Oltre 200 realtà, tra associazioni, organizzazioni umanitarie, sindacati, giuristi e accademici, sono scese in piazza contro il Ddl Antisemitismo nel giorno che doveva segnare l’arrivo in Commissione Affari costituzionali della Camera del disegno di legge, poi rinviato alla prossima settimana. Proteste anche in altre 30 città.
“Siamo qui contro questo disegno di legge che ci vuole mettere il bavaglio e vuole reprimere il movimento nato in favore della Palestina – spiega Maya Issa, leader del Movimento degli studenti palestinesi in Italia – se passa questa legge non potremo più dire che Israele sta commettendo un genocidio e che porta avanti delle politiche di apartheid“.
A preoccupare i manifestanti è il fatto che il Ddl adotti la definizione del 2016 dell’IHRA (International holocaust remembrance alliance) che equipara l’antisemitismo con l’antisionismo, introducendo un meccanismo di censura che, affermano le associazioni, rischia di colpire non solo le piazze, ma anche le università, la ricerca e l’informazione. Secondo la definizione, infatti, per antisemitismo deve intendersi “una determinata percezione degli Ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti, le cui manifestazioni, di natura verbale o fisica, sono dirette verso le persone ebree e non ebree, i loro beni, le istituzioni della comunità e i luoghi di culto ebraici”. Una descrizione problematica, secondo gli organizzatori, perché nei fatti afferma che le manifestazioni di antisemitismo possono includere l’attacco allo Stato di Israele, concepito come collettività ebraica. Nella stessa direzione vanno anche 7 degli 11 esempi di condotte antisemite, fornite insieme alla definizione IHRA.
“Con questa legge – aggiunge Antonello Ciervo di Giuristi democratici – la Polizia potrà fornire al governo i dati di tutte le persone che sono sospettate di antisemitismo”. Presente in piazza anche la Federazione nazionale della Stampa italiana, accusata nei giorni scorsi dal presidente della Comunità ebraica di Milano Walker Meghnagi di legittimare, con la partecipazione al presidio del 9 settembre, gli atti di violenza verso gli ebrei, in forte aumento, secondo il presidente della Comunità, in questi ultimi anni. “Non si può accettare questa confusione tra la lotta all’antisemitismo e la libertà di critica allo Stato di Israele – ha dichiarato Vittorio Di Trapani, presidente Fnsi – fare questo vuol dire spostare il tema”. “Non c’è bisogno di nessuna nuova definizione a livello giuridico – continua Ciervo – le norme per criminalizzare gli atti di antisemitismo ci sono già e sono la legge Mancino”.
Durante il presidio ci sono stati dei momenti di tensione, rientrati poco dopo, quando alcuni manifestanti hanno esposto le bandiere di Hezbollah e di Hamas.