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Ultimo aggiornamento: 9:48

Travaglio sul Nove: “Armi all’Ucraina incompatibili con la nostra Costituzione. Si arriverà al negoziato: perché ritardarlo?”

Ospite di Sommi, il direttore de Il Fatto Quotidiano è tornato a parlare del conflitto russo - ucraino: "Non possiamo più sostenere un Paese che ritiene legittimamente di risolvere la sua controversia internazionale solo ed esclusivamente con la guerra"
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Per Marco Travaglio, il sostegno militare all’Ucraina è diventato incompatibile con il principio costituzionale del ripudio della guerra, soprattutto dopo l’interruzione dei negoziati: “Da quando un Paese dei due che sono in guerra ha abolito per decreto il negoziato, tu sei in totale contraddizione con la Costituzione“. Ospite di Accordi & Disaccordi, il talk condotto da Luca Sommi il sabato sera sul Nove, il giornalista ha aggiunto: “Non possiamo più andare avanti a sostenere un Paese che ritiene legittimamente di risolvere la sua controversia internazionale solo ed esclusivamente con la guerra. Quindi facciamo un’altra cosa: noi diamo aiuti civili, ospedali da campo, infermieri, medici, caschi, giubbotti antiproiettile, roba difensiva; roba offensiva non ne possiamo mandare, non possiamo attaccare la Russia. Noi siamo contro la guerra come strumento di offesa verso altri popoli”.

Travaglio sostiene, inoltre, che il conflitto sia destinato a concludersi con un compromesso e che l’invio di ulteriori armi a Kiev non possa modificarne l’esito: “Tutti sanno che si arriverà a un negoziato di compromesso e tutti sanno esattamente quali saranno i sacrifici che l’Ucraina dovrà patire”, ha detto il direttore de Il Fatto Quotidiano. Da qui la domanda: “E allora perché ritardare quel giorno, visto che sappiamo benissimo che non c’è modo di invertire la rotta, salvo inviare i militari che nessuno vuole inviare?”.

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