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Cosa rischia davvero Salvini con la rivolta della Lega Nord. Pini: “Senza quel simbolo prende un prefisso telefonico”

Il Comitato presieduto dall'ex deputato leghista punta al Congresso de vecchio partito. Nel mirino Igor Iezzi e i marchi registrati dal leader nel 2025
Cosa rischia davvero Salvini con la rivolta della Lega Nord. Pini: “Senza quel simbolo prende un prefisso telefonico”
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La sfida di Gianluca Pini, ex deputato della Lega Nord e presidente del neonato Comitato per il Congresso federale, non è soltanto politica. Si tratta di riportare in vita un partito diverso dalla Lega per Salvini Premier: la vecchia Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, formalmente esistente e titolare del suo simbolo. “Se lo immagina Salvini che si presenta con un simbolo dove non c’è l’Alberto da Giussano? Prende una percentuale da prefisso telefonico”, assicura Pini al Fatto.it. Per arrivarci, però, bisogna prima ottenere il Congresso, l’unico scopo dichiarato del Comitato: “Dopodiché chi si candida, chi diventa segretario, elezioni o non elezioni, non è nei compiti di questo Comitato”.

Pini qualche carta da giocare ce l’ha. Nel 2022 aveva già chiesto al Tribunale di Milano di imporre la convocazione del Congresso: il ricorso urgente fu dichiarato inammissibile per la strada processuale scelta – “un cavillo”, secondo Pini –, senza una decisione nel merito. Stavolta si punta dritti sull’articolo 20 del Codice civile, che consente ad almeno un decimo degli associati di chiedere la convocazione dell’assemblea. Ma qui sta il primo problema: quanti sono oggi gli associati alla vecchia Lega Nord? “Non abbiamo idea”, risponde Pini. “Per questo abbiamo chiesto formalmente di darci i libri sociali, che ci hanno sempre negato”. E assicura: “Però abbiamo idea di quante migliaia di firme possiamo raccogliere e sono sicuramente più di quel decimo necessario”.

Il secondo fronte riguarda il deputato leghista e salviniano di ferro, Igor Iezzi, commissario della Lega Nord dal 2019, quando l’ultimo Congresso federale votò la coesistenza di nuovo e vecchio partito e il passaggio dell’attività politica alla Lega per Salvini premier. Il Comitato lo accusa di aver bloccato il tesseramento e svuotato le strutture territoriali, oltre alla mancata convocazione del Congresso che tuttavia potrebbe rientrare nelle deroghe previste dallo Statuto della vecchia Lega. Pini sostiene però che nel frattempo “sono scaduti tutti i termini statutari” e che “ci sono state delle violazioni statutarie e regolamentari che devono essere assolutamente sanate e solo un Congresso può farlo”. La più evidente? “Ci sono degli organismi obbligatori all’interno del movimento che non sono più in essere, sono scaduti o le persone si sono dimesse nel tempo”, spiega. Col risultato, aggiunge, che “la costituzione del movimento è monca”.

E veniamo al vero tesoro della vecchia Lega: il simbolo. L’articolo 3 dello Statuto stabilisce che appartiene esclusivamente alla Lega Nord e ne consente l’utilizzo ad altri movimenti politici. Ma il nuovo Comitato contesta le condizioni alle quali è stato messo a disposizione del partito di Salvini: “Modificarono una parte dell’articolo 3 dicendo che il simbolo poteva essere concesso in utilizzo a movimenti o associazioni politiche che condividevano gli stessi scopi del movimento”, dice Pini parlando di “modifica sottobanco”. E rilancia: “Un partito che si dichiara sovranista può avere lo stesso scopo di un movimento che si chiama per l’Indipendenza della Padania?”.

Ma non è tutto. Nel 2018 Salvini ha depositato personalmente tre marchi legati al simbolo leghista, registrati dall’Ufficio italiano brevetti e marchi nel 2025, compresa la sola immagine di Alberto da Giussano. Secondo Gabriele Maestri, costituzionalista ed esperto di simboli sentito dall’Adnkronos, la cosa però non equivale automaticamente al diritto esclusivo di presentarsi alle elezioni con quei simboli. “Verranno sicuramente impugnati, perché lei può depositare tutti i brevetti che vuole e farseli anche riconoscere, ma se poi uno glieli contesta e ha motivi di contestarli…”, attacca Pini. E chiama ancora in causa la gestione della Lega Nord, Iezzi in particolare: “Io mi chiedo perché nessuno fra il commissario e il legale rappresentante abbia impugnato quel deposito. Loro dovevano operare una tutela del patrimonio”. E invita a immaginare la risposta.

Ma se alla fine il Congresso dovesse davvero celebrarsi, il finale rimane tutto da scrivere. Potrebbe eleggere un nuovo segretario, ricostituire gli organi federali e decidere cosa fare di simbolo e partito. Se i nuovi vertici decidessero di togliere la concessione dell’Alberto da Giussano e riportare la Lega Nord alle urne, Salvini non perderebbe certo la guida della sua Lega, ma si ritroverebbe accanto quella originaria, pronta a contendergli militanti, voti, e storia.

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