Rientro a scuola, studenti in presidio al ministero: “Aule roventi, edifici insicuri e didattica vecchia. Valditara evita il confronto con noi”
“Chi studia e lavora a scuola deve poterlo fare sentendosi al sicuro, senza chiedersi se il giorno dopo gli cadrà il lampadario in testa o se si sentirà male per il caldo. Ma questo governo ha dimostrato di non voler ascoltare gli studenti. I giovani vengono chiamati in causa solo se c’è bisogno di un capro espiatorio a cui dare la colpa”. Il rientro tra i banchi coincide con il ritorno in piazza degli studenti. Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli Studenti Medi (Rsm), si trova in viale Trastevere a Roma. Alle 18 di oggi si sono dati appuntamento davanti al ministero dell’Istruzione per protestare contro i “provvedimenti sbagliati e retrogradi” dell’esecutivo. E in particolare, di Giuseppe Valditara, che “pensa di riformare la scuola senza parlare con chi la vive tutti i giorni. E che ha dimostrato un assenteismo record nei confronti degli studenti”, spiega a ilfattoquotidiano.it Verdecchia. I temi da portare sul tavolo di Valditara sono molteplici: diritto allo studio, edilizia scolastica, riforma della didattica e dei criteri di valutazione. Ma la protesta punta lo sguardo anche oltre le aule, chiamando in causa temi generazionali, come la crisi abitativa e le difficoltà che accompagnano i giovani nel passaggio verso l’università e l’autonomia.
“Se devo indicare una priorità, mi viene in mente la precarietà strutturale degli edifici scolastici”, spiega Verdecchia. In questi giorni, aggiunge, il problema più evidente è quello delle temperature: “Penso soprattutto ai ragazzi delle zone del Mezzogiorno, dove i termometri arrivano a superare i 40 gradi e quasi sempre senza climatizzatori e spesso senza neanche ventilatori nelle classi”. Un problema che “ciclicamente si ripropone”, d’estate come d’inverno, quando sui banchi “si muore di freddo”. Gli studenti descrivono edifici vecchi, problemi di adeguamento sismico, barriere architettoniche e incidenti che si ripetono negli istituti: “Finestre che cadono, soffitti che crollano, mattonelle che si staccano dal pavimento”. Da qui la richiesta di investire non soltanto in nuove strutture, ma anche nella messa a norma di quelle esistenti.
L’altra grande critica riguarda la didattica, che la Rete considera ancora troppo legata a un’impostazione frontale e nozionistica. Secondo Verdecchia, i programmi sono spesso “vecchi, datati”, poco attenti alla presenza di autrici e figure femminili e talvolta caratterizzati da un linguaggio “eteronormativo” e “maschilista”. La richiesta è quella di una scuola “più partecipata e interattiva”, accompagnata anche da un ripensamento della valutazione, limitante in quanto numerica e legata alla capacità mnemonica.
Nel mirino c’è in particolare il voto in condotta, rafforzato dalle recenti riforme. “Crediamo che nel 2026 sia abbastanza superfluo, oltre che pedagogicamente sbagliato, valutare il comportamento di uno studente e farlo attraverso un numero”, sostiene Verdecchia. “Se ci sono comportamenti che possono essere migliorati, dovrebbe essere la scuola lo spazio per aiutare quello studente a crescere e a formarsi come persona”. La Rete, inoltre, contesta la concezione di merito e le scelte del governo sull’educazione sessuale e affettiva. Proprio durante il presidio di oggi, gli studenti hanno rilanciato la raccolta firme per il referendum che mira ad abolire le restrizioni all’educazione sessuo-affettiva nelle scuole italiane, introdotte dal cosiddetto ddl Valditara, approvato a inizio giugno.
Verdecchia, inoltre, accusa il ministero di aver “completamente delegittimato gli spazi di rappresentanza studentesca”, riducendo il confronto con le associazioni. “Quello che va recriminato è un assenteismo record nel confronto con gli studenti, una grandissima miopia e un anacronismo senza precedenti nel capire quelle che sono le necessità del mondo della scuola”, continua la coordinatrice nazionale.
La protesta però va oltre i cancelli delle scuole. La Rete collega il diritto allo studio alla crisi abitativa, all’accesso all’università e alla possibilità per i giovani di costruire la propria indipendenza. Un problema che, secondo Verdecchia, riguarda già gli studenti delle superiori: “Molto spesso si trascurano situazioni di studenti che vivono in condizioni difficoltose, magari in famiglie numerose, in appartamenti molto piccoli, senza spazi adeguati dove poter studiare”. E dopo il diploma la situazione si complica ulteriormente: “Studiare soprattutto dopo le superiori diventa una questione di privilegio”, anche perché gli affitti stanno raggiungendo “costi esorbitanti” non soltanto nelle grandi città.
In questo quadro si inserisce anche il sostegno della Rete a Spin Time Labs. Uno spazio “molto vicino alla nostra comunità, che ha insegnato un modo diverso di concepire l’abitare: moderno e a misura di giovani. Ma siamo in un momento storico in cui di giovani si parla sempre e solo quando fa comodo farlo”, conclude Verdecchia. “Se c’è bisogno di un capro espiatorio a cui dare la colpa, allora siamo sempre noi al centro della polemica. Siamo vandali, criminali. Basti vedere la norma sull’abbassamento dell’età per l’imputabilità dei minori”. E quando invece provano a incidere, sostiene, vengono spinti ai margini: “La nostra non è una generazione indifferente come la si vuole dipingere. E questa cosa fa paura”.