Schlein, prova di forza (e di omissioni) in direzione Pd. E intanto al centro è una giungla: pure la lista-Quirinale non decolla
È pronta a blindarsi Elly Schlein, a dare il via al percorso che porta ai gazebo, a rimandare i nodi programmatici più problematici (a partire da quello sull’invio di armi all’Ucraina), a chiedere la proroga di un anno del proprio mandato come segretaria e a chiarire che l’unica candidata alle primarie del Pd sarà lei (con buona pace delle ambizioni di Giorgio Gori). Il copione della direzione di stamattina è questo, in attesa dell’Assemblea del 18, che sarà comunque una specie di congresso.
Ma intanto sulle scrivanie del Nazareno arriva l’ennesima variabile. Franco Gabrielli, l’ex capo della Polizia, ex Sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega ai Servizi segreti nel governo Draghi, ormai in tour da mesi per l’Italia, dà la sua disponibilità dalle colonne del Corriere della Sera: “Avrei potuto aspettare la nascita di un governo che mi affidasse magari qualche incarico. Ma non è questo che mi interessa. Credo sia più importante impegnarsi in prima persona nella costruzione di una nuova idea di Paese”, ha detto. È la sua entrata ufficiale in politica a fianco di Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate: “Lo faccio senza chiedere ruoli o garanzie: prima viene il progetto, poi il resto”, dice. La collocazione, chiarisce, nel centrosinistra è “senza ambiguità”. Perché “non immaginiamo un centro autosufficiente, destinato all’irrilevanza. La nostra collocazione è nel centrosinistra, con l’ambizione di renderlo più largo, credibile e capace di governo. Non una somma di sigle unite contro qualcuno; un’alleanza costruita attorno a un’idea del Paese”. Come chiarisce lo stesso Gabrielli, pronto a candidarsi alle primarie per portare avanti questo progetto è Ruffini. Per lui, chi lo sa, un domani, ci potrebbe essere il ruolo di mediatore a un eventuale tavolo di coalizione.
Ma al momento, in realtà, l’idea di un centro unico, unito, al quale sta lavorando il Nazareno ormai da mesi, appare impossibile. Nessuno vuol cedere il passo a Gabrielli (o a Ruffini), nessuno ha voglia di stare alle regole di Matteo Renzi, l’unico che non deve raccogliere le firme per presentarsi alle politiche.
Stasera il fu Rottamatore apre la Leopolda. Con lui Vincenzo De Luca, Vincenzo Spadafora e Benedetto Della Vedova; tutti esponenti di punta del centrino, con la possibilità che il sindaco di Salerno scelga addirittura di candidarsi in prima persona (con Renzi alle spalle). Ha dato la sua disponibilità a candidarsi Riccardo Magi, leader – ormai dimezzato – di più Europa. E poi c’è Alessandro Onorato, l’Assessore del Comune di Roma, vicino a Giuseppe Conte e a Goffredo Bettini, che pure vuole scendere in campo, con il suo Progetto civico. In questo contesto, neanche il “Partito del Colle” (così si può definire il duo Gabrielli-Ruffini, entrambi molto vicini a Sergio Mattarella) riesce a svettare su tutti gli altri. E dunque, al Nazareno a questo punto sono pronti a stare a guardare. “Nessuno di loro – se non si mettono d’accordo per un listone unico – arriverà al 3% per entrare in Parlamento. Ma noi comunque come centrosinistra prendiamo i loro voti (basta l’1% per conteggiarli per la coalizione, ndr)”. E alle primarie? A un certo punto bisognerà decidere le regole, ma non è possibile dire di no a chi vuol correre. Il Pd può escludere una doppia candidatura, ma non sbarrare la strada a chi vuole presentarsi. E allora? “Vediamo chi alla fine lo farà davvero, con il rischio di prendere l’1 o il 2 per cento”, fanno spallucce ai piani alti del Pd. Di certo, più si va avanti più le primarie assomigliano a una competizione senza rete. Per tutti.