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Famiglia nel bosco, dopo le denunce della famiglia aperto un procedimento disciplinare per l’assistente sociale

Al centro del procedimento ci sono sei presunte violazioni del codice deontologico. La professionista avrà ora la possibilità di presentare le proprie deduzioni e di rispondere alle contestazioni. Intanto a occuparsi del caso si occuperà un'altra figura
Famiglia nel bosco, dopo le denunce della famiglia aperto un procedimento disciplinare per l’assistente sociale
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L’Ordine degli assistenti sociali d’Abruzzo ha aperto un procedimento disciplinare nei confronti di Veruska D’Angelo, l’assistente sociale che ha seguito il caso della famiglia del bosco di Palmoli, nel Chietino. Al centro del procedimento ci sono sei presunte violazioni del codice deontologico. D’Angelo avrà ora la possibilità di presentare le proprie deduzioni e di rispondere alle contestazioni. Il fascicolo è stato aperto dal collegio territoriale di disciplina dell’Ordine dopo due segnalazioni.

Le denunce della famiglia

La prima era stata presentata il 22 gennaio dalla presidente dell’Ordine, Francesca D’Atri, per “la necessaria verifica del corretto esercizio della professione” da parte dell’assistente sociale, anche in relazione a presunte “dichiarazioni” rilasciate alla stampa. La seconda segnalazione era arrivata sette giorni dopo dagli allora legali dei genitori, gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas che poi avevano lasciato l’incarico. Nell’esposto di otto pagine, secondo quanto riportato, i legali avevano sostenuto che D’Angelo si è mostrata “ostile” e “non ha svolto il proprio incarico con l’imparzialità richiesta dal ruolo”. Nel documento erano stati inoltre contestati un presunto “conflitto personale” e una gestione definita “manchevole” del rapporto con la famiglia. Posizioni quindi della difesa della coppia dei genitori verso cui sono stati presi i provvedimenti di sospensione della responsabilità genitoriale lo scorso novembre, l’allontanamento della madre dei bambi per i comportamenti “ostili” proprio nei confronti degli operatori che si sono occupati nel corso del tempo dei fratellini.

Vale la pena ricordare che la coppia dal 2021 viveva con tre figli piccoli in un casolare fatiscente. I fratellini non frequentavano la scuola (i genitori sostenevano l’educazione parentale), non avevano assistenza pediatrica, né completato il ciclo di vaccinazioni e non parlavano italiano. Nel settembre 2024 la famiglia si era intossicata con funghi raccolti dal padre ed è stata soccorsa casualmente da un vicino. In ospedale i genitori avevano rifiutato alcune cure per i figli che rifiutavano il sondino nasogastrico, episodio che aveva fatto partire le segnalazioni alle autorità.

Il caso dei bimbi

L’allontanamento dei bambini era avvenuto nell’ambito di un percorso seguito dai servizi sociali e disposto dal Tribunale per i minorenni, sulla base di valutazioni relative alle condizioni di vita dei minori. La più grande al momento dell’allontanamento aveva una bronchite non curata. Dopo un periodo di permanenza nella casa, la madre è stata allontanata il 7 marzo dalla struttura per l’atteggiamento “ostile” e “squalificante” nei confronti degli operatori. A seguito della decisioni i giudici erano stati attaccati dalla stessa premier, Giorgia Meloni, e hanno subito una ispezione decisa dal ministro della Giustizia che si è conclusa con l’archiviazione. I coniugi erano stati ricevuti dal presidente del Senato e hanno partecipato anche a una conferenza stampa alla Camera. La coppia ora vive in una nuova abitazione messa a disposizione dal Comune, dove verranno raggiunti dai tre bambini dopo la recente decisione dei giudici che prevede un ricongiungimento graduale.

Il procedimento

Il procedimento non costituisce un giudizio sulla condotta professionale dell’assistente sociale. Il consiglio di disciplina ha deciso di procedere perché “non sono stati ritenuti sussistenti i presupposti per consentire un’eventuale archiviazione immediata”. L’archiviazione, secondo quanto riportato negli atti, sarebbe stata possibile qualora “i fatti palesemente non sussistano” oppure nel caso in cui “le notizie pervenute siano manifestamente infondate“. Le contestazioni riguardano diversi articoli del codice deontologico. Tra i principi sui quali il collegio dovrà fare le proprie valutazioni c’è quello secondo cui l’assistente sociale “considera ogni individuo anche dal punto di vista biologico, psicologico, sociale, culturale e spirituale, in rapporto al suo contesto di vita e di relazione”.

Un’altra norma stabilisce che il professionista “non esprime giudizi di valore sulla persona in base alle sue caratteristiche o orientamenti e non impone il proprio sistema di valori”. Il procedimento riguarda inoltre il principio secondo cui l’assistente sociale “riconosce le famiglie, nelle loro diverse e molteplici forme ed espressioni, nonché i rapporti elettivi di ciascuna persona, come luogo privilegiato di relazioni significative”. Tra gli aspetti sottoposti all’attenzione del consiglio di disciplina c’è anche la gestione dei rapporti con la stampa. Il codice stabilisce che “l’assistente sociale, oltre a ispirarsi a criteri di equilibrio e misura, è tenuto al rispetto della riservatezza e del segreto professionale nei rapporti con la stampa”.

Secondo l’esposto dei legali, D’Angelo non avrebbe inoltre rispettato la norma che prevede che l’assistente sociale “chiede al proprio datore di lavoro di essere sollevato dall’incarico, fornendo ogni elemento utile alla continuità del processo di aiuto, nel caso in cui l’interesse prevalente della persona lo esiga o quando, per gravi motivi, venga meno la relazione di fiducia”. L’ultima contestazione riguarda infine il rapporto con lo stesso Ordine professionale. Intanto una nuova assistente sociale si occuperà del caso Giuseppina Tittaferrante incontrerà l’avvocato della famiglia, Simone Pillon. Al momento, tuttavia, D’Angelo non risulta essere stata formalmente rimossa dal proprio incarico.

Il consulente della famiglia: “Non approvo l’avvio del procedimento disciplinare”

“Non amo il giustizialismo e, nonostante abbia espresso un’opinione dissenziente rispetto all’operato del servizio sociale, non imputo malafede né approvo l’avvio di procedimenti disciplinari di nessun tipo, come diffuso da alcuni organi di stampa, e auguro che D’Angelo possa lavorare serenamente – dichiara lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente del legale che assiste i coniugi – Questo non vuol dire che il mio giudizio sull’operato e sulle competenze messe in campo sia cambiato: il patatrac è avvenuto nei mesi che hanno preceduto il prelievo dei bambini, peraltro gestito con modalità incredibili: è stato fatto a novembre, nel tardo pomeriggio, quando già era buio, con due gazzelle dei carabinieri di scorta e una decina di persone presenti”.

“Gli errori che imputo – prosegue Cantelmi – sono la mancanza di una mediazione linguistica, la mancanza della conoscenza della lunga e complessa storia della coppia genitoriale, l’incapacità di instaurare un rapporto cooperativo e collaborativo, che invece avvenne con il servizio sociale di Bologna che incoraggiò Catherine a ritornare con fiducia a Palmoli e riprendere i contatti con il servizio sociale locale. Soprattutto – aggiunge lo psichiatra – imputo l’incapacità di valutare alternative e metterle in atto, la rarità degli incontri, l’uso delle forze dell’ordine, l’incapacità di creare un legame empatico e collaborativo e, soprattutto, il non aver valutato la sproporzione della sottrazione dei bambini ai genitori rispetto alle criticità osservate. Il prelievo ha spazzato via decenni di studi: i bambini hanno bisogno innanzitutto dell’amore dei loro genitori, poi di tutto il resto”.

“In questo caso l’amore dei genitori c’era: nessun abuso, nessun pericolo immediato, solo tanta incapacità di comprendere la profondità umana della coppia. Ecco, questo io imputo al servizio sociale, esprimo le mie critiche che credo legittime, ma non sopporto l’attacco personale alla dottoressa D’Angelo, la criminalizzazione o le accuse di malafede“.

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