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Garlasco, il consulente della famiglia Poggi: “Nessun doppio esito negativo del Dna di Chiara sui pedali della bici di Stasi”

Nei dati del Ris due file senza profilo genetico hanno run date del 10 settembre e modifica al 20. Il consulente della famiglia Poggi: "Nessun esito negativo dopo il match con Chiara". Per i consulenti della Procura e della difesa di Stasi, invece, quei risultati sono successivi al 19 settembre
Garlasco, il consulente della famiglia Poggi: “Nessun doppio esito negativo del Dna di Chiara sui pedali della bici di Stasi”
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“Non c’è stato nessun doppio esito negativo dopo il risultato certo sulla presenza di Dna di Chiara Poggi sulla bicicletta Umberto Dei di Alberto Stasi“. A mettere ordine, relazioni alla mano, su quanto accaduto nel 2007 è Marzio Capra, il consulente della famiglia della vittima presente fin dalla fase iniziale nell’inchiesta sul delitto di Garlasco. Il chiarimento arriva dopo l’analisi dei dati grezzi, i cosiddetti raw data, relativi agli accertamenti genetici effettuati dal Ris di Parma sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. Il materiale è stato consegnato dal Ris alla Procura di Pavia nel novembre 2025 ed è stato esaminato dai consulenti dei pm nell’ambito della nuova inchiesta sul caso Garlasco.

Proprio dalla disamina dei tracciati elettroforetici nasce il nuovo confronto sulla sequenza delle analisi. Nella loro relazione dello scorso febbraio, depositata a maggio con la prima chiusura delle indagini, i consulenti della Procura scrivono che la “disamina dei tracciati elettroforetici inviati dal Ris nel novembre 2025” evidenziava un profilo genetico parziale compatibile con quello di Chiara Poggi e “due profili genetici completi (…) perfettamente sovrapponibili per 15 marcatori al profilo” della studentessa. Ma la stessa relazione aggiunge che “Tutti i successivi tentativi di acquisire profili genetici da campioni prelevati dai pedali della bicicletta ‘Umberto Deì hanno fornito esito negativo”, ossia “nessun profilo genetico”. È questo il passaggio che ha riportato al centro dell’inchiesta i due file relativi alle analisi sui pedali.

I due file senza profilo genetico

Nella relazione, Carlo Previderé e Pierangela Grignani danno conto di due file che evidenziavano “l’assenza di picchi elettroforetici nei profili e, quindi, nessun profilo utile a comparazione”. I file presentano una “run date” del 10 settembre 2007 e una “date modified” del 20 settembre 2007. Ed è proprio sulla differenza tra queste due date che si confrontano le ricostruzioni. Secondo Capra e i consulenti della famiglia Poggi, la run date indica il momento in cui l’analisi è stata effettivamente eseguita: il 10 settembre. Il 20 settembre sarebbe invece soltanto la data in cui i file furono modificati o aggiornati. “Quello che la difesa di Stasi indica come un esito negativo datato 20 settembre 2007 è invece, e lo scrive anche il consulente della procura Carlo Previderè, una ‘corsa’ del campione inibito del 10 settembre 2007″, sostiene Capra.

La sua ricostruzione è quindi che quei dati non rappresentino due controanalisi negative effettuate dopo l’individuazione del Dna di Chiara Poggi, ma un precedente tentativo di analisi, relativo a un campione che non aveva consentito di ottenere un profilo.

La lettura opposta

La relazione dei consulenti della Procura fornisce però una ricostruzione diversa della sequenza. I due file con “run date” del 10 settembre e “date modified” del 20 settembre vengono inseriti nel quadro degli esiti negativi successivi alle analisi che avevano consentito di individuare il profilo genetico di Chiara. La stessa questione è stata sollevata dalla difesa di Alberto Stasi, che ha prodotto una consulenza nella quale viene contestata la gestione dei risultati delle analisi del 2007.

Secondo quanto comunicato dal procuratore di Pavia Fabio Napoleone, il 19 settembre 2007 il consulente tecnico del pubblico ministero di Vigevano aveva rilevato “oltre ogni ragionevole dubbio” la presenza della traccia genetica della vittima sui pedali della bicicletta dell’allora fidanzato. Il giorno successivo, secondo la lettura sostenuta dalla difesa e dai consulenti della Procura, due ulteriori analisi avrebbero invece dato esito negativo. Quei risultati, sostiene questa ricostruzione, non sarebbero stati riportati nelle relazioni consegnate ai pm che all’epoca coordinavano l’indagine. È da qui che nasce il tema della possibile omissione di un elemento che, secondo la nuova lettura della difesa, avrebbe potuto essere utile “a scagionare Alberto Stasi già 19 anni fa”.

Giada Bocellari, storica legale di Stasi, replica così al consulente dei Poggi: “Fa sorridere perché il campione è stato prelevato l’11 settembre 2007, le corse sono del 20 settembre. Si tenta di fare confusione quando bisognerebbe rassegnarsi all’evidenza”.

Cosa dicono i verbali del Ris

A complicare, ma anche a precisare, la cronologia ci sono i verbali delle operazioni tecniche svolte nel settembre 2007 dal capitano del Ris Alberto Marino, sentito nei giorni scorsi dai pm pavesi insieme all’ex generale Luciano Garofano e all’ex Ris e genetista Giorgio Portera. Dai verbali risulta che il 10 settembre 2007 venne effettuato “un combur test a campione” con “esito negativo”. Il giorno successivo, l’11 settembre, Marino annotò invece che vennero raccolti “campioni sui pedali e sulle manopole”.

Tra questi c’era il campione indicato come “bu_p”. Nella relazione preliminare depositata da Marino il 24 settembre, giorno del fermo di Stasi, si legge che “i primi prelievi” erano stati effettuati sui pedali della bici bordeaux l’11 settembre 2007. Il campione “bu_p” venne quindi sottoposto a ulteriori procedure. La relazione di Marino specifica che il campione “è stato sottoposto ad estrazione del Dna e successiva purificazione e quantificazione”. La fase successiva, quella della caratterizzazione molecolare, avrebbe portato al risultato poi indicato nella relazione: “la successiva fase di caratterizzazione molecolare ha permesso di ottenere un profilo genetico riconducibile, al di là di ogni ragionevole dubbio, alla vittima Chiara Poggi”. Si tratta del risultato del 19 settembre, quello che avrebbe stabilito la corrispondenza con il profilo genetico della vittima.

Il 20 settembre e il punto controverso

Il giorno successivo, il 20 settembre, entrano nella ricostruzione i due file privi di profilo genetico. Per la difesa di Stasi e per la lettura che emerge dalla relazione dei consulenti della Procura, si tratta di risultati successivi al match del 19 settembre e quindi di elementi che avrebbero dovuto essere considerati nel procedimento. Per Capra, invece, la data del 20 settembre non identifica il momento della corsa analitica. I file avrebbero una run date del 10 settembre e sarebbero stati semplicemente modificati il 20 settembre. Il genetista parla infatti “di contro analisi note fin da subito alle parti e di risultati mai nascosti tanto che sono messi nero su bianco nella relazione del 2007 del Ris di Parma“.

L’equivoco, secondo il consulente, sarebbe nato proprio dal modo in cui i dati grezzi sono stati messi a disposizione della nuova indagine: “i dati grezzi catalogati non per data di ‘corsa’, cioè di analisi, ma di modifica”.

La sequenza che la Procura deve ricostruire

Il quadro che emerge dai documenti porta quindi a una sequenza che deve essere ricostruita nel dettaglio. Il 10 settembre viene registrato un primo test con esito negativo. L’11 settembre vengono effettuati i prelievi sui pedali e sulle manopole, tra cui quello denominato “bu_p”. Il campione viene sottoposto a estrazione, purificazione e quantificazione. Il 19 settembre la caratterizzazione molecolare consente di ottenere un profilo genetico riconducibile a Chiara Poggi. Il 20 settembre compaiono nei dati grezzi due file privi di profilo genetico, con run date del 10 settembre e date modified del 20 settembre. È proprio il significato di queste ultime due registrazioni a essere oggi controverso.

Per Capra, la run date dimostra che l’analisi risale al 10 settembre e che il 20 settembre è soltanto la data di modifica del file. Per la difesa di Stasi e secondo la ricostruzione dei consulenti della Procura, invece, quegli esiti negativi sono successivi al risultato del 19 settembre.

Il fermo di Stasi

La questione assume rilievo anche per la successione degli eventi giudiziari. Il 24 settembre 2007 Alberto Stasi venne sottoposto a fermo. Il provvedimento non fu convalidato. Secondo la ricostruzione della difesa, la mancata considerazione dei due risultati negativi avrebbe privato Stasi di un elemento potenzialmente utile già nella fase iniziale dell’inchiesta. Ma Stasi fu assolto nel processo di primo grado in abbreviato. La scoperta dello scambio dei pedali e del Dna di Chiara Poggi su uno di essi, “dato processualmente accertato” come scrisse il gup Stefano Vitelli che assolse l’imputato, ha cambiato poi la sorte dei processi successivi.

Il tema è tornato oggi all’attenzione della Procura di Pavia proprio nell’ambito degli accertamenti sulle attività degli investigatori del Ris che operarono all’epoca. La traccia genetica di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta è stata comunque esaminata nel lungo procedimento che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi. La Cassazione ha confermato la condanna nel 2015, dopo che i periti nominati dal gup Vitelli e tutti gli altri consulenti non hanno messo in dubbio la questione. Neanche i consulenti della procura di Pavia che nella relazione depositata a marzo prima della chiusura indagini eseguita a maggio.

La posizione di Capra

Capra respinge dunque la ricostruzione secondo cui ci sarebbe stato un risultato genetico negativo successivo alla scoperta del Dna di Chiara e poi non comunicato alle parti. La sua tesi non è che i due file non esistano: al contrario, il consulente ne riconosce l’esistenza e sostiene che fossero già documentati. La questione riguarda la data effettiva delle analisi rappresentate nei file. Da una parte c’è quindi il dato tecnico della “run date” del 10 settembre; dall’altra la “date modified” del 20 settembre. La conclusione che se ne può trarre dipende dalla corretta interpretazione del significato di quelle due indicazioni all’interno dei sistemi utilizzati dal Ris nel 2007.

La posizione di Stasi

Alberto Stasi, attraverso la sua avvocata Giada Bocellari, ha affidato il proprio commento alla richiesta di fare piena luce sulla vicenda. “L’unica cosa che mi ha detto è che spero si assumano le proprie responsabilità, che si faccia piena luce sulle responsabilità”, ha riferito la legale. “Lui ha semplicemente detto che non ha nulla da dire se non che spera e auspica che chi ha sbagliato, chi ha fatto quello che ha fatto, si assuma le proprie responsabilità”, ha aggiunto Bocellari.

E ancora: “Qui parliamo – spiega l’avvocata – della vita delle persone: questo ragazzo si è fatto otto anni di processo e 11 anni di galera, gli è stata rovinata la vita e non lo possiamo dimenticare”.

Il nodo resta nei dati grezzi

La nuova attività investigativa dovrà ora stabilire con precisione che cosa rappresentino i due file privi di profilo genetico e, soprattutto, quando siano state effettivamente effettuate le analisi cui quei file si riferiscono. La documentazione del Ris indica una run date del 10 settembre e una modifica dei file al 20 settembre. I verbali di Marino collocano inoltre l’effettuazione dei prelievi sui pedali all’11 settembre e documentano il successivo percorso del campione “bu_p”, fino al risultato del 19 settembre compatibile con il profilo di Chiara. “Processualmente accertato” come stabilito dai periti di Vitelli che lo riportò in motivazione.

È su questa sequenza che si confrontano oggi le due letture: quella di Capra e dei consulenti della famiglia Poggi, secondo cui i dati negativi risalgono a una fase precedente al match del 19 settembre, e quella della difesa di Stasi e dei consulenti della Procura, secondo cui gli esiti negativi sarebbero successivi. Il punto da chiarire non è dunque soltanto se nei raw data esistano due risultati privi di profilo genetico. Questo è documentato. La questione decisiva è quando siano stati prodotti quei risultati e quando siano stati conosciuti e messi a disposizione degli investigatori e delle parti. Lunedì l’ex generale del Ris, Luciano Garofano, ha dichiarato che”Ho la certezza granitica di poter escludere qualsiasi manipolazione, qualsiasi depistaggio, qualsiasi accantonamento di atti che non era e non è nel nostro costume. Io metto la mano sul fuoco, tutte le mani sul fuoco sull’onestà dei miei collaboratori che materialmente sono stati individuati dalla procura di Vigevano per fare quelle analisi. C’è un passaggio importante: tutte quelle analisi sono state fatte nel contraddittorio cioè alla presenza dei consulenti di parte, anche quelli di Alberto Stasi. Molti atti sono stati fatti nella più totale contestualità e altrimenti i risultati venivano mostrati ai consulenti quindi mi sembra difficile capire come possa essere avvenuto tutto questo”. E il 24 settembre 2007 il professor Francesco Maria Avato firmò un verbale di presa visione, poi scrisse nella relazione che “risulta difficilmente comprensibile per chi scrive …come una superficie ‘negativa’ al luminol in 10 settembre… Per quanto osservato si ritiene che il risultato debba essere ulteriormente approfondito e non può essere considerato se non ampiamente ‘preliminare'”. Quindi già dal 24 settembre 2007 era noto alla difesa Stasi l’esistenza di controanalisi negative e che erano state comunicate e visionate dallo scienziato incaricato dall’allora difesa.

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