non ha firmato il piano di risanamento. Il suo addio con conseguente rinuncia a una parcella che potrebbe raggiungere i 3 milioni di euro negli anni a venire, è avvolto nel mistero.

I commissari sono stati nominati dal ministro Luigi Di Maio che però a differenza dei suoi predecessori ha sostanzialmente abdicato in favore della tecnocrazia e della sorte. I commissari delle grandi imprese in crisi non sono stati scelti dal ministro ma con un sorteggio vero. Ciascuno a partire da una rosa di cinque nomi preselezionati da un’apposita commissione di tre componenti nominata a luglio da Di Maio. Il sorteggio agostano che ha portato alla nomina di Uggetti, Bruno e Dello Strologo è stato ripreso dalle videocamere e postato su Youtube proprio per evitare sospetti di sorta.

All’esito di questa procedura lunga e ‘casuale’ alla fine i commissari prescelti dalla sorte hanno optato per consulenti e avvocati che sono stati in passato vicini al presidente del consiglio.

I due commissari hanno presentato il 3 marzo scorso il loro piano di risanamento del gruppo Condotte al Ministero. Entro fine aprile dovrebbe giungere il via libera del Mise ai commissari e lo scoglio più importante è la concessione del prestito ponte da parte delle banche. Quel finanziamento dovrebbe immettere i soldi necessari per far ripartire i cantieri e gli istituti si son detti pronti a finanziare ancora Condotte previa garanzia statale del prestito che dovrebbe essere concessa dal Governo per circa 60 milioni.

L’altra partita fondamentale, e di rilievo pubblico, per la sopravvivenza del gruppo è la cessione delle società controllate da Condotte che sono impegnate nella costruzione del passante dell’alta velocità a Firenze alla RFI, società del gruppo FS, controllato ancora una volta dal Ministero dell’Economia.

I commissari stanno cercando di vendere a Rfi la Ergon (al 70 per cento di Condotte che è a sua volta controllata da Nodavia, società che in passato era di Coopsette e che si è impegnata a realizzare la stazione Foster e il tunnel dell’Alta velocità di Firenze) per poter incassare un po’ di milioni e abbandonare uno dei cantieri più sfortunati della storia d’Italia. La cessione di Ergon a Rfi è vitale per Condotte. La riunione sul tema, organizzata dai commissari di Condotte con i rappresentanti di RFI, alla presenza dei legali di entrambe le parti oltre a vari tecnici non si è tenuta al Ministero o nella sede di RFI o di Condotte. Il luogo prescelto è stato lo studio Alpa in piazza Benedetto Cairoli numero 6 a Roma.

Perché è stata scelta quella sede? Al Fatto risulta che nelle conversazioni tra i commissari di Condotte e i tecnici di RFI si è fatto riferimento a una consulenza in arrivo da parte di Condotte per lo studio del professor Guido Alpa. Al Fatto risulta che l’ammontare della parcella, commisurata all’entità della questione trattata, almeno nelle intenzioni dei commissari, potrebbe essere pari ai “medi di tariffa professionale ridotti del 50 per cento”.

La riunione allo studio Alpa si è svolta il 14 febbraio del 2019 nel pomeriggio nell’ampia sala riunioni che in passato ha frequentato anche il presidente del consiglio Giuseppe Conte quando lavorava come avvocato nello stesso stabile, con la stessa segreteria, con lo stesso numero telefonico di studio Alpa ma – come ha sempre precisato Conte – in un altro appartamento a un piano superiore dello stabile. Il 14 febbraio comunque a studio Alpa non c’era il professor Guido Alpa.

Il Fatto Quotidiano ha chiesto sia a RFI sia a Condotte di spiegare chi e perché abbia scelto quella sede. Abbiamo chiesto anche se Alpa ha ricevuto o riceverà un incarico e per quale ammontare. Non è pervenuta alcuna risposta, nemmeno dal professor Alpa.

Allora abbiamo consultato l’elenco degli incarichi conferiti ufficialmente dai commissari nella sezione ‘trasparenza’ sul sito di Condotte. Abbiamo scoperto così altri incarichi legali ad avvocati di grido ma nessuno a nome di Guido Alpa. C’è però nell’elenco un altro professore avvocato. Si chiama Luca Di Donna, ha 40 anni è professore ordinario di diritto privato alla Sapienza ed è un grande amico di Guido Alpa e Giuseppe Conte. Il suo nome figurava sulla targa posta davanti alla porta dello studio Alpa sotto quelle dello stesso Alpa, di Conte e del professor Claudio Consolo come si può vedere nella foto scattata tempo addietro e pubblicata a gennaio 2019 da Blitz Quotidiano.

Di Donna oggi occupa l’ufficio all’interno 11 del palazzo di proprietà della società Immobiliare Piazza Benedetto Cairoli Srl. Lo stesso ufficio che era occupato da Giuseppe Conte.

Luca Di Donna ha ottenuto dai commissari di Condotte un incarico importante: “Assistenza professionale a supporto della formazione del Progetto di stato passivo”. Il compenso dovrebbe superare i 160 mila euro. Sul sito Condotte c’è scritto infatti che Di Donna guadagnerà “110 euro per domanda tempestiva più 120 euro per ogni domanda tardiva più 150 euro per le domande estere”. Le domande di insinuazione al passivo presentate sono 1.467. Se poi a Luca Di Donna i commissari affidassero anche la verifica delle domande dei creditori alle società controllate ammesse per attrazione nell’amministrazione straordinaria, il compenso potrebbe salire ancora. Al Fatto non risulta che ci sia un legame tra l’incarico certo a Luca Di Donna da parte di Condotte e quello, allo stato incerto visto che non ci è stato confermato né da Alpa né da Condotte, allo studio Alpa.

Inoltre, stando almeno alle targhe degli studi, Luca Di Donna ora ha preso in affitto lo studio al piano superiore dello stesso stabile e quindi non ha nulla a che fare, nemmeno da un punto di vista immobiliare, con Guido Alpa. Anche il professor Luca Di Donna non ha voluto rispondere alle nostre domande.

Ovviamente il fatto che l’ufficio occupato dal professore sia lo stesso che un tempo occupava Giuseppe Conte però non significa nulla. Si tratterebbe di una pura coincidenza immobiliare: secondo quanto riferiscono da Palazzo Chigi, Conte non avrebbe più messo piede in quello studio. “Il presidente Conte ha disdetto il contratto di locazione dell’appartamento. Poi il proprietario lo ha autonomamente riaffittato. il professor Conte comunque ha sempre avuto attività professionali distinte da quelle dei professori Alpa e Di Donna”.

Tornando a Condotte, l’elenco dei consulenti è lungo. Tra i più attivi c’è sicuramente Giulio Angeloni. Laureato nel 2006 e avvocato dal 2011, Angeloni, stando al sito avrà il compito di “consulenza legale fallimentare” e varie. Il suo compenso è di 18 mila euro lordi al mese. Angeloni fa parte dello studio associato del professor Andrea Zoppini, ex sottosegretario del governo Monti, in ottimi rapporti con Conte ma anche con i figli di due presidenti della Repubblica cioé i professori Giulio Napolitano e Bernardo Giorgio Mattarella. Sempre il solito Angeloni, insieme a un altro avvocato dello studio Zoppini, Vincenzo Di Vilio, ha ottenuto un separato incarico dai commissari per una contesa con Ubae Spa da 12,5 milioni di euro. Il compenso è il solito “medi di tariffa ridotti della metà”.

Tra gli studi legali che sono stati coinvolti dai commissari di Condotte spicca un peso massimo come Delfino e Associati Willkie Far & Gallagher. Sul sito di Condotte c’è scritto che lo studio Delfino si occuperà di “consulenza lavoristica” in varie forme. La tariffa è sempre quella media ridotta ancora della metà. Cliccando sul nome dello studio nella sezione ‘trasparenza’ appare il curriculum dell’avvocato Patrizio Bernardo, socio dello studio, classe 1967, responsabile appunto del dipartimento lavoro.

Però al Fatto risulta che c’è un altro professionista che sta seguendo, come ponte con la filiale americana, un’altra questione delicata: lo stop seguito a un’inchiesta dei magistrati panamensi sulla costruzione di un centro sportivo da parte di un consorzio di cui fa parte Condotte Panama. Il professionista che fa da ponte tra Condotte e la sede americana dello studio Wilkie Far & Gallagher è Stanislao Chimenti.

Anche Chimenti è stato commissario straordinario di grandi imprese in crisi e rimase impigliato in un’inchiesta per un incarico affidato quando era commissario della società tessile molisana Ittierre a Donato Bruno, avvocato e parlamentare di Forza Italia, titolare dello studio che ospitava anche Chimenti. Anche se non era socio dello studio di Bruno, i pm contestarono a Chimenti l’incarico dato al collega. L’avvocato è stato prosciolto dalle accuse più gravi e solo per l’ultima contestazione marginale ha fruito della prescrizione, su consiglio dell’avvocato Grazia Volo.

Conte, secondo la stampa, sarebbe stato padrino del figlio di Chimenti ma l’avvocato, consultato dal Fatto precisa: “Mi sembra assurdo rispondere a queste domande. Non c’entro nulla con l’incarico affidato da Condotte al mio studio. Non è esatta nemmeno la storia del padrino. Mia moglie è amica della ex moglie di Conte ed è stata la madrina del loro figlio, parliamo di 11 anni fa. Mi creda queste storie non c’entrano nulla: lo studio di cui faccio parte è uno dei più grandi al mondo ed è per questo che è stato selezionato”. E la questione dell’inchiesta panamense sulla costruzione della Città sportiva di David Y Colon? “Se ne occupano i legali americani, non io”, giura Chimenti.

Accanto a questa schiera di professionisti che conosce bene Giuseppe Conte troviamo anche un avvocato che è stato sull’altra parte della barricata rispetto al premier-avvocato. Si chiama Domenico Ielo e ha firmato un parere che andava in senso opposto al parere dell’allora avvocato Giuseppe Conte sulla questione della golden power su Retelit.

L’avvocato Domenico Ielo che ha incrociato la penna con Conte non è omonimo del pm ma è il fratello più piccolo di Paolo, procuratore aggiunto di Roma. Il pm Ielo non si è mai occupato e mai si occuperà di Condotte, fanno sapere fonti bene informate, per evitare qualsiasi fraintendimento. Il fratello del procuratore inoltre vanta un curriculum solido ed è stato partner per dieci anni di studio Erede Pappalardo prima di mettersi in proprio con il collega Giovanni Mangialardi, nello studio milanese in via Bandello. Anche lui è un tipo tosto: “Nessuno, né a Condotte né altrove, tra i miei clienti mi ha mai fatto il nome di mio fratello. Se lo facessero – spiega Domenico Ielo – io rimetterei all’istante il mandato”. Più chiaro di così.

Lo Studio Ielo-Mangialardi insieme ad altri professionisti, ha avuto dai commissari di Condotte un incarico da “251 mila euro per il primo anno con progressive riduzioni del 15% in caso di rinnovo per anni successivi”. L’incarico è importante perché riguarda contese importanti: “Assistenza legale per la gestione giudiziale e stragiudiziale delle riserve. Valore complessivo delle cause: 484 milioni” più “stragiudiziale” per altri 100 milioni di euro.

Sul sito internet è scritto che il gruppo di professionisti che dovrà svolgere l’incarico è composto di ben sette avvocati. Però alla coppia Ielo-Mangialardi (che ha ricevuto la richiesta di presentare l’offerta dai commissari di Condotte e poi ha chiesto un aiuto per svolgere la commessa ai colleghi) andrà l’80% del totale. Più altre parcelle per alcune decine di migliaia di euro per altri incarichi extra conferiti solo allo studio Ielo-Mangialardi. Comunque, tutti gli incarichi legali affidati sono stati preceduti da un beauty contest, cioé una valutazione comparativa di offerte e curriculum, fanno sapere fonti vicine alla società.

Modificato da Redazione Web il 12 marzo 2019 alle ore 8.49

Articolo Precedente

Fatto a mano di Natangelo

prev
Articolo Successivo

Muti (e incompetenti) sul Caravaggio

next