Il mondo FQ

Messi, la dignità di un addio: “Ya no tengo màs para dar”, dopo aver ‘dato’ tutto

207 presenze e 125 gol con la maglia dell’Albiceleste hanno portato un titolo mondiale, un oro olimpico, due Coppe America, una Coppa dei Campioni Conmebol-Uefa e tanta, tanta umanità
Messi, la dignità di un addio: “Ya no tengo màs para dar”, dopo aver ‘dato’ tutto
Icona dei commenti Commenti

Anche stavolta Leo Messi ha bruciato sul tempo il suo eterno avversario, Cristiano Ronaldo: mentre il portoghese con la sua famosa tigna insiste ad andare avanti con la nazionale, il fuoriclasse argentino ha detto Adios alle Selecciòn. “Ya no tengo màs para dar”. Sei parole che esprimono un concetto in cui si condensano onestà intellettuale, senso di responsabilità, consapevolezza e, soprattutto, dignità. Messi ha dato, in 207 presenze e 125 gol con la maglia dell’Albiceleste, un titolo mondiale, un oro olimpico, due Coppe America, una Coppa dei Campioni Conmebol-Uefa. Ha dato anche, a livello giovanile, un mondiale Under 20, nel 2005.

L’addio di Leo alla nazionale era annunciato: era già tutto scritto al triplice fischio della sfida persa con la Spagna per il titolo iridato, giocata il 19 luglio scorso. Le scarpe sul prato e lui seduto, a osservare con lo sguardo perso nel vuoto la rissa tra i compagni di squadra e gli avversari: è la sua ultima immagine con la Selecciòn. Triste, solitario y final, avrebbe detto il grande Osvaldo Soriano. Voleva regalare il quarto titolo alla sua nazionale, il secondo nel ruolo di capitano, dopo aver trascinato l’Argentina in finale con otto gol, ma l’impresa, l’estrema di un’avventura leggendaria, non gli è riuscita. Messi no tenìa mas para dar ed è naturale che un giorno arrivi il giorno in cui il serbatoio è definitivamente esaurito. Un po’ come sta accadendo a Nolan Djokovic, eliminato al primo turno degli Usa dall’argentino Mariano Navone – quando si dice la coincidenza -, ma, soprattutto, battuto da se stesso, dal fisico che non risponde più.

Messi ha vissuto sei mondiali da protagonista: il primo, diciannovenne, nel 2006, quello dell’ultimo acuto del calcio italiano. Il ct di quel torneo in Germania fu José Pekerman. Messi segnò un gol, nel 6-0 alla Serbia-Montenegro. L’avventura dell’Argentina si concluse ai quarti, contro i padroni di casa. Nel 2010, Messi si ritrovò a prendere ordini da Diego Armando Maradona, l’uomo dei sogni, ma anche degli incubi per Leo, l’uomo dell’eterno paragone. Argentina di nuovo ko ai quarti, sempre sotto i colpi dei tedeschi. Nel 2014, al suo terzo mondiale, Messi perse la finale con la solita Germania: in panchina, a dirigere le operazioni, Alejandro Sabella. Il mondiale 2018 fu il peggiore della storia di Messi: ko agli ottavi, contro la Francia e adios al ct, Sanpaoli. Di quel torneo in Russa, l’immagine più forte fu il tributo a Diego Armando Maradona, quando a Mosca apparve in tribuna pochi minuti prima del match contro l’Islanda. Messi, quel giorno, dovette inchinarsi di fronte al mito di quello che, forse, è stato davvero il numero uno di tutti i tempi.

Il 2022, in Qatar, chiuse finalmente il cerchio dopo un giro immenso: la conquista del terzo titolo mondiale, sotto il comando di Scaloni, permise a Messi di pareggiare i conti con Maradona, almeno sul piano dei titoli. Il ko americano ha infranto il sogno di concedere il bis, tanto per ribadire che non c’è sempre l’happy end. Le tre pagine di addio, scritte su un banalissimo foglio di carta, rappresentano non solo un testamento, ma anche la confessione dell’amore per la sua Argentina e del suo dolore profondo per la scomparsa del padre Jorge. “Después de lo de mi papà”. E’ l’umanità che sovrasta il calcio, i gol, i dribbling, i record. L’addio alla nazionale è il prologo di quello che sarà il vero addio. Messi in qualche modo ha scelto di diluire il distacco, di renderlo meno traumatico. Perché il vero dolore, calcistico, sarà quello dell’ultimo saluto, degli scarpini appesi al chiodo. Godiamoci quel che resta di Messi, aspettando l’annuncio inevitabile: quel giorno sarà davvero triste.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione