"Abbiamo creato, più che una fuga di cervelli, una rete di cervelli" - 3/3
“Abbiamo creato, più che una fuga di cervelli, una rete di cervelli”
Ma partire non è stato semplice. Per Daniela la difficoltà maggiore è stata la lingua. Per Emanuele, invece, il confronto professionale con un sistema nel quale gli specializzandi avevano sviluppato una pratica clinica molto avanzata. “Avevo una preparazione teorica forte, ma all’inizio ho dovuto colmare rapidamente alcune differenze pratiche. E dovevo farlo in un’altra lingua”. La Svezia, dunque, non è stata un paradiso senza ostacoli. Ha però dato loro un sistema capace di offrire una prospettiva, chiedendo in cambio impegno, adattamento e responsabilità. Da qui nasce SINAPSE. L’associazione, lanciata ufficialmente il 20 marzo all’Ambasciata d’Italia a Stoccolma alla presenza dell’ambasciatore Michele Pala col sostegno dell’addetto scientifico italiano dell’ambasciata Augusto Marcelli, vuole rafforzare i rapporti scientifici e culturali tra Italia e Svezia. Tra i fondatori, oltre agli stessi Emanuele Bobbio e Daniela Esposito, ci sono Eduardo Bossone, Giuseppe Limongelli, Veronica Lattanzi e l’avvocata Katri Gelati.
“Abbiamo capito che non doveva essere una perdita per l’Italia. Abbiamo creato, più che una fuga di cervelli, una rete di cervelli”. SINAPSE Exchange favorisce la mobilità, SINAPSE Academy offre supporto e mentoring ai nuovi arrivati, mentre SINAPSE Talks racconta il lavoro dei ricercatori italiani in Svezia. Il primo workshop sulle malattie rare, organizzato tra Napoli e Capri con esperti italiani e svedesi, ha già mostrato la direzione: mettere insieme competenze diverse per costruire soluzioni comuni. “Non vogliamo che l’esperienza degli italiani all’estero venga considerata una perdita. Anzi, può diventare una risorsa condivisa”. Emanuele e Daniela non sono soltanto due professionisti che hanno trovato altrove un progetto che l’Italia non era riuscita a offrirgli. La loro storia è lo specchio di come questa esperienza, cominciata nel 2016, invece di chiudere una porta ne abbia aperte due. Per loro, per i figli e per chi, domani, deciderà di cambiare senza dimenticare da dov’è partito.