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Crisi Ferrari: le parole di Horner, il crollo dopo la pausa estiva e le otto gare per salvare il salvabile

Il team principal Frederic Vasseur ha replicato con garbo all'ex collega, ma nel frattempo la pista di Baku ha messo in luce le difficoltà della power unit di Maranello
Crisi Ferrari: le parole di Horner, il crollo dopo la pausa estiva e le otto gare per salvare il salvabile
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Inutile girarci intorno, la Ferrari nella Formula 1 è come il Real Madrid nel mondo del calcio. Quando le cose vanno male – e purtroppo per i tifosi, sono parecchie stagioni dall’ultimo titolo – tutti puntano il dito, alzano la voce e le critiche sono roventi. Ma esattamente come i Blancos, rimangono l’eccellenza. La squadra per cui tutti i piloti vogliono guidare nella propria carriera, vincere in Rosso è un sogno, un’emozione diversa, una consacrazione totale. Michael Schumacher ne ha consacrato la leggenda e tanti già campioni hanno scelto Maranello, per replicare i successi del tedesco. Ci ha provato Fernando Alonso, poi Sebastian Vettel e oggi Lewis Hamilton. Tredici titoli mondiali complessivi che hanno tentato di aggiungerne un altro in Rosso senza riuscirci, almeno a oggi per l’inglese. Un sogno non solo alla guida, ma anche in dirigenza: perciò fanno così rumore le parole di Christian Horner, rimasto appiedato dopo il licenziamento dello scorso anno in Red Bull.

L’ex team principal di Milton Keynes ha dato una bella scossa all’ambiente con le sue parole al Times, in occasione della presentazione del suo libro: “La Ferrari è il gigante dormiente della Formula 1. Sono pronto se mi chiamano”. Un’autocandidatura che ha acceso le domande all’attuale team principal Ferrari e Frederic Vasseur, con il solito garbo, le ha dribblate da gran signore. Il tutto alla vigilia di un Gran Premio che ha rimesso a nudo le difficoltà lampanti di una Rossa in crisi di risultati e quasi impotente in una pista come Baku (e come lo era Monza, e rischia di esserlo Sepang) dove i lunghissimi rettilinei mostrano il deficit di power unit con i motorizzati Mercedes e Red Bull-Ford, vale la pena ricordarlo, giudicato miglior motore dalla federazione.

In Azerbaijan, Charles Leclerc ha sfruttato i problemi di Lando Norris e Max Verstappen piazzandosi secondo in qualifica, ma a una distanza siderale da George Russell poleman. Gli oltre otto decimi incassati sono un record da Ungheria 2005. Domenica il monegasco, non partito benissimo per giunta, ha provato a resistere al ritorno delle Red Bull, che sui rettilinei però hanno avuto vita fin troppo facile per superarlo. Mentre il compagno Lewis Hamilton ha portato al traguardo una gara del tutto anonima cercando di combattere contro il sottosterzo e la temperatura delle gomme. Un periodo nero, insomma.

Il ritorno dalla sosta estiva ha completamente rivoluzionato le ambizioni stagionali, facendo salire a cinque le gare consecutive senza podio. Se dopo l’Ungheria era ancora vivo il sogno di riprendere Kimi Antonelli in testa al mondiale, in quattro gare il risveglio è stato traumatico. Il distacco è passato da 50 a 103 punti e Russell si è rimesso tra il compagno e Hamilton in classifica. Il ritorno di Lando Norris e McLaren hanno fatto scivolare Leclerc quinto e soprattutto hanno ricalibrato gli obiettivi anche per i costruttori. Il campionato non sembra più alla portata, anche alla luce delle piste che mancano da qui a fine stagione. Sepang, come detto, presenta insidie, Messico e Las Vegas anche premieranno la bontà del motore. Perciò, ora lo sguardo va girato all’indietro. McLaren è a 72 punti e solo la fortuna li ha mantenuti così indietro dopo l’Azerbaijan. Norris, al netto dei problemi, era subito dietro Hamilton prima che la follia di Franco Colapinto lo eliminasse dalla gara, mentre Piastri ha fatto tutto da solo finendo lungo in curva 1 di un tracciato che ormai per lui sembra maledetto, visto il doppio incidente che l’hanno scorso ha aperto il declino mondiale. Un doppio zero “festeggiato” dalla Ferrari per allungare.

Tutte situazioni figlie soprattutto del motore e della bravura degli avversari che hanno saputo colmare il divario sul telaio. Aduo2 – il secondo gettone previsto dal regolamento per chiudere il gap dal riferimento – non ha portato i risultati sperati. Né a Monza, né a Baku, veri banchi di prova per valutarli. Limitare i danni, ora, sembra il diktat in Malesia, prima di tornare alla carica a Singapore, pista più congeniale per le caratteristiche della Ferrari. Mercedes nel 2026 è sembrata fin da subito imbattibile, ma Maranello era stabilmente la seconda forza e guardare in avanti era più un esercizio di sprono, dettato dalla forza e dalle ambizioni naturali di squadra e piloti. Ora invece restano otto gare per salvare il salvabile, in una stagione che dopo la pausa estiva è girata completamente dal lato opposto rispetto ai primi mesi.

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