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“Bussate” agli arbitri in sala Var, i pm chiedono l’archiviazione: “Interventi per correggere errori, nessuna prova di frode”

Il caso era emerso a maggio 2025, con la denuncia di un intervento dell'ex designatore Gianluca Rocchi per far cambiare una decisione durante Udinese-Parma
“Bussate” agli arbitri in sala Var, i pm chiedono l’archiviazione: “Interventi per correggere errori, nessuna prova di frode”
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La Procura di Monza ha chiesto l’archiviazione dell’indagine sulle cosiddette “bussate” alla sala Var di Lissone, che vedeva indagati per concorso in frode sportiva l’ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi, l’ex supervisore Var Andrea Gervasoni e gli ex addetti al Var Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo. Il fascicolo, uno stralcio dell’inchiesta su presunti favoritismi arbitrali aperta a Milano, era stato trasmesso per competenza a Monza dopo l’archiviazione delle accuse a carico di Rocchi, della società Inter e di alcuni dirigenti nerazzurri. Il caso delle “bussate” era emerso a maggio 2025 con la denuncia, dell’assistente arbitrale Domenico Rocca, di un intervento di Rocchi, presente in sala Var come “supervisore” (una figura ufficialmente non prevista nelle designazioni) per far cambiare una decisione durante il match di Serie A Udinese-Parma. Da quell’episodio l’indagine si è estesa ad altri casi analoghi avvenuti tra il 2024 e il 2025.

Gli elementi raccolti, scrive in un comunicato il procuratore capo di Monza Claudio Gittardi, “non consentono di sostenere in giudizio, con ragionevole previsione di condanna, né la natura fraudolenta delle condotte né il dolo specifico richiesto dalla norma, ossia che le condotte fossero finalizzate all’alterazione del risultato di campo piuttosto che a correggere errori arbitrali. È stato possibile al contrario verificare in alcuni casi che l’intervento esterno era finalizzato esclusivamente a correggere un evidente e poi riconosciuto errore di campo“, si legge.

“Gli atti di indagine”, afferma ancora la nota, “forniscono un quadro di criticità istituzionali e organizzative nel settore arbitrale, segnato da tensioni interne, contrapposizioni sulla governance, perplessità sulla regolamentazione della sala Var e rischi derivanti dalla promiscuità dei rapporti tra organi arbitrali, federazione e società calcistiche”. Tuttavia, afferma il procuratore, “tali profili possono – al limite ed eventualmente – assumere rilievo in altre sedi, disciplinare, regolamentare o politico-sportivo, ma non risultano sufficienti a fondare l’esercizio dell’azione penale per frode sportiva”.

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