Questo contratto è un programma di governo, quindi per rispettare la Costituzione il presidente del Consiglio dovrà essere uno di coloro che l’hanno scritto. Chi siede a Palazzo Chigi non può essere un mero esecutore di un programma preparato da altri, e su questo la Carta è molto chiara”. Il costituzionalista Michele Ainis, docente di Diritto pubblico all’Università di Roma Tre, sfoglia il contratto appena redatto da Lega e Cinque Stelle. E si sofferma sulle parti più strettamente giuridiche.

Che impressione le fa il testo?
Il punto centrale è che rappresenta il programma del futuro governo. Ed è un’inversione della sequenza temporale prevista dall’articolo 92 della Carta, secondo cui il presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio e i ministri. Se ne desume che, una volta raccolta una maggioranza di governo, il presidente scriva un programma e su questo ottenga la fiducia in Parlamento.

Il motto di Lega e M5S invece è “prima i temi, poi i nomi”.
E questo è un primo punto problematico. Non sono affezionato alle prassi e trovo bello partire dalle cose da fare. Però il presidente del Consiglio non può essere un mero esecutore del programma, come mi pare qualcuno abbia detto (Luigi Di Maio, ndr), visto che l’articolo 95 della Costituzione prevede che “diriga la politica generale del governo”. Ovvero, che ne sia il motore.

Quindi?
Per restare nel quadro costituzionale, il presidente del Consiglio potrà essere solo qualcuno che abbia concorso a scrivere il programma, ossia il contratto. Quindi Salvini, Di Maio o uno degli altri che erano al tavolo. Il programma non può essere un menu da consegnare a un esterno.

E se uno dei due contraenti non rispettasse il menu, ossia il contratto? L’altro potrebbe citarlo in giudizio?
No, questo è solo un atto politico. Se uno dei due si sentisse tradito si aprirebbe una crisi di governo.

Ha colpito molto la previsione di un comitato di conciliazione, che dovrebbe dirimere i conflitti tra i due partiti. Alcuni l’hanno descritto come incostituzionale, perché è un ulteriore organo di governo.
Così com’è descritto è un nome nuovo per una cosa vecchia, il vertice di maggioranza. Ma in una prima versione coincideva in buona parte con il consiglio di gabinetto, quello usato dai governi negli anni ‘80 e ‘90, di cui facevano parte il presidente del Consiglio e i ministri più importanti. Un organo previsto da una legge, la 400 del 1988,

Nella versione del contratto stride con la Carta?
Il problema si porrebbe se ne facessero parte anche persone esterne al governo, perché a quel punto si affiderebbe anche a loro decisioni sull’operato dell’esecutivo.

Nella prima stesura era composto anche dai due capi di Lega e M5S e dai capigruppo.
La composizione peggiore sarebbe proprio la via di mezzo, una creatura anfibia con membri del governo ed esterni.

I parlamentari dovranno concordare con i capigruppo dei due partiti la calendarizzazione delle proposte di legge. Ma non limiterà la loro autonomia?
Direi di no. A decidere della collocazione nel calendario in fondo è proprio la conferenza dei capigruppo.

Però l’introduzione del vincolo di mandato in Costituzione sarebbe una bella limitazione.
La parte che lo riguarda è scritta in modo un po’ generico. E comunque la riforma del regolamento del Senato voluta da Pietro Grasso ha già previsto l’obbligo di iscriversi al gruppo misto per l’eletto che lasci il suo gruppo originario. Piuttosto, in questo paragrafo manca il recall, un istituto di cui pure i 5Stelle hanno sempre molto parlato, e che sarebbe uno strumento di democrazia diretta molto più efficace, tramite cui gli elettori valutano il lavoro dei parlamentari.

M5S e Lega vogliono anche togliere il quorum al referendum abrogativo e tagliare il numero dei parlamentari.
Scrivere di voler ridurre i parlamentari è come dire che la mamma è bella… Mentre l’abolizione del quorum è un mio vecchio pallino. In generale apprezzo che non vogliano cambiare massicciamente la Costituzione. L’intenzione, leggendo tra le righe, pare quella di fare ogni riforma una per volta, come è nello spirito dell’articolo 138.

E il conflitto di interessi?
Su questo punto nutro dubbi. Loro scrivono che bisogna estendere l’area del conflitto d’interessi con la gestione della cosa pubblica a vantaggio di qualunque tipo, non solo di carattere economico. Ma se un pm apre un’inchiesta per acquisire notorietà ed essere eletto è conflitto d’interessi?

Forse sì.
La formula usata è troppo larga, cerca di dare forma all’impalpabile.

Invece è molto palpabile il no ai massoni nel governo. La loggia del Grande Oriente è già insorta: “Incostituzionale”, protestano.
È una scelta politica, contestabile ma legittima.

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