I femminicidi sono l’emblema di una società che arretra. Chi in politica nega è complice
I femminicidi sono ormai non più un’emergenza nel nostro paese, ma una drammatica e terribile cronaca ordinaria quasi quotidiana. E più passa il tempo più sono efferati, senza limiti a nulla, nello smarrimento e nel buio profondo dell’umanità. Sono il simbolo evidente di una società sempre più violenta, fondata sulla legge del più forte, sullo smarrimento dei valori più profondi, sulla sub cultura del dominio e del possesso, della supremazia del maschio sulla donna, dell’odio come risposta alle proprie frustrazioni.
I femminicidi non sono di classe, ma attraversano tutti gli strati sociali, addirittura con una prevalenza nelle fasce borghesi. La violenza sulle donne, di cui il femminicidio rappresenta solo l’apice più drammatico, è anche emblema dell’ignoranza e del deserto culturale che attanaglia la nostra società. Al punto tale che uno degli ultimi politici emergenti di moda del nostro paese, un eurodeputato e addirittura generale delle forze armate italiane, fonda una parte del suo programma politico, che pare riscuotere sempre maggiore successo, sulla negazione dei femminicidi, del patriarcato e delle perverse condotte di possesso di non pochi uomini sulle donne.
La risposta politica che viene lanciata alle donne è questa: cancellazione dell’aborto e magari riportare le donne a fare solo le casalinghe. Non stiamo solo ad una becera rivisitazione del periodo buio della società fascista, ma ad una visione della vita e delle relazioni umane impregnata di ignoranza e proprio di quegli elementi che sono poi alla base delle politiche del dominio e del possesso che nei casi più gravi sfociano nei femminicidi, nei casi più diffusi in quotidiane giornate di violenze fisiche, psicologiche, lavorative ed istituzionali nei confronti delle donne.
Non esiste superiorità dell’uomo sulla donna, non può esistere la prevalenza dell’oppressore sull’oppresso, non si può accettare la supremazia dell’io sul noi, si deve sconfiggere la logica proprietaria dell’uomo sulla donna. Il legame più profondo tra un uomo ed una donna è proprio quello che rompe i legami e rende le persone legate dal più profondo sentimento dell’amore.
L’amore però non è legame, una catena, un laccio, una corda, è il più importante sentimento che provoca una unione profonda nelle libertà. Umanità e libertà, che sono poi non a caso i fili conduttori della nostra Costituzione. Il possesso, invece, non è amore, ma dominio ossessivo. Non si possiede una donna, si stabilisce una relazione con una donna. La forza è l’amore, non il vincolo formale che unisce. Chi ama davvero lascia libere le persone di scegliere, non le domina ed opprime, e soprattutto ha la forza di perdonare, chi ama si nutre anche di compassione, prova a comprendere, non giudica, chi ama non può che non avere nessuna condotta violenta nei confronti delle donne.
La nostra è sempre di più una società fondata sulla violenza, sul rancore, sulla competizione, sul dominio proprietario, addirittura sul consumo dell’altro, come se fosse un oggetto, sulla mancanza di rispetto e quindi sull’ignoranza. I femminicidi e la violenza sulle donne rappresentano la parte peggiore di una società che arretra, smarrita, malata, violenta e quindi triste. Chi nega questo diviene complice, chi costruisce propaganda politica contro le donne è l’espressione più evidente di una subcultura maschilista muscolare che fonda il proprio agire sulla forza miserevole della debolezza dei valori e dei sentimenti.