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La restaurazione di “Orsato”: dal calcio meno tecnologico al Medioevo il passo è breve

FATTO FOOTBALL CLUB - Ciò che più salta all’occhio è certamente il dato delle zero chiamate Var in queste due prime giornate. Restituire serenità e fiducia ai fischietti è fondamentale. ma non può avvenire a scapito della trasparenza
La restaurazione di “Orsato”: dal calcio meno tecnologico al Medioevo il passo è breve
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Con l’inizio della stagione auspicavamo un nuovo corso anche arbitrale, dopo i disastri di Rocchi negli ultimi anni. E in effetti con l’avvento del nuovo designatore Orsato (e del direttore tecnico Domenico Messina) qualcosa è cambiato. In questo avvio di campionato abbiamo assistito a un modo di diverso di dirigere le gare, che un tempo sarebbe stato definito “all’inglese”: meno fischi facili, si è alzata la soglia del contatto. Una postura differente adottata un po’ da tutti i primi fischietti che ha già sortito i primi effetti, col tempo effettivo medio che è aumentato (siamo intorno ai 58 minuti, circa 4-5 in più dello scorso anno). Ma, in attesa dei posticipi serali, ciò che più salta all’occhio è certamente il dato delle zero chiamate Var in queste due prime giornate.

Non è un caso. La direttiva di Orsato e Messina è chiaramente quella di lasciar giocare di più, e del resto è in linea con quanto suggerito a livello europeo e mondiale, dalla Uefa e dalla Fifa. In Italia il Var aveva preso una deriva un po’ moviolistica, finendo per vivisezionare ogni episodio e tradendo un po’ lo spirito del gioco. Non sono mancate comunque le polemiche. Alla prima giornata sul discusso contatto fra De Bruyne e Vasquez da cui è originato il gol decisivo del Napoli. In questo weekend, sul mancato rigore per l’entrata di Alajbegovic in JuveParma (si era ancora sullo 0-0). L’anno scorso sarebbero stati quasi sicuramente tutti fischiati. Ora no. Di buono c’è sicuramente l’uniformità di giudizio, e del resto l’ha sottolineato anche il presidente della Serie A, Simonelli, sarà fondamentale che si vada avanti con lo stesso metro.

C’è un però. Va bene lasciar giocare e dare ritmo alle partite (una delle principali lacune del nostro calcio rispetto agli standard europei, dove si viaggia a velocità doppia), ma ci sono episodi e episodi. Se i contatti sopra citati erano abbastanza borderline, meno spiegabile risulta il mancato intervento del Var in FiorentinaFrosinone per il calcio di Dragusin su Monterisi (unica giustificazione: la palla sarebbe ugualmente uscita) e soprattutto per la reazione da espulsione di Jimenez.

Recuperare lo spirito del gioco non vuol dire automaticamente rinunciare ai benefici della tecnologia. Invece il sospetto (abbastanza fondato) è che nella linea dura predicata da Orsato, convinto sostenitore della centralità dell’arbitro, ci sia anche una tentazione reazionaria. Lo conferma anche la chiusura, almeno per il momento, di Open Var, uno degli esperimenti di trasparenza arbitrale più riusciti (e pazienza che non piacesse ai fischietti): il programma per il momento è sparito dai palinsesti di Dazn, pare che un nuovo format lo sostituirà presto (da capire come), ma già che la stagione sia iniziata priva di questo spazio vitale per chiarire le decisioni è inquietante.

Sotto Rocchi, la classe arbitrale era andata alla deriva anche per le troppe divisioni interne al gruppo che non si sentiva tutelato dal suo designatore, che spesso era andato in televisione a criticare alcune scelte, facendo figli e figliastri. Orsato ha promesso ai suoi che non succederà più e li difenderà sempre tutti, senza distinzione. Restituire serenità e fiducia ai fischietti è fondamentale per avere degli arbitraggi all’altezza, ma questo non può avvenire a scapito del Var e della trasparenza, due delle poche conquiste che ha fatto il pallone italiano negli ultimi anni. Attenzione, perché tra un calcio meno tecnologico e il medioevo il passo è breve.

X: @lVendemiale

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