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Parma dice addio a Cuesta: la panchina salta a sorpresa dopo la vittoria contro il Genoa

La separazione arriva a sorpresa dopo la vittoria contro il club di De Rossi: l’allenatore lascia durante la sosta per le nazionali. D’Aversa, Gilardino e Tudor tra i nomi accostati alla panchina gialloblù
Parma dice addio a Cuesta: la panchina salta a sorpresa dopo la vittoria contro il Genoa
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Non se l’aspettava (più) nessuno. Soprattutto perché dopo la vittoria contro il Genoa, la sua panchina sembrava essere tornata subito al sicuro. E invece, no: Carlos Cuesta non è più l’allenatore del Parma. Ma non per un esonero, e quindi non per una decisione unilaterale: dopo il prolungamento della scorsa estate, le parti hanno deciso consensualmente di risolvere il contratto. Ed è già ufficiale.

Si tratta di un addio arrivato dopo troppe incomprensioni in queste ultime settimane e la sensazione che lo strappo andasse ben oltre le questioni banali del campo e dei risultati che venivano e non venivano (cosa che può capitare a una normale squadra in lotta per la salvezza). Si era rotto il meccanismo: entrambi lo hanno convenuto e hanno deciso che fosse meglio fermarsi subito.

Subito, cioè durante la sosta lunghissima per le nazionali. Ci sono ancora due settimane davanti per risistemare la squadra con il sostituto che ora la società dovrà individuare. C’è il nome di Roberto D’Aversa (sarebbe un ritorno), che benissimo ha fatto con il Torino lo scorso anno e che ora è in attesa di trovare una nuova sfida: Parma lo motiva molto. C’è Alberto Gilardino, che nel Parma da giocatore è cresciuto e che aspetta una chiamata dopo la difficile esperienza a Pisa: la sfida per lui sarebbe decisamente importante, e i giocatori possono essere funzionali alle sue idee di gioco. Ci sono altri nomi, come Igor Tudor, che però sembra orientato ad aspettare ancora per capire quale possa essere la soluzione a lui più congeniale.

Di fatto, la terza panchina della Serie A salta a sorpresa dopo i due esoneri, decisamente meno sorprendenti e più giustificati, di Fabio Grosso a Firenze e di Domenico Tedesco a Bologna. L’avventura dello spagnolo in Serie A si ferma dopo una salvezza arrivata in anticipo e un gioco che probabilmente non è riuscito a esprimere come meglio avrebbe voluto. Ma con la possibilità di tornare, un giorno, a guidare un’altra squadra di Serie A. A soli 31 anni, è lecito pensarlo. E volerlo.

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