Una buona notizia per l’imputato. Pessima per la lotta alla corruzione. È stata ridotta, in appello, la pena per Norberto Achille, ex presidente di Ferrovie Nord Milano holding (Fnm), accusato di aver sottratto alla società 429 mila euro da fondi che aveva a disposizione per il suo ruolo, ma che invece utilizzava per spese sue e della sua famiglia (multe, viaggi, alberghi, ristoranti, abbigliamento, arredi, scommesse sportive, pay-tv, film a luci rosse…). La pena è scesa dai 2 anni e 8 mesi inflitti in primo grado per peculato e truffa, ai 2 anni, con pena sospesa e non menzione nel casellario giudiziario.

Lo sconto è stato reso possibile dal patteggiamento in appello, dalla restituzione dei soldi alla società, ma soprattutto dalla derubricazione del reato principale di cui Achille era accusato: non più peculato, ma appropriazione indebita. Hanno vinto i suoi difensori, Gianluca Maris e Barbara Randazzo. D’accordo anche Fnm, già risarcita, che era parte civile rappresentata dal legale Massimo Pellicciotta. Ha vinto soprattutto lo studio di Valerio Onida, presidente emerito della Corte costituzionale, che ha firmato il “parere pro veritate” secondo cui Fnm, benché sia controllata da Regione Lombardia (57,57 per cento) e Ferrovie dello Stato (14,74 per cento), non può essere considerata società pubblica. Onida sostiene che Fnm, quotata in Borsa, svolge un’attività da holding finanziaria di controllo, con operatività privata che ha l’obiettivo di remunerare i soci azionisti; a differenza delle società operative (come le controllate Trenord e Ferrovienord), che svolgono invece attività pubblica perché sono titolari di pubbliche concessioni per gestire una parte del servizio ferroviario in Lombardia.

Achille, dunque, non può essere considerato “incaricato di pubblico servizio” e non può essere accusato di peculato, ma solo del più blando reato di appropriazione indebita. Un precedente che non fa bene alla lotta alla corruzione e alla trasparenza dentro la holding ferroviaria di Regione Lombardia e Fs.

Lo hanno subito rilevato i responsabili di Transparency international, che era parte civile nel processo: “Ciò che questa sentenza ha affermato”, dichiara il responsabile italiano Virginio Carnevali, “è che le regole e gli strumenti giuridici che si applicano nella pubblica amministrazione non hanno valore per la società di trasporto, a questo punto non più controllata dal pubblico, benché detenuta per oltre il 50 per cento da Regione Lombardia, e i cui vertici, incluso ovviamente Achille, sono tutti di nomina politica. Si apre una breccia nella lotta alla corruzione, fornendo un’arma in più per farla franca a corrotti e corruttori nelle aziende controllate”. Aggiunge il legale di Transparency Italia, l’avvocato Fabrizio Sardella: “Questa decisione può creare un precedente grave per la lotta effettiva contro la corruzione. Da domani costituire società di natura privatistica da mettere a capo delle società pubbliche potrebbe essere un mezzo sufficiente per evitare di incorrere in condanne per reati contro la pubblica amministrazione”.

Il primo a denunciare le “spese pazze” di Achille era stato Andrea Franzoso, che allora lavorava all’internal audit di Fnm e che poi ha raccontato la sua esperienza di whistleblowing nel libro Il Disobbediente (edito da Paper First del Fatto Quotidiano) e ora è protagonista del programma Disobbedienti (realizzato da Loft, la casa di produzione tv del Fatto).