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giovedì 02/06/2016

Corte Costituzionale, concorsi truccati: ecco come si muoveva il giudice Barbera

Così il giudice della Corte costituzionale nel 2011 “lavorava” per Federico Pizzetti, figlio del Garante della Privacy. E nessuno ne parla
Corte Costituzionale, concorsi truccati: ecco come si muoveva il giudice Barbera

“Senti, ma tenuto conto che tu hai problemi di riservatezza, in quella Europea non ci sarebbe il giovane al quale sono interessato?”. È il 9 marzo 2011 quando il professor Augusto Barbera, oggi giudice della Corte Costituzionale, contatta il collega Silvio Gambino. Gambino è uno dei commissari sorteggiati per il concorso all’Università Legionari di Cristo – legato all’istituto di diritto pubblico – che vedeva, tra i favoriti, Anna Maria Bernini e Federico Pizzetti. La prima è l’ex ministro del governo Berlusconi, il secondo è invece il figlio di Francesco, ex Garante per la privacy, ed entrambi sono nel cuore del prof. Giorgio Lombardi che, come sottolineano gli investigatori della Guardia di Finanza di Bari, aveva “preordinato di assegnare” proprio a loro le due cattedre. Lombardi, di lì a poco, morirà per una grave malattia e nessuno dei due otterrà l’ambito incarico. Ma gli inquirenti annotano i movimenti di tutti coloro che spingono i due candidati. E li intercettano.

Tra queste, negli atti d’indagine, che vede Barbera indagato dalla procura di Roma per induzione al falso in atto pubblico, c’è anche una telefonata tra il giudice della Consulta e il commissario Gambino che, proprio nel concorso in questione, dovrà valutare i candidati. Il Fatto ha rivelato ieri che a Barbera è indagato e gli è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini, notizia ignorata dalle agenzie di stampa, dai tg e dai siti web dei maggiori quotidiani italiani: “Finalmente – ha detto – potrò esporre a un giudice le mie ragioni. E sottolineare che non ero membro di alcuna commissione giudicatrice”.

Oggi il Fatto è in grado di pubblicare l’intercettazione che ha spinto gli inquirenti a iscrivere Barbera nel registri degli indagati. “Anche Barbera – scrivono gli investigatori – sponsor del candidato Pizzetti, si interessava alla vicenda chiedendo al commissario Gambino Silvio se vi fossero novità”. Nella conversazione si parla dello “scenario” concorsuale e si spiega che “la commissione è orientata a ‘ripararsi nell’unanimità …su due nomi’”. I due nomi non sono quelli di Bernini e Pizzetti ma, spiega il commissario, se una di queste candidature “avesse trovato spazio nell’altro concorso di prima fascia, si sarebbe resa disponibile una idoneità per il candidato Pizzetti, in caso contrario no”.

Ed ecco la conversazione. “Senti”, chiede Barbera, “ma tenuto conto che tu hai problemi di riservatezza, in quella Europea non ci sarebbe il giovane al quale sono interessato?”. “Certo che ci sarebbe”, risponde Gambino, “è una delle procedure maggiormente attenzionate perché oggettivamente è molto valido. Il vero problema è che questo ragazzo è validissimo sia nel Costituzionale che nel Comparato… Però in base alla legge … assegnerebbe una sorta di neo a questa candidatura, perché essendo bravo in due cose non risponde al requisito di legge che deve essere specializzato, vocato a fare soltanto analisi e comparazione”. “Però”, ribatte Barbera, “se voi chiudeste, poi nel caso, subito, non sarebbe tra i vincitori del…”.

“Nostro no”, risponde Gambino. “Ho capito”, dice Barbera. E Gambino aggiunge: “Non rientra fra quei…, lui può rientrare se noi prendiamo tempo”. Barbera continua a informarsi: “Senti, ma quindi c’è tra l’uno e l’altro concorso una rosa ristretta che ancora…”. “C’è una rosa”, conclude Gambino, “che passa attraverso – secondo me – il ruolo del Presidente della nostra commissione che è Ferrari… Che naturalmente… …credo che abbia – diciamo – oggettivi interessi a valutare tutti gli spazi possibili, in ragione del fatto che i requisiti della candidatura sono assolutamente riconosciuti e apprezzati”. E rassicura Barbera almeno su un punto: “Lui comunque uscirà dal nostro concorso con una procedura, perché abbiamo già fatto, con una valutazione molto positiva. Il problema tecnico è che potrebbe uscire, se prendiamo tempo, anche con un esito positivo”.

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Politica
La guerra per il “Corriere”

Rcs, accordo delle banche sul maxi-debito

Via libera delle banche al rifinanziamento Rcs. Con l’ok anche di Bnp Paribas, al gruppo del Corriere è arrivata la conferma da parte di tutte le banche creditrici per il nuovo accordo sul debito: una rimodulazione del contratto di finanziamento esistente. Gli istituti coinvolti, oltre a Bnp, sono Intesa, Ubi, Unicredit, Bpm e Mediobanca. Il finanziamento è di 352 milioni di euro al 2019, suddiviso tra una linea a termine per 252 milioni massimi e una rotativa da 100 milioni massimi, al netto del rimborso per 71,6 milioni di una delle linee del vecchio finanziamento con i proventi della vendita del settore libri. L’accordo non prevede vincoli a eventuali aumenti di capitale, o nuove dismissioni. Sono previsti invece degli obblighi sull’andamento e l’indebitamento della società, con modalità di riparazione del finanziamento (equity cure) in caso di sforamento. Rcs in particolare dovrà avere un indebitamento netto entro i 430 milioni nel 2016 (410 milioni in caso di nuove dismissioni), 410 milioni nel 2017 (385 milioni con vendite) e 340 milioni entro il 2018 (315 milioni con vendite). Entro venerdì la società dovrà diffondere il comunicato obbligatorio con la valutazione dell’offerta di scambio di Urbano Cairo.

Cinegiornale Luce

Il tg1 Non lascia, raddoppia

Le battaglie del premier si moltiplicano, il Tg1 adegua il format: ecco il servizio-doppietta. Ieri Renzi aveva due impellenze: alimentare la propaganda del Sì sul referendum costituzionale e spegnere la polemica sugli 80 euro. Nessun problema: ci pensa la Rai. Il servizio si apre così: “Duecento uomini e donne di scienza e ricerca hanno firmato un appello per il Sì al referendum. Renzi annuncia come una parte importante del Paese, ieri la Coldiretti, si stia schierando (…) per non tornare alla stagione dei veti incrociati, alla palude”. La prima è fatta, si passa agli 80 euro: l’attacco di Grillo – dice Renzi e ripete il Tg – è “una delle tante falsità, una polemica strumentale a tre giorni dal voto per diffondere la paura nel ceto medio”. Di più: “Nessuna marcia indietro sugli 80 euro, semplicemente lo sgravio fiscale riguarda i cittadini che guadagnano tra 8 mila e 25 mila euro. Chi supera una delle soglie non ne ha più diritto”. E quindi deve restituire (ma il tg non lo dice). Da notare il raffinato utilizzo del termine “superare”. Chi scende sotto gli 8 mila euro di reddito cosa supera? La propria stessa povertà? Il servizio-doppietta si chiude con la voce di Renzi: “Gli 80 euro, che due anni fa non c’erano, oggi sono nelle tasche degli italiani che guadagnano poco: è un fatto di giu-sti-zia so-cia-le”. Sipario.

La Cattiveria

La Cattiveria del 02/06/2016

Politica

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