“Gli studi sugli alimenti? Fatti apposta per manipolare le convinzioni delle persone su cosa fa bene e cosa fa male, chi paga la ricerca ne decide l’esito”: Diete corrotte, il nuovo libro di Peter D’Angelo
Diete corrette? Macché, corrotte! L’ultimo lavoro del giornalista e autore televisivo Peter D’Angelo, Diete corrotte (Garzanti 2026), è un libro-denuncia rigoroso e documentato, ben leggibile, che racconta come riesce l’industria alimentare a convincere consumatori e autorità della bontà dei suoi prodotti. Ma per fortuna, non mancano le armi per difendersi. Ce ne parla l’autore nell’intervista al Fatto Quotidiano.it.
L’industria alimentare ci inganna, denuncia il sottotitolo del libro, e non senza conseguenze per la nostra salute. Lo fa fin dal 1967, quando uno studio di Harvard addossò con “apparente rigore metodologico” la responsabilità delle cardiopatie ai grassi saturi, assolvendo lo zucchero da ogni colpa. Così, per decenni, nonostante studi contrari, “l’innocente” zucchero è entrato nella nostra quotidianità, mettendo al palo i “rei saturi” a colpi di sostituzioni e cibi light. Eppure, le malattie cardiovascolari non hanno mollato la presa, anzi, sono cresciute, divenendo la prima causa di morte nel mondo.
“Mentre nei primi anni ’50, il professor Rodolfo Bergami dell’Università di Napoli sosteneva che gli infarti fossero quasi assenti in città, oggi sono il killer principale”. L’obesità, poi, interessa ormai il 12-15% della popolazione mondiale (dati OMS). “Negli States, è passata dal 15% degli anni 70 al 42% di oggi” e continuano a diffondersi tumori, diabete ecc. “Non è che le persone hanno ignorato i consigli della scienza. Al contrario. Li hanno seguiti con buona fede, con la fiducia di chi si affida a chi ne sa di più”.
Il fatto è che, come spiegato molto bene nel libro, negli anni il “modello Harvard” ha fatto scuola. “Kelly Brownell (allora a Yale, oggi alla Duke University) e Kenneth Warner (University of Michigan) lo hanno descritto: l’industria alimentare e delle bevande usa gli stessi strumenti del tabacco, dal finanziamento della ricerca all’influenza sulle istituzioni, fino alla retorica della ‘scelta personale’”. Il colpevole è chi si ammala, non chi ci riempie il piatto di cibi assolti da studi orientati ad arte.