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Ultimo aggiornamento: 12:55 del 25 Settembre

“Basta razzismo di Stato, occupatevi dei problemi veri”: la protesta degli studenti contro il tetto agli stranieri in classe

La contestazione a Genova: "La scuola ha bisogno di fondi e strutture sicure, non di provvedimenti basati su campagne d'odio"
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“Vogliamo che si parli dei problemi reali delle scuole, non si strumentalizzino gli studenti spostando l’attenzione su casi inesistenti“. A Genova, come in diverse città italiane, venerdì mattina la protesta degli studenti ha preceduto il suono della campanella. A contestare il decreto approvato giovedì dal governo Meloni sono gli studenti di Osa (Opposizione studentesca d’alternativa), contro il tetto del 30% agli studenti stranieri nelle classi e le sanzioni per chi indossa il velo integrale. Nei fatti, contestano, il fenomeno è irrilevante: le classi in cui gli studenti “non italofoni“ superano il 30% sono appena lo 0,5-0,6% del totale; ancora più sparuta la presenza di burqa e niqab nelle scuole italiane. “Il governo trasforma casi marginali in emergenze politico-mediatiche, alimenta divisioni identitarie a fini elettorali invece di affrontare le difficoltà strutturali della scuola”, dice lo studente David Tamburini al Fatto. Se un tetto serve, sostengono gli studenti, “dovrebbe riguardare piuttosto il numero complessivo degli studenti nelle classi”. E alle difficoltà linguistiche si dovrebbe rispondere “con percorsi di inclusione e potenziamento dell’italiano, personale sufficiente e insegnanti presenti fin dall’inizio dell’anno scolastico”. A mancare, denunciano infatti, sono le basi: “Ogni anno la ripresa delle lezioni a settembre sembra arrivare come un imprevisto, con gli organici dei docenti e del sostegno ancora incompleti e attività integrative inesistenti”.

Il terreno indicato dalla protesta è quello degli investimenti: edifici sicuri, organici adeguati, classi meno affollate, diritto allo studio, educazione sessuale e risorse per una scuola capace di intervenire sulle disuguaglianze. “La scuola ha bisogno di fondi, di strutture sicure e di un’istruzione gratuita e accessibile a tutti, non di provvedimenti basati su campagne d’odio”, scandiscono al megafono prima dell’ingresso a scuola, dietro lo striscione “Basta razzismo di Stato, risolvete i problemi veri” firmato “studenti uniti”. “La scuola pubblica deve essere un luogo di inclusione, emancipazione e crescita per tutti”, aggiunge la studentessa Margherita Ferraro. La contestazione riguarda quindi anche il modello di scuola implicito nel provvedimento: “Davanti a una difficoltà linguistica, sociale o culturale il compito dell’istituzione pubblica è offrire strumenti per superarla, non trasformarla in un criterio di discriminazione”. Gli studenti chiedono una scuola “capace di emancipare e includere anziché arretrare di fronte alle differenze e trasformarle in terreno di contrapposizione politica“, e al megafono annunciano altre mobilitazioni contro “l’ennesimo provvedimento razzista del governo che anziché finanziare la scuola finanzia la guerra”.

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