“Corsi gratuiti nei Cpia per i genitori che non parlano italiano? Nessuno ci ha interpellato, già ora mancano posti e docenti”
“Nessuno ci ha interpellato prima di annunciare che i genitori stranieri – che non parlano italiano con figli che pure non si esprimono nella nostra lingua – dovranno fare corsi ai Cpia (Centro provinciali per l’istruzione degli adulti). Siamo pronti come sempre ad accoglierli se ci daranno le risorse per farlo”. Sono le parole di Paolo Farina, vicepresidente di Ridap, la rete nazionale dei centri provinciali. Lui è un preside che gestisce 3mila alunni su dieci sedi tra Barletta-Andria e Trani con soli 69 docenti. Manca l’organico. Non ci sono nemmeno gli spazi perché i corsi sono ospitati negli istituti dove si tengono le lezioni al mattino e spesso anche il pomeriggio. Ad oggi 31.181 persone, in Italia, sono in lista d’attesa perché non c’è posto. Tra questi il 90% sono stranieri. Osserva Farina: “Se dovremo accogliere altre persone, come prevede il decreto Scuola, come faremo? A noi non interessa la polemica ma i fatti. Dove li metteremo? Chi farà loro lezione? Alle condizioni attuali non ce la facciamo”.
Eppure la norma approvata dal Consiglio dei ministri e ribadita proprio ieri dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valdirara parla di “obbligo per i genitori di ragazzi con gravi problemi di conoscenza della lingua italiana e di inserimento scolastico, che nemmeno partecipino alla vita scolastica dei figli, di seguire percorsi di apprendimento della nostra lingua”.
Non solo. Nessuno può giustificarsi dicendo che i corsi saranno fatti altrove perché la nuova legge cita: “In particolare, si prevede che l’istituzione scolastica segnali ai servizi sociali territorialmente competenti tali situazioni in modo che venga prescritta ai genitori la frequenza di un percorso di alfabetizzazione e di apprendimento della lingua italiana, erogato gratuitamente dai Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (Cpia). In caso di mancata frequentazione di tale percorso, si prevede la sanzione amministrativa pecuniaria da 200 a 1000 euro”. Informazioni che il dirigente ha appreso dai media.
Dal canto suo Farina ci tiene a specificare: “Il nostro servizio eroga corsi ai migranti ma anche ad italiani che non hanno assolto all’obbligo scolastico e a docenti che vogliono formarsi in inglese o informatica o altro. Più le carceri. Non siamo solo la scuola degli stranieri”. Una precisazione non da poco. I dati forniti da Redap non lasciano scampo: 93 Cpia su 119 hanno ricevuto più domande di iscrizioni dei posti disponibili. Al Nord in lista d’attesa sono in 18.210; nel Centro 6.989 e nel Sud 3.387 studenti hanno dovuto rinunciare a iscriversi. Le liste più lunghe sono in Emilia Romagna, Liguria e Toscana. Ma c’è un altro numero sul quale riflettere in vista dell’applicazione del Decreto: i docenti di “lingua italiana per studenti di lingua straniera” sono appena 354 e già oggi ne servirebbero il doppio.