Su tutte le tv i sorrisi, i selfie, le voci emozionate e le mani sul cuore. Dietro gli schermi e le passerelle, la partita che continua. Quella per le decine di poltrone che fanno rima con governo, anche se non riempiono i tg. E per le rispettive deleghe. Con quella alle Telecomunicazioni, delicatissima, che è già fonte di forte discussione tra i neo-soci Lega e Cinque Stelle. Perché il Carroccio la reclama. E invece il Movimento fa muro: perché le Tlc interessano molto a quello che è rimasto fuori, a Silvio Berlusconi. In un venerdì di caldo tropicale, i ministri giurano al Quirinale e Carroccio e M5S gustano l’aria dei Palazzi appena presi. Ma dietro le luci in decine sperano di entrare a prendersi un pezzetto di potere. E Luigi Di Maio e Matteo Salvini già cercano un centro di gravità permanente su viceministri, sottosegretari e presidenze di commissioni: filiere che si incrociano.

È così che hanno stabilito giorni fa Di Maio e Salvini, quando si sono dati criteri per non accapigliarsi. E il primo è che per ogni ministro in quota 5Stelle ci dovrà essere un vice della Lega, e viceversa. Mentre i sottosegretari verranno spartiti. Ma nel gioco del bilancino entrano anche presidenze e vicepresidenze delle commissioni. “Importantissime – assicurano – perché è lì che nascono i provvedimenti”.

Quindi si è disposta un’altra regola di massima: se, per fare un esempio, il Movimento otterrà la presidenza della commissione Bilancio alla Camera, dovrà lasciare la poltrona corrispondente in Senato alla Lega. Nel frattempo bisognerà scegliere anche viceministri e sottosegretari: una trentina, secondo le prime stime. “Ma nel dettaglio non si è ancora entrati, non ci sono numeri” giurano dal M5S. La certezza è che i viceministri saranno solo nei dicasteri più importanti. E comunque a pesare saranno le deleghe. Come quella alle Tlc, che la Lega reclama per un suo nome, che affianchi Di Maio nel superministero che nascerà dall’accorpamento dei dicasteri di Lavoro e Sviluppo Economico. Ma i 5Stelle insistono per tenerla, a ogni costo. E allontanare così sospetti su pressioni, o peggio, da parte di Berlusconi. Ufficialmente, ancora alleato di Salvini nel centrodestra. È un nodo, su cui manca l’accordo. Mentre sembra abbastanza spianata la strada per la nomina di Vito Crimi a sottosegretario a Palazzo Chigi con delega ai Servizi segreti, “un modo per compensare Salvini al Viminale” come sussurrano dai 5Stelle. Dove circolano già nomi di eventuali sottosegretari, tutti vicini a Di Maio.

Per esempio per l’Economia come vice di Giovanni Tria dovrebbe essere scelta la deputata Laura Castelli, l’unica donna al tavolo per il contratto di governo. Già in corsa per un paio di ministeri, va “risarcita”. Ma al Mef potrebbe andare anche come sottosegretario Stefano Buffagni, ex consigliere regionale in Lombardia, non a caso uno dei pontieri con la Lega. Ascoltatissimo da Di Maio, il deputato alla fine potrebbe andare con lui al superministero. Ma ci sono altri due nomi in ballo: l’economista Lorenzo Fioramonti per il Mise, e Nunzia Catalfo, prima firmataria del disegno di legge sul reddito di cittadinanza, per il Lavoro.

Per diventare invece il numero due di Enzo Moavero Milanesi alla Farnesina è in prima fila Manlio Di Stefano: responsabile Esteri del M5S, nonché il deputato che nella primavera 2016 andò a Mosca assieme ad Alessandro Di Battista per incontrare esponenti di Russia Unita, il partito di Vladimir Putin. Fautore del riconoscimento di uno Stato palestinese. Mentre alla Difesa con la tecnica dei 5Stelle Elisabetta Trenta dovrebbe andare uno tra Angelo Tofalo o Luca Frusone. Infine, circola il nome dell’avvocato torinese Mauro Anetrini, legale di Salvini, come sottosegretario del Guardasigilli Bonafede.

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