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Trionfo Afd in Sassonia-Anhalt: la storia si ripete anche se il nemico è diverso

È il bello della democrazia, sostiene il leader della Lega Matteo Salvini. Bisognerebbe ricordargli che in Europa ci sono stati precedenti storici drammatici
Trionfo Afd in Sassonia-Anhalt: la storia si ripete anche se il nemico è diverso
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Il conservatore Joseph De Maistre diceva che “ogni nazione ha il governo che si merita”. Un’affermazione dura, ripresa anche da Churchill, che in sostanza sosteneva che la forma di governo di un Paese fosse lo specchio morale, culturale e spirituale del suo popolo, e non un semplice assetto istituzionale calato dall’alto. Una verità scomoda che, con le dovute distinzioni e proporzioni, viene in mente dopo la vittoria schiacciante dei neonazisti dell’AFD in Sassonia-Anhalt. Una vittoria che pone un interrogativo inquietante: come è possibile dopo la tragedia del nazismo e dell’olocausto che in Germania vinca un partito che nel suo programma propone l’isolamento nelle scuole dei bambini disabili? Come è possibile che tra i programmi culturali e politici di quel partito ci sia la rivalutazione del pensiero di Hitler e una lotta accanita contro ‘lo straniero’?

Si dirà che la storia si ripete ma non è sempre la stessa. E’ vero. Il nemico numero uno del nazionalsocialismo hitleriano erano gli ebrei, rei di controllare pezzi importanti del potere economico e finanziario in Germania. Hitler fece leva sul proletariato e sottoproletariato tedesco per convincere il popolo che tutti i mali dell’economia avevano come colpevole le lobby ebraiche. Anni fa c’era un libro di Livio Maitan che spiegava bene come il nazionalsocialismo ebbe il sopravvento tra il popolo grazie a questa demagogia razzista. Oggi il quadro è mutato radicalmente ma c’è una terribile similitudine: le forze di destra estrema e anche quelle più conservatrici agitano anche esse un nemico comune che minaccerebbe l’occidente: l’emigrazione. Se si fa un’analisi dei successi elettorali in Europa e negli Stati Uniti si scopre facilmente che i conservatori hanno vinto le elezioni grazie alla paura dell’’Invasione’ straniera e grazie al terrore della sostituzione etnica. L’uso dell’immigrazione come “nuovo capro espiatorio”: l’’architettura ideologica della demagogia identitaria non richiede necessariamente lo stesso “nemico” degli anni 30. La struttura del discorso rimane identica: individuare un gruppo esterno (gli immigrati) responsabile delle crisi economiche, culturali e di sicurezza, da contrapporre a un “popolo puro” incontaminato.

C’è chi sostiene, in Italia l’ultra conservatore Matteo Salvini, che non c’è da preoccuparsi se in Germania hanno vinto, sia pure in un piccolo lander, i neonazisti della signora Alice Weidel e di Ulrich Siegmund. È il bello della democrazia, sostiene il leader della Lega. Bisognerebbe ricordargli che in Europa ci sono stati precedenti storici drammatici di dittatori come Benito Mussolini e Adolf Hitler che hanno vinto le elezioni e soltanto in seguito hanno annullato le regole della democrazie. Ma ridurre la democrazia al solo momento del voto (la “maggioranza che decide”) significa ignorare la democrazia sostanziale, fatta di pesi e contrappesi, tutela delle minoranze, diritti fondamentali e valori costituzionali. Storicamente, le democrazie sono raramente crollate per colpi di mano esterni; più spesso sono state destrutturate dall’interno da forze entrate regolarmente in Parlamento.

Questa d’altronde è ad esempio la storia del nazionalsocialismo in Germania: il partito di Hitler ottiene il suo miglior risultato di sempre in consultazioni libere nel 1932 con il 37,3% dei voti, diventando il primo partito nel Reichstag (230 seggi). Solo dopo questa vittoria elettorale Paul von Hindenburg nominò Hitler Cancelliere (Primo Ministro) alla guida di un governo di coalizione conservatore. Le élite industriali, militari e della destra tradizionale pensavano erroneamente di poterlo “controllare”. Ma come ci racconta la tragica storia del secolo scorso non fu così. E non fu così anche perché i partiti liberali sottovalutarono l’ascesa del nazismo. Oggi sta avvenendo un processo simile: i partiti liberali e democratici sembrano impotenti di fronte alla ondata nera che si sta diffondendo in molti paesi. Forse perché in più occasioni hanno abbandonato il loro carattere popolare lasciandolo preda dei populismi. Ma questa è un’altra storia.

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