"Io qui non mi sento limitata in quanto donna” - 3/3
“Io qui non mi sento limitata in quanto donna”
Anche la società degli Emirati le pone interrogativi. Marta racconta una città nella quale convivono ricchezze estreme e lavoratori arrivati da alcuni dei Paesi più poveri del mondo. Eppure, proprio questa diversità, dice, le ha insegnato a sospendere il giudizio: “Le varie classi sociali convivono in maniera direi serena. Non ci sono scontenti, è una cosa veramente strana. Io mi pongo un sacco di domande etiche e non giudicare è difficilissimo, ma è quello che cerco di fare. Io mantengo la mia cultura, loro hanno la propria”. E riguardo la figura della donna nei paesi arabi, la sua esperienza non coincide con alcuni stereotipi. Un esempio? Nel suo ospedale ha visto manager diventare madri senza interrompere il proprio percorso professionale: “Penso sia emblematico, io qui non mi sento limitata in quanto donna”.
L’Italia, però, non l’ha dimenticata. “È il mio Paese”, precisa Marta. Non racconta una fuga da un luogo che detesta, ma l’allontanamento da un sistema nel quale non riusciva più a vedere una prospettiva. “L’Italia è bella ormai come un museo”, dice. Piena di competenze e professionisti, ma incapace secondo lei di trasformare questo patrimonio in un progetto per il futuro. “Nessuno chiede di eliminare la fatica”, chiarisce. Quello che serve è sapere che quella fatica porta da qualche parte. “Intendo una prospettiva, un po’ di dignità a livello lavorativo”. Per Marta è questa la differenza tra restare e partire: non la promessa di una vita perfetta, ma la sensazione che, impegnandosi, qualcosa possa ancora cambiare. “Qui ci sono un sacco di ambiguità e contrasti, ma noi abbiamo trovato il nostro equilibrio e finalmente siamo felici”.