Prezzi alle stelle, le storie: “Il 17 del mese il conto è già a zero. Non ci curiamo più”. “Noi stringiamo la cinghia e la politica trova miliardi per le armi”
“Sono un padre di famiglia in cassa integrazione, con un entrate mensili di appena 600 euro. Mia moglie lavora per cercare di sbarcare il lunario, ma nonostante i sacrifici congiunti non riusciamo più ad andare avanti”. “Sono single e ho una disabilità uditiva. Lo stipendio è sempre più eroso da affitto, costi sanitari e bollette”. “Per lo Stato, Isee alla mano, io sono nella fascia medio-alta, ma nella realtà non riesco ad arrivare a fine mese”. Dopo la puntata di ieri, pubblichiamo altre testimonianze di lettori che ci hanno scritto per raccontare l’impatto sulla loro vita dei rincari degli ultimi anni.
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Ci stanno impoverendo. Lentamente, ma inesorabilmente. E la cosa più grave è che sembra quasi ci stiamo abituando. Al supermercato basta comprare poche cose essenziali per rendersene conto. Il caffè, l’olio, il pane, la pasta, la carne, i prodotti per la casa: tutto costa di più. Anche riscaldarsi sta diventando un lusso. Un sacco di pellet che un paio di anni fa costava circa 4 euro, oggi può sfiorare gli 8 euro. Eppure ci vengono presentati dati sull’inflazione che parlano di aumenti annuali del 3,3%. Ma chi vive con una pensione minima e fa personalmente la spesa ha il diritto di chiedersi: questa percentuale rappresenta davvero la vita reale? Perché una cosa sono le medie statistiche. Un’altra cosa è il carrello della spesa. Un pensionato non vive della media statistica: vive di pane, cibo, medicine, bollette e riscaldamento. (…) Noi pensionati siamo allo stremo. Non possiamo rinunciare alle medicine. Non possiamo rinunciare a mangiare. Non possiamo vivere al freddo. Eppure sempre più persone sono costrette a scegliere cosa sacrificare. E mentre i cittadini stringono la cinghia, la politica trova miliardi per gli armamenti. Ci dicono che dobbiamo diventare più forti militarmente. Ma che razza di forza è quella di un Paese che compra armi mentre i suoi pensionati e le famiglie contano gli euro per comprare le medicine? Le armi diventano obsolete. Gli arsenali devono essere continuamente aggiornati. E così oggi si spendono miliardi e domani se ne spenderanno altri. Una spirale infinita. E chi paga? Sempre noi.
Gian Elio
Approfitto dello spazio di ascolto che avete aperto ai lettori per dare voce all’esasperazione che io e la mia famiglia stiamo vivendo, una condizione che credo accomuni purtroppo moltissime altre persone in Italia. Sono un padre di famiglia e mi trovo attualmente in cassa integrazione, con entrate mensili di appena 600 euro. Mia moglie lavora duramente per cercare di sbarcare il lunario, ma nonostante i sacrifici congiunti non riusciamo più ad andare avanti. La situazione è arrivata al limite: su bollette e utenze accumuliamo ritardi nei pagamenti perché i costi energetici e le tasse locali hanno raggiunto cifre insostenibili. Se mentre prima si spendevano 90€ a bimestre di luce ora ce ne vuole il doppio per non parlare del gas il cui costo è quadruplicato, se prima spendevi 120/140€ ora ce ne vogliono 400/450€. Persino fare benzina per andare a lavorare è diventato un lusso proibitivo e questo aumento a catena ha fatto lievitare i prezzi di qualsiasi bene di prima necessità, dai generi alimentari alle spese quotidiane. Qui in Calabria i prezzi sono alle stelle, il diesel è a 2.20 a litro. Di media spendo 20€ ogni 2 giorni. Risparmi azzerati: non c’è alcuna possibilità di mettere da parte nulla o di pianificare il futuro. Ci sentiamo soffocati da una pressione fiscale costante tra tasse, bollo auto e rincari continui a fronte di stipendi bloccati e lavoro precario. Rispetto al resto d’Europa, l’Italia sta affrontando una combinazione devastante di salari bassi e costo della vita altissimo. Non si tratta di una semplice lamentela, ma di un grido d’allarme. La sensazione è quella di essere stati lasciati alla deriva, in una situazione in cui la soglia di sopportazione è stata ampiamente superata.
Fabio
Il 15 del mese mi entra lo stipendio di 1000 euro circa e già il 17 ho il conto a zero. 200 euro di benzina mensili per andare a lavoro. Cibo per gli animali altri 150 al mese. Bollette altri 200 tra acqua e energia elettrica. Mutuo di casa altri 300 e 200 euro di spesa che dura 2 settimane. Stiamo facendo la fame! Non si va più avanti, stavamo pensando di vendere tutto e tentare la fortuna all’estero. Non ci curiamo più, non acquistiamo più vestiario. Ci hanno ridotto alla miseria! (…) I salari sono da miseria e dobbiamo assistere a compravendita di armi, aiuti ai ceti medi, bugie sulle campagne elettorali pur di aggiudicarsi il voto per poi fare tutto il contrario. Politica e appalti sono la rovina del nostro paese.
Adriano
Sono un’impiegata 45enne dipendente (fortunatamente di ente a finanziamento pubblico) con disabilità uditiva. Come donna single con problemi di udito, il mio stipendio (sempre immutato) di 1500-1600 viene sempre più eroso da affitto che sostengo da sola visto che a Roma (e nel Lazio in genere) comprare casa è diventato proibitivo, costi sanitari per protesi acustiche (sia acquisto che riparazione) occhiali ed ausili ortopedici, bollette energetiche perché siamo ormai obbligati a doverci scaldare o raffrescare nelle aspre montagne russe climatiche. La domanda che vorrei rivolgere direttamente alla donna che ci governa: se da mamma donna cattolica le sembra sostenibile che a fronte di stipendiucci fermi (al netto delle mancette elettorali estemporanee) si può scaricare all’infinito sulle spalle delle famiglie tutti i costi.
Michela
Dovrei ritenermi un fortunato con la mia pensione ma, considerato che gli aumenti dell’assegno sono ridicoli, da tempo oramai non copro l’inflazione (…). Da qui a qualche anno sarò in difficoltà anche perché i miei figli, che pagano un affitto improponibile, se hanno un imprevisto, mi chiedono di aiutarli, cosa che a me non accadeva 40 anni fa, anzi, era il contrario, potevo aiutare i miei cari per le cure di cui necessitavano. Peccato che non interessi a nessuno da almeno 20/25 anni e tantomeno all’allegra compagine parlamentare attuale. Ci si chiede perché dovrei consumare le scarpe (pagate con i miei guadagni) per andare a votare…lo farò comunque perché è una conquista ma sinceramente capisco chi non ci va più. Abbiamo una certa età e problemi di salute che ci costringono a spendere molto per un‘adeguata assistenza medica.…ma perché? Io e mia moglie abbiamo pagato le tasse per un totale di 85 anni e allora? E a proposito, perché c’è ancora un’evasione esagerata che se combattuta aiuterebbe tutti, nonché la flat tax per gli imprenditori fino a 100.000 euro stando alla proposta dell’attuale governo? Perché non sono nato in un paese evoluto del nord Europa?
Mauro
Per lo Stato, Isee alla mano, io sono nella fascia medio-alta, ma nella realtà non riesco ad arrivare a fine mese, fra tasse universitarie del figlio e aumenti su tutti i fronti. Anche avere un cane o un gatto diventa un lusso, per un problema di blocco renale sono partiti 1500€ di spese veterinarie . Non se ne può più.
Simona
Ho un’attività commerciale insieme a mio fratello, con la quale fino a qualche tempo fa potevamo “campare” onestamente e toglierci qualche piccolissima soddisfazione (cene, brevi vacanze ecc.). Poi il crollo delle vendite dovuto a vari fattori, al nostro settore, alla crisi generale ed anche al calo d’interesse per il commercio nella nostra zona (provincia di Firenze). Nel 2020 siamo stati costretti a finanziare la nostra attività per non far crollare tutto il castello, piano piano ce l’abbiamo fatta a ripagare tutto ma per noi nessuno stipendio sicuro, solo il minimo indispensabile per poter vivere. Purtroppo negli ultimi tempi non ce la facciamo più a fare la spesa quotidiana, a riempire il serbatoio (io dello scooter perchè uso poco l’auto). Sono un settantenne con pensione da 933,00 euro dopo 42 anni di versamenti INPS, ho anche 11 anni di versamenti Enasarco che purtroppo non si recuperano perché il minimo per riavere qualcosa è di 20 anni. Convivo con la mia compagna anche lei pensionata da 750,00 euro al mese ed anche lei “costretta” a continuare il lavoro. Non facciamo vacanze da sei anni e, ciliegina sulla torta, nel 2025 mi è stato diagnosticato un tumore ai polmoni che sto combattendo con tutte le mie forze, ma anche per questo occorrono sempre più soldi e siamo piuttosto preoccupati per il futuro. Ho un figlio di 39 anni (laureato), ha un lavoro normale da impiegato e insieme alla sua compagna sono molto perplessi sul farsi una famiglia, e li capisco in pieno.
Claudio