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Caro gas, nuova fiammata sulle bollette dei vulnerabili: ad agosto +6,9%. Consumatori: “Emergenza nazionale, il governo non si volti dall’altra parte”

Intanto i il mercato all’ingrosso europeo sta registrando nuovi rialzi. E l’Europa arriverà all’inverno con le scorte ai minimi da 13 anni. Unc e Assoutenti chiedono di ridurre l'Iva e tagliare gli oneri di sistema
Caro gas, nuova fiammata sulle bollette dei vulnerabili: ad agosto +6,9%. Consumatori: “Emergenza nazionale, il governo non si volti dall’altra parte”
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Il caro gas si fa sentire pesantemente sulle bollette mentre sui mercati europei i prezzi continuano ad accelerare sotto la pressione della crisi in Medio Oriente. Ad agosto la tariffa fissata dall’autorità di settore Arera per gli utenti vulnerabili ancora in regime di tutela è salita a 143,72 centesimi di euro al metro cubo, il 6,9% in più rispetto a luglio. Quando era già esplosa del 9,7%. A spingere il prezzo è stato soprattutto il costo della materia prima, passato da 56,68 a 64,15 euro per megawattora. “O il Governo interviene nel mese di settembre, come fece Draghi, abbassando l’Iva sul gas al 5%, oppure i bilanci delle famiglie del ceto medio andranno in tilt, mentre i ceti meno abbienti non riusciranno a pagare le bollette”, commenta Marco Vignola, vicepresidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Si tratta di un’emergenza nazionale. Il Governo non può continuare a voltarsi dall’altra parte”.

“Il prezzo del gas – aggiunge Vignola -, nonostante non sia ancora iniziata la stagione termica, è il secondo prezzo più alto di sempre, inferiore solo a quello del dicembre 2022, quando si raggiunse il record storico per via della guerra in Ucraina. Ma in quel caso si trattava di un mese invernale, con il picco della domanda, non certo del mese di agosto con temperature africane”. Il presidente di Assoutenti Gabriele Melluso dal canto suo chiede non solo di ridurre l’Iva e tagliare gli oneri di sistema, ma anche di varare “una misura strutturale sul prezzo dell’energia che non può più essere determinato né con il PSV né con il TTF ma con una reale relazione tra costi e ricavi”. In più “è indispensabile procedere all’atteso disaccoppiamento tra energia e gas, che altera i prezzi finali ai consumatori”.

Intanto il mercato all’ingrosso europeo sta registrando nuovi rialzi. Ad Amsterdam l’indice Ttf è salito per il terzo giorno consecutivo, arrivando a 73,4 euro al MWh, in aumento dell’1,64%, con gli operatori che guardano alla ripresa degli scontri tra Stati Uniti e Iran e temono una prolungata interruzione dei flussi energetici attraverso lo stretto di Hormuz. Anche il mercato italiano ha registrato oggi un’accelerazione. Il valore dell’Italian Gas Index (Igi) calcolato dal Gestore dei mercati energetici è passato dai 70,08 euro al MWh del primo settembre ai 77,14 euro del 2 settembre, con un aumento di oltre il 10% in un solo giorno.

Il dato Arera fotografa ovviamente una dinamica precedente agli ultimi rialzi: eventuali ulteriori aumenti della materia prima si trasferiranno sulle tariffe con tempi e modi diversi a seconda del meccanismo di aggiornamento. Ma, dopo la relativa stabilizzazione dei prezzi del gas rispetto ai picchi della crisi energetica del 2022, la guerra e il rischio che lo stretto di Hormuz resti a lungo chiuso hanno riaperto il problema della sicurezza degli approvvigionamenti. E l’Europa si appresta ad affrontare i mesi più freddi con le riserve di gas al livello più basso degli ultimi 13 anni: erano piene al 63% nell’ultima settimana di agosto, ben al di sotto della media dell’80% registrata negli ultimi anni a fine agosto. L’Italia è messa un po’ meglio, con scorte pari già all’80% della capacità totale.

All’attuale lento ritmo di immissione di gas nei depositi, l’Ue rischia di entrare nella stagione invernale con scorte inferiori di circa un quinto rispetto alla media quinquennale e al livello più basso dal 2013, secondo Greg Molnar, analista del settore del gas e professore, sentito dal Guardian. Seppur fuori dall’Ue, il paese più a rischio appare il Regno Unito con scorte tra le più basse in Europa. Chris O’Shea, amministratore delegato di Centrica, società proprietaria di British Gas, ha detto che la Gran Bretagna praticamente non dispone “di gas in stoccaggio” per il prossimo inverno.

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