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Famiglia nel bosco, il Tribunale: “Subito rientri diurni per i bimbi nella casa di Palmoli. Da ottobre anche di notte”

A informare sulle novità l’avvocato della famiglia del bosco, Simone Pillon. Il legale annuncia comunque il ricorso alla Corte d'appello. I tre fratelli si trovano da circa nove mesi in una casa famiglia di Vasto
Famiglia nel bosco, il Tribunale: “Subito rientri diurni per i bimbi nella casa di Palmoli. Da ottobre anche di notte”
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Dopo medi di attesa, il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha depositato il provvedimento sui bambini della famiglia del bosco. Il decreto, firmato dalla presidente nei suoi ultimi giorni di servizio all’Aquila, corregge parzialmente le precedenti decisioni e dispone un progressivo riavvicinamento dei minori alla famiglia, con rientri diurni immediati a Palmoli e – da ottobre – con pernotti in famiglia nel fine-settimana. A informare sulle novità l’avvocato della famiglia del bosco, Simone Pillon. Il legale aveva dichiarato che “tutte le presunte criticità” erano “state superate”. I tre fratelli si trovano da circa nove mesi in una casa famiglia di Vasto.

I giudici hanno disposto che “gli incontri protetti” avvengano “alternandoli tra lo spazio neutro e l’abitazione dei genitori, con facoltà di recarsi anche presso le pertinenze dell’originaria abitazione, in modo da consentire ai minori di vedere i loro animali” e che il servizio sociale “regolamenti i rapporti dapprima con rientri senza pernotto di maggior durata alla presenza dell’educatore e, dopo almeno un mese di regolare frequenza scolastica, valuti l’opportunità di rientri presso i genitori dei minori nel fine-settimana”.

“Passo avanti, ma eccessiva gradualità”

“Si tratta certo di un significativo passo in avanti rispetto alla situazione attuale, ma spiace tuttavia dover prendere atto che il lungo percorso giudiziario pare ancora lontano dal necessario e auspicabile pieno ricongiungimento familiare” commenta Pillon elencando alcuni “ulteriori aspetti che meritano di essere corretti”. Il legale quindi annuncia quindi reclamo alla Corte di Appello. “In ogni caso – spiega – sarà garantita da parte di tutti la piena collaborazione con la tutrice, la curatrice e il servizio affidatario nell’applicazione provvisoria del decreto”.

“Con tutto il rispetto per il Tribunale – sottolinea Pillon -, la difesa dei coniugi non può infatti esimersi dal rappresentare alcuni ulteriori aspetti che a suo avviso meritano di essere corretti nel superiore interesse dei minori. In primo luogo, a causa del ritardo nella decisione è stato di fatto negato il diritto dei minori a trascorrere almeno qualche giorno di vacanza con mamma e papà. Si auspica che tali periodi siano presto recuperati. In secondo luogo non sono stati presi in considerazione dai giudicanti i ripetuti richiami degli esperti della NPI, della difesa, della stessa CTU e in misura diversa anche delle altre parti in ordine alla necessità di un immediato e definitivo rientro in famiglia e al rischio per la salute dei minori causato dal permanere del collocamento extrafamiliare”.

Pillon ravvisa altri due criticità nel provvedimento dei giudici del Tribunale per i minorenni dell’Aquila. “In terzo luogo – dice – la eccessiva gradualità e l’incertezza sul ricongiungimento non sono giustificabili con la situazione familiare che non è affatto a rischio abusi e ha ampiamente risolto le criticità abitative e relazionali inizialmente contestate. È come se il Tribunale fosse rimasto ancorato a precedenti valutazioni che ormai sono ampiamente superate dai fatti. In quarto luogo infine si reputa contrario all’art. 30 della Costituzione e a tutte le convenzioni sovranazionali in tema di libertà educativa l’emanato ordine che sembra essere orientato a mantenere i minori in casa famiglia finché i genitori non mostreranno di aver accettato l’iscrizione dei bambini alla scuola pubblica, in luogo dell’istruzione parentale preferita dalla coppia. Come certamente ben noto, il collocamento extrafamiliare è una misura gravemente invasiva, che può essere giustificabile solo in presenza di condotte di abuso o violenza, ma non certo per imporre ai genitori di rinunciare alla libertà di scelta del percorso scolastico per i loro figli”.

Il caso

La coppia dal 2021 viveva con tre figli piccoli nel casolare. I fratellini non frequentavano la scuola (i genitori sostenevano l’educazione parentale), non avevano assistenza pediatrica, né completato il ciclo di vaccinazioni e non parlavano italiano. Nel settembre 2024 la famiglia si era intossicata con funghi raccolti dal padre ed è stata soccorsa casualmente da un vicino. In ospedale i genitori avevano rifiutato alcune cure per i figli che rifiutavano il sondino nasogastrico, episodio che aveva fatto partire le segnalazioni alle autorità.

L’allontanamento dei bambini è avvenuto nell’ambito di un percorso seguito dai servizi sociali e disposto dal Tribunale per i minorenni, sulla base di valutazioni relative alle condizioni di vita dei minori. La più grande al momento dell’allontanamento aveva una bronchite non curata. Dopo un periodo di permanenza nella casa, la madre è stata allontanata il 7 marzo dalla struttura per l’atteggiamento “ostile” e “squalificante” nei confronti degli operatori. A seguito della decisioni i giudici erano stati attaccati dalla stessa premier, Giorgia Meloni, e hanno subito una ispezione decisa dal ministro della Giustizia che si è conclusa con l’archiviazione. I coniugi erano stati ricevuti dal presidente del Senato e hanno partecipato anche a una conferenza stampa alla Camera. La coppia vive in una nuova abitazione messa a disposizione dal Comune, dove quindi verranno raggiunti dai tre bambini.

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