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Il decreto Bollette e la promessa (mancata) di 5 miliardi di euro di risparmi per famiglie e imprese

Dopo il braccio di ferro con Bruxelles sugli oneri legati all’Emission Trading System, le misure principali sono ancora bloccate, così come l'utilizzo dei proventi della vendita delle riserve straordinarie di gas. E Confindustria sbotta
Il decreto Bollette e la promessa (mancata) di 5 miliardi di euro di risparmi per famiglie e imprese
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Svuotato e paralizzato, salvo qualche piccola eccezione. Si parla del decreto bollette, lo stesso convertito in legge ad aprile 2026, nonostante il braccio di ferro con Bruxelles, che ne ha contestato diversi aspetti. E alla fine l’ha bloccato. Lo stesso che prevedeva la neutralizzazione o la sospensione degli oneri legati all’Emission Trading System, il mercato europeo delle quote di emissione della CO2 e con cui il governo Meloni aveva promesso “risparmi a famiglie e imprese” per 5 miliardi di euro (Gilberto Pichetto Fratin si era tenuto più basso e ne aveva stimati 3). Il decreto, però, è rimasto inattuato nelle misure più attese e più impattanti. D’altronde c’era da aspettarsi che in Europa non sarebbero rimasti a guardare un governo che offre alle aziende il rimborso dei diritti a inquinare previsti dallo strumento che ha ridotto i gas serra del 50 per cento dal 2005. Risultato: complice anche la crisi di Hormuz, per le famiglie italiane non c’è tregua in bolletta e non sono contente neppure le imprese. Tanto da spingere Confindustria, più volte, a chiedere provvedimenti urgenti. Nei giorni scorsi c’è stato l’appello del presidente di Confindustria Ceramica, Augusto Ciarrocchi: “I costi energetici fuori controllo stanno minacciando la tenuta competitiva delle imprese ceramiche italiane sui mercati internazionali. Produrre ceramica in Italia rischia di diventare insostenibile”. E poi, nel corso delle audizioni davanti all’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente sul ‘Quadro Strategico 2026-2029’, anche Aurelio Regina, vicepresidente di Confindustria per l’energia, ha chiesto un intervento rapido: “Il nuovo rialzo dei prezzi dell’energia è insostenibile per le imprese e rischia di mettere in discussione la continuità di alcune produzioni, compromettendo ulteriormente la già fragile tenuta del nostro sistema economico e industriale”.

Svanisce la promessa del risparmio da 5 miliardi

“In Italia il Prezzo unico nazionale (Pun) ha raggiunto 228,8 euro a megawattora, un livello nettamente superiore a quello di Germania, Francia e Spagna. Anche sul gas la situazione è critica”, ha spiegato Regina, ricordando che il Punto di scambio virtuale (Psv), ossia l’hub virtuale italiano dove si incontrano la domanda e l’offerta di gas naturale, determinandone il prezzo all’ingrosso “è arrivato sopra gli 80 euro/MWh”. In questo contesto, segnato anche dagli iter rallentati sulle rinnovabili, è ancora più evidente che la promessa primaverile del risparmio da 5 miliardi di euro si sia sciolta come neve al sole. Anche, ma non solo, per il blocco della Commissione europea. Regina lo ha ribadito anche nelle ultime ore.

Il blocco del decreto da parte della Commissione

Bruxelles ha bloccato il decreto perché, nel tentativo di abbassare i costi dell’energia, prevedeva di “sterilizzazione” o neutralizzare la componente legata alla tassazione della CO2 per le centrali termoelettriche a gas, evitando che entrasse nel prezzo all’ingrosso e trasferendo i relativi oneri in bolletta. L’articolo 6 introduceva un meccanismo di rimborso ai produttori termoelettrici per gli oneri di trasporto del metano verso gli impianti di combustione, prevedendo per le centrali turbogas la compensazione dei costi per l’acquisto delle quote Ets. La Commissione europea, però, ha chiarito che il mercato Ets è di competenza comunitaria e che l’Italia non può modificarlo in modo unilaterale. A quel punto, l’Autorità per l’energia (Arera) si è vista costretta a intervenire, disapplicando la misura che, evidentemente, configurava un potenziale aiuto di Stato illegittimo poiché non notificato preventivamente alla Commissione Europea. E ha contestualmente avviato anche delle consultazioni tecniche per ridurre la base di costo delle centrali termoelettriche, arrivando a proporre l’introduzione di un tetto convenzionale al prezzo del gas, simile al price cap introdotto in Spagna e Portogallo tra il 2022 e il 2023. Di fatto, il decreto è ancora in fase di forte stallo, fatta eccezioni per i sostegni diretti e assistenziali che non impattano sulle regole del mercato comunitario, come l’erogazione automatica del contributo una tantum di 115 euro sulle bollette della luce per le oltre 2,6 milioni di famiglie vulnerabili già titolari di bonus sociale e lo sconto volontario fino a 60 euro che i venditori possono applicare ai clienti non vulnerabili con ISEE inferiore a 25mila euro.

Bloccate pure le risorse ottenute con le riserve straordinarie di gas

Della strategia finanziaria del Governo Meloni per tagliare i costi energetici delle imprese faceva parte anche un altro tassello. Durante il picco della crisi energetica del 2022, legata al conflitto in Ucraina, infatti, l’Esecutivo aveva incaricato Snam e il Gestore dei servizi energetici (Gse) di acquistare e stoccare d’urgenza grandi quantità di gas per garantire la sicurezza nazionale. Così, come ‘cuscinetto di sicurezza’ sono stati acquistati oltre 2 miliardi di metri cubi di gas, rimasti nei depositi come riserva strategica. Nell’articolo 9, il Decreto Bollette ha stabilito che queste riserve venissero progressivamente rivendute sul mercato, utilizzando i ricavi per finanziare sconti fiscali, abbassare le bollette delle industrie più energivore e per ridurre gli oneri generali del sistema gas. Ma si tratterebbe di destinare i proventi della vendita del gas che appartiene allo Stato solo a determinate aziende (le industrie energivore, appunto) potenzialmente configurando una violazione delle regole comunitarie sulla concorrenza. Se Arera aveva temporaneamente ‘congelato’ la misura, per timore che potesse configurarsi come un aiuto di Stato fuori dai paletti di Bruxelles, ha poi sbloccato la vendita, permettendo a Snam di avviare a giugno scorso le aste pubbliche. Il problema, però, è che questo non basta. Le risorse restano ferme in attesa che si sblocchi la trattativa tra Roma e Bruxelles.

Le contestazioni di Confindustria

Ma Regina chiede un intervento ora: l’applicazione del decreto legge bollette. “Contiene misure strutturali che possono incidere sul meccanismo di formazione del prezzo: la loro attuazione non può più essere rinviata” spiega. E punta a un obiettivo: impiegare un miliardo di euro derivante dai proventi della vendita del gas per snellire le bollette delle industrie energivore. Per Regina, uno dei punti più rilevanti del decreto è il servizio di liquidità: “Si tratta di una misura importante perché affronta uno dei nodi più gravi per le imprese italiane: il differenziale strutturale tra il mercato italiano del gas, ossia il Psv, e quello del centro Europa (il Ttf, Title Transfer Facility)”. Normalmente di poco più di 2 euro, è arrivato a 7 euro. Inoltre, incalza il vicepresidente di Confindustria per l’energia “è urgente attuare il meccanismo di rimborso ai produttori termoelettrici di parte dei costi connessi ai prelievi di gas per la produzione elettrica”. “Porterà a un abbassamento dei costi di generazione dell’energia elettrica da gas – aggiunge – favorendo il trasferimento dei benefici economici direttamente sulle bollette di tutti i consumatori, cittadini e imprese”.

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