Mbappé, Vinicius e Konaté non mostrano la maglia pro-Ceuta: è polemica in Spagna. “Via da Madrid”, “Rispetta il Paese che ti sfama”
“Todos somos caballas”. “Siamo tutti sgombri”, il soprannome con cui vengono chiamati gli abitanti di Ceuta. Questo il testo della maglia indossata dalle squadre de La Liga che durante il weekend hanno aderito all’iniziativa a sostegno degli abitanti della città spagnola in Africa colpita dalla crisi migratoria a fine luglio. Una maglia che ha generato varie polemiche, per più motivi e in più partite e che per il Real Madrid ha un valore speciale, visto che il presidente onorario José Martínez “Pirri” è originario proprio della città autonoma spagnola. Dopo il caso Ezzalzouli, lunedì sera a far discutere è stato l’atteggiamento di tre giocatori del Real Madrid: Ibrahima Konaté, Kylian Mbappé e Vinicius jr. I due attaccanti – e stelle del Real Madrid – hanno alzato la maglia a mezzobusto, coprendo la scritta “Todos somos caballas”, e l’hanno poi tolta subito dopo l’ingresso in campo. Il difensore centrale francese invece l’ha tenuta in mano, senza mai indossarla.
Gesti di cui si è parlato tanto già durante la partita e di cui si è discusso a lungo anche sui giornali e nelle tv spagnole nel post gara. “I loro contratti vanno risolti subito”, “Andassero via dalla Spagna”, si legge tra i commenti su X sulla questione. Dai tre non è ancora arrivata nessuna presa di posizione ufficiale, ma è chiaro che sia Mbappé, che Vinicius jr e Konaté abbiano deciso di non indossare – o indossare a mezzo busto – la maglia perché più vicini alla causa dei migranti che a quella degli abitanti dell’exclave spagnola in Marocco. Diversi utenti l’hanno definita una protesta “vergognosa” e “imperdonabile“, mentre il giornalista Roberto Gomez – in un suo intervento a Marca – ha dedicato gran parte del suo intervento alla questione.
“Credo sia una questione molto seria ”, ha affermato Gómez, che ha ripetutamente sottolineato la necessità di una spiegazione pubblica. Il giornalista ha puntato il dito direttamente contro i giocatori coinvolti, e in particolare contro Kylian Mbappé: “Vedremo se il Real Madrid rilascerà qualche commento, o se la questione sarà lasciata esclusivamente ai giocatori stessi – e sono tanti – che parleranno, soprattutto Kylian Mbappé, e offriranno una spiegazione”, ha spiegato.
Il gesto ha comunque subito acceso il dibattito sui media iberici e sulle piattaforme social, spaccando l’opinione pubblica tra chi accusa i giocatori di essere “insensibili” verso gli abitanti di Ceuta e chi difende il diritto a non aderire a messaggi con cui non si è d’accordo. Emblematici i commenti che si leggono sotto l’ultimo post di Mbappé, di due settimane fa: “Se vuoi vivere bene e giocare per una squadra spagnola, devi integrarti, rispettare il paese in cui vivi e le sue regole, proprio come succede nel calcio… Ti sbagli di grosso… Ceuta è la Spagna e non dovresti sostenere un’invasione… Il territorio di ogni persona deve essere chiaramente definito… L’ignoranza dei giocatori di calcio è allarmante!! Saluti, e impara a rispettare il paese che ti nutre!!!”, scrive qualcuno. Altri scrivono “Non ti vogliamo a Madrid“.
Commenti simili anche sotto i post di Vinicius: “Se non difendi la Spagna, vai fuori da questo paese“, si legge. Dal canto suo, il Real Madrid ha scelto la linea della neutralità e del rispetto della libertà individuale: la dirigenza della Casa Blanca ha infatti precedentemente chiarito di aver detto sì all’iniziativa, ma lasciando ai singoli atleti la facoltà di aderirvi o meno. Vinicius e Mbappé non sono nuovi a prese di posizioni politiche in campo o sui social. Vinicius jr è tra i calciatori che con più veemenza e decisione ha denunciato episodi di razzismo in campo, mentre Mbappé nei mesi scorsi ha anche discusso con Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National (partito di estrema destra francese), dichiarando: “La politica mi riguarda, so cosa significa e quali conseguenze può avere per il mio Paese quando persone come loro (il Rassemblement National, ndr) arrivano al potere. Quindi sì, siamo cittadini. Abbiamo il diritto di far sentire la nostra voce, come tutti gli altri“, aveva esclamato Mbappé. Lo ha fatto anche questa volta, non con la voce con un gesto significativo ripreso dalle telecamere di tutta la Spagna e non solo.