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Berlino chiude “Casa Russia” e Mosca risponde con lo stop al Goethe Institut: così la cultura diventa ancora arma diplomatica

Lo stop alle attività dei centri culturali è l'ennesimo tassello dello scontro a distanza tra i due Paesi. Nei giorni scorsi la Germania ha accusato la Russia di essere responsabile dell'attacco ibrido all'aeroporto di Lipsia e ha chiuso il Consolato generale a Bonn
Berlino chiude “Casa Russia” e Mosca risponde con lo stop al Goethe Institut: così la cultura diventa ancora arma diplomatica
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Prima le accuse della Germania sugli attacchi ibridi, poi la chiusura del Consolato Generale russo a Bonn a partire dal 18 settembre e infine la decisione di chiudere la Casa Russa nella capitale tedesca, sostenendo che da tempo non rispecchia più la sua denominazione ufficiale di “Casa della scienza e della cultura”. Lo scontro tra la Germania e Mosca corre anche sul filo della cultura e, per quanto il Cremlino rassicuri sulla volontà di non volere declassare le relazioni diplomatiche, arriva la controrisposta: dopo la decisione del governo Merz su Casa Russia, il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha infatti annunciato la chiusura in Russia dei centri culturali tedeschi del Goethe Institut – che operano a livello globale e diffondono la conoscenza della lingua tedesca promuovendo la cooperazione culturale internazionale – a Mosca, San Pietroburgo e Ekaterinburg. “Naturalmente chiuderanno dopo che il nostro centro culturale è stato espulso da Berlino“, ha detto Lavrov, intervenendo al Forum economico orientale di Vladivostok. “Hanno compiuto questo passo deliberatamente, non potevano non capirlo, e ciò significa la fine della loro presenza culturale in Russia”, ha affermato Lavrov, aggiungendo che i centri sono rimasti aperti “nonostante tutte le complicazioni ucraine nelle nostre relazioni con l’Occidente”. La Russia ha inoltre minacciato di adottare ulteriori misure, tra cui la possibile chiusura del consolato generale tedesco a San Pietroburgo.

Quello della chiusura di Casa Russia e del Goethe è solo l’ultimo episodio in cui la cultura viene usata come arma per incrementare la tensione diplomatica. Da quando è iniziata la guerra contro Kiev, la serie di talenti mondiali dichiaratamente pro Putin e manifestamente allontanati dai teatri italiani è significativa. Era esploso il caso di Valery Gergiev, a cui non è stato permesso di dirigere l’orchestra della Scala e a Caserta: ha sempre manifestato posizioni allineate con lo zar, che ritiene abbia “fermato il processo di disintegrazione della Russia”. All’Arcimboldi di Milano era stato poi cancellato lo spettacolo di Sergei Polunin, il ballerino ucraino e russo di adozione che sul petto ha diversi tatuaggi di Putin. e si è speso per una raccolta fondi a favore dell’esercito russo. La Fenice aveva inoltre annullato il concerto della pianista ucraina putiniana Valentina Lisitsa, che aveva suonato nella Mariupol occupata. C’è anche chi ha cercato di oscurare i classici della letteratura russa, come quando nel 2022 l’università Bicocca di Milano aveva cancellato il corso di Paolo Nori su Dostoevskij, salvo poi tornare invano sui suoi passi. Ad aprile, poi, la giuria della Biennale d’Arte 2026 aveva deciso di escludere Russia e Israele dai premi, perché i due Paesi sono statiaccusati di “crimini contro l’umanità” dalla Corte penale dell’Aja, che ha emesso mandati di arresto internazionali per Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu.

Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha espresso rammarico per la chiusura del Goethe, spiegando che “danneggia ulteriormente” i rapporti tra i due Paesi. “Il Goethe-Institut contribuisce ogni giorno a buone relazioni culturali e allo scambio tra le società russa e tedesca, e lo fa in condizioni estremamente difficili dall’inizio della guerra di invasione russa in Ucraina“, ha dichiarato il ministro degli Esteri alla Dpa a margine di un incontro con i colleghi di Francia e Polonia a Weimar. “In questo contesto, la misura ora annunciata dalla Federazione Russa è molto deplorevole, perché danneggia ulteriormente le nostre relazioni”, ha aggiunto Wadephul, sottolineando che la chiusura dei Goethe-Institut sarebbe ingiustificata, poiché la decisione tedesca di chiudere la Casa russa di Berlino è una risposta a un attacco che, secondo il governo tedesco, è stato chiaramente attribuito alla Russia. Berlino ritiene infatti Mosca responsabile del tentativo di attentato con un drone carico di esplosivo ritrovato vicino a un velivolo ucraino all’aeroporto di Lipsia/Halle e ha annunciato un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia, che nega ogni coinvolgimento nell’episodio.

Lavrov, rimarcando ancora una volta la frattura diplomatica, ha inoltre aggiunto che la Russia non inseguirà mai l’Europa implorando la revoca delle sanzioni, aggiungendo che Mosca non ha mai costruito muri né si è isolata dall’Europa, e che questa è stata una scelta di Bruxelles. “L’Europa ha deciso che la nostra cooperazione degli anni passati era così vitale per la Russia che dovremmo correre dietro di loro, implorandoli: ‘Dai, va bene, perdonateci, dimenticate quello che è successo, torniamo indietro, revocate le sanzioni'”, ha detto Lavrov, “questo non accadrà. Abbiamo, se vogliamo, il nostro orgoglio nazionale nel senso migliore del termine. Non abbiamo assolutamente bisogno della benevolenza di nessuno. La Russia ha abbastanza amici e partner pronti a cooperare in buona fede, mentre l’Europa semplicemente non può farlo”.

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