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Chi finanzia gli studi decide i risultati: Peter D'Angelo racconta nel suo nuovo libro "Diete corrotte" come l'industria alimentare condiziona la scienza.
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Un piccolo passo indietro: torniamo allo studio di Harvard e ai suoi autori che, come rivelato nel 2016 da uno studio rigorosissimo, ricevettero circa 50.000 dollari attuali per assolvere lo zucchero a scapito dei grassi saturi. “Nel libro parto da una frase cui ho faticato a credere, in una email interna dell’Academy of Nutrition and Dietetics, la più grande associazione di dietisti degli Stati Uniti: le aziende ‘pagano una quota’ e in cambio l’Accademia ‘fornisce un diritto o un beneficio’. La email, emersa con altre grazie a richieste di accesso agli atti, è stata analizzata in uno studio del 2022 su Public Health Nutrition”.

Il libro non dice che tutti i ricercatori sono al soldo dell’industria alimentare, ma solo che alcuni lo sono. C’è anche chi prova a opporsi apertamente, pagando in prima persona. “Già nel 1972 il nutrizionista britannico John Yudkin indicava l’eccesso di zucchero tra i responsabili delle malattie cardiovascolari: fu attaccato da colleghi e industria, ridicolizzato e messo ai margini”.

Non basta aver ragione, bisogna anche disporre di fondi indipendenti. “Quando a guidare la ricerca sono interessi di salute pubblica e non commerciali, il quadro cambia: in Norvegia e in Svezia la ricerca nutrizionale è finanziata prevalentemente con denaro pubblico, attraverso agenzie indipendenti, e da lì sono venute alcune delle ricerche più influenti su dieta e salute cardiovascolare”. Un modello facilmente esportabile, visto che finanzia “la ricerca nutrizionale indipendente attraverso tasse di scopo sui prodotti ultra-processati”. Per esempio con la tassa sullo zucchero, di cui si parla da anni ma che viene sempre rimandata…

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