"Qui per l'università AI è un tema importante" - 2/3
“Qui per l’università AI è un tema importante”
Il confronto con l’Italia passa anche dal campo in cui Davide lavora: l’intelligenza artificiale. Un settore che considera ormai strategico e nel quale, a suo giudizio, manca ancora una direzione nazionale italiana. In Francia, invece, il CNRS ha un ruolo nell’indirizzo strategico e lo Stato ha finanziato programmi universitari con un orizzonte fino al 2030 e investimenti nell’ordine dei miliardi. Davide insegna IA generativa, machine learning e corsi introduttivi all’intelligenza artificiale. Lo scorso anno ha anche tenuto una giornata intera di formazione per manager e professionisti. “Ci sono tanti studenti, quello per l’università vuol dire che è un tema importante e di conseguenza a loro serve avere insegnanti”.
La sua preoccupazione, però, va oltre l’università. Per Davide, il vero punto è l’educazione all’uso della tecnologia. “L’unica via di uscita che io vedo è l’educazione”, spiega. Perché il rischio è quello di ritrovarsi con “un effetto Internet moltiplicato per dieci”, con una maggioranza incapace di comprendere lo strumento e una minoranza in grado di utilizzarlo anche per scopi dannosi proprio nei confronti di cui non ha dimestichezza con lo strumento. L’educazione all’IA, dice, dovrebbe iniziare già a scuola, includendo anche i social network. Non tutto, però, è una questione di sistemi universitari.
A Parigi, Davide ha trovato anche un rapporto diverso con i professori più affermati: “Poter parlare tranquillamente con persone a un tavolo, magari a mangiare, e poi scoprire che sono ricercatori, scienziati francesi riconosciuti come tra i più grandi degli ultimi 30-40 anni è una cosa che mi ha molto colpito”. Una familiarità che gli ha permesso di relazionarsi senza quel timore reverenziale che spesso accompagna le gerarchie accademiche. Il prezzo di questa stabilità, però, esiste. È soprattutto familiare.