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lunedì 30/01/2017

Italiani e antifascisti, combattenti di Spagna

Operai, artigiani, insegnanti e contesse. Comunisti e comuniste. Vite – in via di digitalizzazione – di volontari antifranchisti. Sopravvissuti, faranno la Resistenza

Cameriere, operaio, magazziniere, meccanico, bronzista, comunista. Dino Saccenti, alias Mario. Tre vite combattute: antifascista a Prato, volontario in Spagna sul fronte dell’Ebro nella Brigata Internazionale Garibaldi e comandante dei partigiani di Catena di Quarrata (Firenze). Rinasce intimo collaboratore di Francesco Leone ed è tra i fondatori della prima Divisione partigiana Arno. L’11 agosto del 1944 entra a Firenze liberata. Sindaco di Prato, eletto alla Costituente nel 1948. Deputato nella I legislatura. Morto due volte: all’anagrafe di Firenze, il 16 aprile 1981. In mezzo, la scuola politica di Mosca, l’inseguimento con la moglie Gina, il carcere per entrambi, i campi di concentramento francesi e il confino a Ventotene. N. 026 del Bollettino delle Ricerche – Supplemento sovversivi.

A Firenze, dopo l’8 settembre “Mario” è convocato da Alessandro Sinigaglia per organizzare la Resistenza del Mugello. Sinigaglia, meccanico, elettricista, marinaio silurista e sommergibilista, comunista, alias Vittorio, Sabino, Gallone, Luigi, Giovanni Bugatti, Ernesto Epoca, Albino, Luigi Gallone, figlio di inservienti – ebreo suo padre David, afroamericana sua madre, Cynthia White italianizzata Santina Bianchi – muore una sola volta, il 13 febbraio 1944 per mano della Ps germanica. Non prima di aver fatto parte degli Arditi del popolo dal 1920 al 1922, essersi “meritato” un mandato di cattura dall’Ovra già nel ’28, da cui si affranca scappando a Basilea. Nel 1936 è ad Alicante con il nome di Sabino, tra i primi volontari nelle formazioni antifranchiste spagnole. Incaricato di bonificare gli accessi al porto di Barcellona. Dopo la sconfitta spagnola, internato nel campo di Saint Cyprien in Francia. Trasferito e rimandato in Italia nel 1941 a Le Murate di Firenze, ha una condanna di cinque anni al confino a Ventotene, liberato due anni dopo, organizza e comanda i Gap a Firenze. Fascicolo n.13411 della Questura di Firenze, viene ucciso il 13 febbraio ’44 all’uscita di una trattoria dove ha cenato con Pietro Lari.

Le donne resistenti: contesse e cantanti
Non prese “mai un fucile tra le mani” probabilmente (parafrasando il libro raccolta di Augusto Cantaluppi e Marco Puppini sulle combattenti in Spagna), ma Emma Sola insegnante, comunista, passione per le lingue straniere arrivata in Spagna da interprete. La troviamo con il grado di tenente nell’aviazione repubblicana spagnola. Maria Olandese ha una carriera da cantante lirica avviata a Napoli, quando per ragioni politiche deve andarsene con marito e tre figli in Argentina e poi in Spagna, dove si arruolano tutti. La figlia, Ada Grossi fa da speaker per Radio Libertà Barcellona. Aurelio, suo fratello, è l’ultimo combattente italiano in Spagna ancora in vita. Cristina Casati Stampa di Soncino, ricchissima, faceva l’artista. Contessa di Huntingdon, servì la causa antifascista spagnola come tesoriera dello Spanish Medical Aid commettee.

Bollettino delle Ricerche e Supplemento Sovversivi
Dino, Alessandro, Emma, Maria, Ada, Aurelio e Cristina sono solo alcune delle circa 4.500 biografie contenute nella banca-dati online dei volontari italiani nella Guerra civile spagnola raccolte su www.antifascistispagna.it. Storie dal basso di chi ha realizzato l’esortazione di Carlo Rosselli: “Oggi in Spagna, domani in Italia“. Ora, a distanza di 80 anni dal suo discorso radiofonico, le vite di chi lo ascoltò si intrecciano in link, si visualizzano in immagini e si leggono per esteso attraverso schede biografiche e documenti messi in ordine dall’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia di Milano (Insmli). In parte arrivano dall’Aicvas (Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna), raccolte ne “La Spagna nel nostro cuore” in parte i ricercatori le hanno ricavate dal Bollettino delle ricerche stampato e diffuso dal Ministero dell’Interno, di cui stranamente si trova una sola copia degli anni in questione presso la Biblioteca Nazionale di Firenze, che all’Istituto sono riusciti in parte a digitalizzare. Dai numeri del Supplemento Sovversivi, per ora nel fondo Feltrinelli e che all’Insmli sperano di poter rendere digitali al più presto. Altre decine di migliaia di veline arrivano dagli archivi russi che hanno scansionato la documentazione del Comintern sulle vite dei volontari – anche italiani – in formato immagine da cui stiamo estrapolando i nomi, racconta Andrea Torre, direttore scientifico del progetto.

La Brigata Usa: gli oggetti personali
All’Istituto nazionale stesso invece, sono raccolti e catalogati alcuni oggetti personali dei caduti. “Importanti sia dal punto di vista emotivo che storico – sottolinea Torre – perché testimoniano il viaggio e quindi la situazione mondiale: sono passati dalla Spagna alla Francia, dove all’arrivo dei nazisti vengono mandati in Urss, e poi fatti rientrare in Italia solo nel Secondo Dopoguerra“. Un cantiere aperto oggetto di ricerca, dunque, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per il 70° anniversario della Resistenza e della guerra di Liberazione. “Il sito è nato come un foglio di lavoro e non è ancora indicizzato su Google. Lo scopo è renderlo fruibile sempre più in modo trasversale creando sempre più link dalle foto ai luoghi agli eventi, e aprirlo alla partecipazione degli utenti per completare informazioni mancanti”, spiega Torre.

“Un passo avanti potrebbe essere l’accesso alle fonti francesi legate ai campi di concentramento in cui la pur democratica Francia rinchiuse gli italiani. Questo per creare una piattaforma digitale condivisa, anche con fonti internazionali, come il portale Usa Abramo Lincoln dove si trovano le biografie dei migranti europei, anche italiani, che allo scoppio della guerra di Spagna sono partiti al seguito della Brigata Lincoln”, conclude Torre. “Con questa speranza segreta che siamo accorsi in Spagna”.

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