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Ultimo aggiornamento: 15:27

Ucraina, Travaglio a La7: “Continuare la guerra costa 190 milioni al giorno. E non abbiamo più armi e soldi da mandare”

Il direttore del Fatto: “Il 75% degli ucraini vuole trattare con la Russia. Continuare a dirgli di farsi ammazzare non salva nessuno”
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“Le guerre si fanno solo se si vincono, altrimenti, se si perdono, è meglio fermarle prima della disfatta totale di un Paese”. Sono le parole pronunciate a Otto e mezzo, su La7, dal direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, che invoca il principio di realtà sulla guerra tra Russia e Ucraina e si pronuncia sugli aiuti militari a Kiev, avvertendo che, senza un arresto del conflitto, l’esito sarà molto peggiore dell’Ucraina che a Roma e a Bruxelles si continua a descrivere.
Travaglio osserva: “Se gli ucraini fanno un altro inverno senza difese aeree, perché non abbiamo più niente da dare loro per difendersi dagli attacchi in aria, l’Ucraina verrà distrutta, e i russi potrebbero arrivare a Odessa e a Kharkiv, a chiudere in una tenaglia un Paese completamente sfigurato”.

E aggiunge: “Oggi mantenere la guerra in Ucraina costa 190 milioni al giorno, senza contare quanti morti ci sono quotidianamente. I costi sono quasi raddoppiati nell’ultimo anno. Questa storia degli aiuti militari sta arrivando alla fine, perché non abbiamo più armi e soldi da mandare, le piazze sono piene di gente che chiede di spendere per le scuole dove ci sono i topi e non per comprare armi, e gli ucraini stanno dicendo a se stessi che la guerra è persa”.

Travaglio cita il sondaggio condotto dal Kiev International Institute of Sociology su 1.002 persone nei territori controllati da Kiev: il 75% ammette trattative con la Russia adesso per chiudere la guerra, il 21% le esclude.
Il direttore del Fatto sottolinea: “L’unico modo per farla finire, non dico bene ma decentemente, è il compromesso che un anno fa in Alaska Trump e Putin avevano concordato e che tutti hanno esecrato. Hanno fatto bene a esecrarlo perché era molto ingiusto, ma da allora non è stato presentato nessun piano alternativo”.
E conclude, riferendosi alle parole del cancelliere tedesco Friedrich Merz, secondo cui il sostegno tedesco non è fine a sé stesso e che lo si dà soprattutto per proteggere la libertà e la sicurezza delle persone in Germania: “L’altra strada è dire agli ucraini di continuare a farsi ammazzare perché così salvano noi. No, non salvano né noi né se stessi purtroppo”.

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