Ho letto il libro di Chapoutot sul nazismo per capire come abbia convinto un popolo intero
di Giorgio Boratto
Ci si è domandati spesso come sia stato possibile che una civiltà che ha partorito Goethe, Kant e Beethoven abbia poi prodotto il nazismo e la Shoah, uno sterminio di così grande portata. E’ un errore immaginare che quella civiltà e la crudeltà selvaggia siano in antitesi. Oggi poi che la crudeltà, come altri aspetti del nostro mondo, è amministrata in modo assai più efficiente che in passato non ha cessato e non cesserà di esistere. Si è potuto accertare: creazione e distruzione sono entrambe aspetti inseparabili di ciò che chiamiamo civiltà.
Il nazismo resiste alla gran parte degli sguardi e rimane sotto certi aspetti un enigma. Continuiamo a non capire come un’intera società poté essere coinvolta, indotta ad agire, a essere complice o docile testimone dell’orrore. C’è un libro che tenta di dare una spiegazione indagando quella ‘cultura’ dietro una massa di dati che emergono da libri, articoli, documenti, film prodotti in Germania da filosofi, giuristi, medici, antropologi, storici, etnologi, zoologici, botanici, registi e giornalisti… insomma quanto è stato prodotto nei decenni che poi si conclusero con la mostruosità dell’entrata nella storia del nazismo. Questo libro è La legge del sangue. Pensare e agire da nazisti di Johann Chapoutot.
Si parte subito segnalando la grande schiera di medici, giornalisti, saggisti, pubblicisti, ideologi, universitari; una ampia coorte che, secondo me, anticipa quella ‘banalità del male’ che avrebbe poi costituito l’agire e il pensare di tutto il popolo tedesco. Tutto ha come base il risollevamento del popolo tedesco e della sua eccellenza come razza che ha dato nascita a ogni cultura. Questo era il sintomo di un tempo e di un luogo che rappresentava l’Occidente; era un programma che sarebbe durato molto tempo: i ‘mille anni’ rivendicati dal Terzo Reich. Gli imperativi categorici dei fondatori del nazismo erano tre: La procreazione: produrre i figli in quantità; questo serviva anche per la razza stessa. La lotta, il battersi per la necessità naturale di rispettare la legge del sangue e infina la guerra vittoriosa che permetteva di perpetuare il dominio di quella razza ariana nei secoli.
Il giudeo-cristianesimo era il vero nemico: quella cultura era contro gli animali e contro le leggi naturali; la rivoluzione nazista invece ristabiliva una nuova coincidenza tra natura e cultura e rifondava la legge e la morale. Il diritto non era una materia da applicare, ma era insito nella biologia della loro razza. In sostanza i nazisti avevano progettato una completa riscrittura della storia dell’Occidente con il modo in cui queste idee sono state attuate dai criminali nazisti.
La ‘visione del mondo’ nazista ebbe modo di diffondersi senza violenza ed era già assimilata dal popolo tedesco che ne condivideva le ragioni. L’analisi dell’insieme della “cultura” nazista mostra come in essa tutto converga verso un focus fondamentale: la “legge del sangue”, il fondamento di una razza superiore formata dal popolo germanico; una razza ariana che doveva assumere il controllo di tutte le altre e che avrebbe dovuto purificarsi dalla contaminazione di quella che non era neppure considerata razza, ma un germe bastardo di impurità: quella ebraica. Questo lavoro culturale, durato decenni, diventava il rumore sordo e inquietante, che si trasformerà alla fine nell’urlo agghiacciante e mostruoso che ha accompagnato il graduale insediamento e l’entrata a regime del nazismo.
Johann Chapoutot, uno dei maggiori storici francesi, ha scritto anche il libro Gli irresponsabili: una storia in cui non si vede sollevarsi all’improvviso una marea nera, ma in cui si vedono chiaramente le strategie messe in campo dal liberalismo per alimentare e sfruttare quella marea per i suoi fini. Una scelta che si rivelerà drammaticamente irresponsabile. Una scelta che è importante conoscere soprattutto oggi, quando qualcuno forse sta nuovamente pensando di compierla come 100 anni fa.
