“Misteri che non esistono! Certo che incontrai Ballestra, donna in gamba e coraggiosa, e ne usai e diffusi anche le informazioni assolutamente interessanti, purtroppo senza riscontri immediati. Ma il signor Gallo non lo conosco. Buon lavoro”. Firmato Matteo Salvini, segretario della Lega Nord. Floriana Ballestra e Pietro Gallo sono i due addetti alla sicurezza, imbarcati sulla nave Vos Hestia di Save The Children che, a ottobre, denunciano in procura le anomalie viste in navigazione e, con le loro dichiarazioni, danno avvio all’inchiesta siciliana sulle Ong. E Ballestra al Fatto ha tenuto a sottolineare: “Sono grata alla Lega e a Salvini per il supporto morale ricevuto”. L’inchiesta, va precisato, ha riscontrato le denunce di Gallo e Ballestra, dimostrando l’attendibilità delle loro versioni. La vicenda giudiziaria va però tenuta separata da quella politica. E qui i misteri non sembrano affatto risolti. Anzi.

A 11 giorni dalla nostra prima richiesta di chiarimenti, quindi, e soltanto dopo le dichiarazioni al Fatto di Ballestra, Salvini ci contatta e ammette di averla incontrata. Ma andiamo con ordine. Il Fatto ha rivelato che, prima ancora di denunciare in procura, Ballestra, d’accordo con Gallo, contatta prima il M5S, con una mail inviata ad Alessandro Di Battista il 24 settembre 2016. Di Battista, spiega Ballestra, non risponde. Nelle stesse ore – è il 25 settembre – i due inviano una relazione ai servizi segreti. E contattano Salvini che, già il 26 settembre, mentre s’imbarcano sulla Vos Hestia, con un sms le scrive: “Buon viaggio! E cambieremo questa vergogna, promesso!”. Da quel momento inizia una corrispondenza di messaggi, anche durante la navigazione, attraverso un uomo di fiducia del leader del Carroccio.

Il punto, come rivelato ieri, è che la denuncia in procura avverrà soltanto venti giorni dopo, il 15 ottobre, durante i quali Ballestra relaziona costantemente l’uomo fidato di Salvini sui loro sospetti. “Noi eravamo in navigazione”, dice Ballestra al Fatto, “e anche se non l’ho mai chiesto, in realtà, mi aspettavo che la Lega denunciasse. Ma non li ho contattati per questo”, conclude, “bensì perché volevamo che la politica intervenisse per risolvere il problema”. Abbiamo chiesto a Salvini perché non abbia denunciato in procura le notizie ricevute: “La mia denuncia è stata politica, non faccio il magistrato, anche se più d’una procura ha aperto dei fascicoli”. Gli abbiamo anche chiesto se Ballestra abbia fornito quelle informazioni in modo disinteressato o se, al contrario, abbia chiesto qualcosa in cambio: “Ovviamente”, è la risposta, “in modo disinteressato”. Bene, ma che fine fanno le informazioni confluite, prima ancora che in procura, alla segreteria della Lega Nord? Dai primi contatti con Ballestra, si contano quattro interrogazioni parlamentari a firma leghista sulla questione migranti e Ong. Ma non v’è cenno alla donna e alle sue informazioni. Si cita l’audizione del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro e un suo riferimento alle “agenzie” (servizi segreti, ndr). Si accenna a un dossier in mano all’Aise, sì, ma pervenuto dai servizi segreti di Germania e Paesi Bassi. Non da Ballestra e dall’Italia. A maggio, però, Salvini parla in tv dell’esistenza di un rapporto in mano all’Aise e cita informazioni effettivamente ricevute da Ballestra. “Mi risulta che ci sia un dossier dei servizi italiani sui contatti tra Ong e scafisti: se esiste, e il premier Gentiloni lo tiene nel cassetto, sarebbe gravissimo”.

A sentire Ballestra, è già nel cassetto di Salvini, perché la donna dichiara di avergli consegnato, il 13 marzo, la documentazione inviata all’Aise. Salvini viene però smentito dal presidente del Copasir, Giacomo Stucchi, del suo stesso partito: “Notizie prive di fondamento”. I casi sono due: o Salvini non gli aveva comunicato le sue informazioni, o Stucchi ha mentito. Negli stessi giorni il governatore lombardo Roberto Maroni dichiara: “Dossier ong-scafisti? Io non ce l’ho”. Interviene il vice presidente del Senato, Roberto Calderoli: “Il dossier esiste”. E, sempre per correttezza, dobbiamo incrociare queste informazioni con un’intercettazione emersa dagli atti dell’inchiesta trapanese. Teniamo presenti le date. È il 27 febbraio 2016 quando il titolare dell’agenzia di sicurezza a bordo della Vos Hestia, Cristian Ricci, parla con Gallo, che gli dice: “… gli interessi so’ soltanto… blocca’ tutte ‘ste Ong, capito Cristian?”. A chi si riferisce? Interpellato dal Fatto, Gallo non risponde. Ricci invece spiega: “Credo si riferisse ad ambienti politici”. L’unico partito con il quale era in contatto, già da settembre, era la Lega. Gallo si riferiva a loro? Era la Lega, in contatto con loro, al corrente delle denunce in procura, in quel momento coperte, a voler bloccare tutte le Ong? “Mai chiesto nulla”, dice Salvini, “eravamo semplicemente indignati per quello che ci era stato riferito su una Ong”.

*Per un refuso sulla versione cartacea la risposta di Salvini alla domanda “se abbia fornito quelle informazioni in modo disinteressato o se, al contrario, abbia chiesto qualcosa in cambio” è diventata: “Ovviamente in modo interessato”. La versione corretta è invece: “Ovviamente in modo disinteressato”.

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