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Nepal, quasi mille lavoratori intrappolati nei tunnel idroelettrici. Dispersi salgono a 4.247, oltre 900 i morti. Allerta nuove inondazioni

In corso le operazioni per raggiungere gli operai. Già tratte in salvo 10.451 persone. Continua a salire il livello delle acque del fiume Bhotekoshi. Rischio emergenza sanitaria
Nepal, quasi mille lavoratori intrappolati nei tunnel idroelettrici. Dispersi salgono a 4.247, oltre 900 i morti. Allerta nuove inondazioni
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Almeno 933 lavoratori sono intrappolati nei tunnel di circa 12 progetti idroelettrici in Nepal, dopo le alluvioni del 26 agosto, secondo l’autorità per la gestione delle emergenze. Sono in corso le operazioni di soccorso per raggiungere gli operai isolati. I numeri dell’agenzia contano 10.451 persone tratte in salvo e 4.247 dispersi (592 stranieri) riferiscono Cnn e Kathmandu Post. Le vittime salgono a 903. “Stiamo lavorando alla ricerca e al salvataggio delle persone bloccate tra le colline, gli insediamenti e le zone fluviali”, ha dichiarato il generale di brigata Raja Ram Basnet, portavoce dell’esercito nepalese. Ancora nessuna notizia dei 3 italiani dispersi. Si tratta dell’orefice ligure Marco Ratto e della coppia italo svizzera Luca Barachini e Patrizia Marziale. Oggi al quotidiano La Nazione hanno parlato i familiari pisani di Luca Barachini. Intanto, attivisti e giornalisti accusano la Cina di censurare immagini e nascondere il vero numero di morti e dispersi ni Tibet. Mentre cresce il rischio dell’emergenza sanitaria e resta l’allerta per nuove inondazioni.

I soccorsi nei tunnel idroelettrici sommersi nel fango

I tunnel dei siti idroelettrici, con i lavoratori intrappolati in seguito alle inondazioni, sono nei distretti nepalesi di Rasuwa e Nuwakot. Diverse squadre straniere stanno assistendo i soccorritori nepalesi, provenienti soprattutto da India, Cina e Corea del Sud. Almeno un esperto ha affermato che le gallerie offrono spazio sufficiente per rifugiarsi e che alcuni operai potrebbero avere accesso all’ossigeno. Altri, tuttavia, hanno avvertito che le possibilità di trovare sopravvissuti si stanno riducendo.

I soccorritori nepalesi stanno effettuando delle esplosioni controllate per cercare di raggiungere i tunnel di vari impianti idroelettrici, ha riferito la Bbc. Intorno alle due del mattino è stata eseguita un’esplosione controllata per cercare di creare un varco di accesso verso il tunnel dell’impianto Trishuli-3A, con due escavatori per creare un varco profondo circa dieci metri. L’esercito nepalese afferma che sono in corso lavori per rimuovere acqua, fango e detriti da quello stesso tunnel, riporta sempre la Bbc.

“Non è chiaro quanti dei 933 lavoratori si trovassero all’interno dei tunnel profondi e pesantemente rinforzati” degli impianti idroelettrici, quando è avvenuta la tragedia, spiega la Cnn. Mentre l’Afp scrive che, secondo il governo, “circa cento lavoratori potrebbero essere ancora in vita all’interno di diversi tunnel”. Secondo la Bbc, stando alle autorità nepalesi, “venerdì sono stati tratti in salvo 191 sopravvissuti dai tunnel e altri 88 sono stati salvati sabato”. Secondo Mohan Kumar Dangi – presidente dell’Associazione dei Produttori Indipendenti di Energia del Nepal (Ippan) – alcuni operai sono riusciti a mettersi in contatto e a chiedere aiuto subito dopo il disastro. Ma cresce il timore che alcuni possano essere morti soffocati, sei giorni dopo il disastro. “Stiamo lavorando alle operazioni di ricerca e soccorso delle persone intrappolate tra le colline, gli insediamenti e le zone fluviali”, ha dichiarato il generale di brigata Raja Ram Basnet, portavoce dell’esercito nepalese.

I familiari del disperso Luca Barachini: “Ultimo contatto poco dopo le 2 del 26 agosto, poi il nulla”

“Possiamo solo sperare”. Sono le poche parole affidate ai giornalisti dai familiari pisani di Luca Barachini, che con la compagna Patrizia Marziale, era in viaggio nelle zone dell’alluvione tra Nepal e Tibet. A Pisa vivono ancora i genitori dell’uomo, che da tempo si è trasferito in Svizzera. La notizia è stata riportata oggi dal quotidiano La Nazione, che in città ha incontrato il fratello di Luca, anche lui da tempo trasferito all’estero e ora tornato nella casa dei genitori in questi giorni di angoscia. “Erano partiti il 15 agosto e non sappiamo nient’altro – ha detto ilfgratello al quotidiano -. L’ultimo contatto con loro è stato attraverso un messaggio poco dopo le 2 del 26 agosto. Poi più nulla”. La famiglia chiede di poter vivere questo momento in modo riservato. E’ in costante contatto con la Farnesina che, ha spiegato il fratello di Barachini, “sta facendo tutto il possibile”, anche “con delegati sul posto”.

A raccontare dettagli sul viaggio è stata la compagna del pisano che sulle sue pagine social aveva postato l’itinerario che avrebbe dovuto svilupparsi a cavallo tra Tibet, Nepal e Himalaya. Da Lhasa, dovevano arrivare, attraverso l’Everest, a Kathmandu. Barachini e Marziale, 52 anni, hanno cittadinanza italiana e svizzera e vivono insieme a Lugano: lui è un manager di un colosso finanziario, mentre lei lavora come assicuratrice e gioca nella locale squadra di hockey su prato Hac Lugano.

Rischio nuove inondazioni

Le autorità nepalesi stanno mettendo in guardia dalla possibilità di nuove inondazioni, mentre il livello delle acque del fiume Bhotekoshi continua a salire, dopo le devastanti alluvioni di mercoledì 26 agosto. Ai residenti dei distretti colpiti dalle alluvioni è stato chiesto di prestare particolare attenzione. A tale proposito, domenica 30 agosto sono stati inviati avvisi di allerta alluvioni sui telefoni cellulari, mentre le squadre di soccorso hanno continuato a lavoravano per liberare una delle principali autostrade del Paese.

Intanto, nel distretto di Dhading tra le aree più duramente colpite, i residenti hanno iniziato a tornare nelle loro case devastate o a ciò che ne è rimasto. La Malaysia ha promesso 1 milione di dollari in aiuti e invierà una squadra di ricerca e soccorso specializzata nelle emergenze per contribuire alle operazioni di assistenza. Il presidente cinese Xi Jinping ha affermato che la Cina sta facendo ogni sforzo per cercare e salvare il personale cinese e straniero. Ne dà notizia l’agenzia di stampa Xinhua. L’Agenzia cinese per la cooperazione internazionale allo sviluppo (Cidca) ha annunciato un pacchetto di aiuti per il Nepal, che include assistenza finanziaria d’emergenza e aiuti umanitari. Le forniture cinesi sono già arrivate a Kathmandu, mentre esperti di soccorso specializzati negli interventi in tunnel hanno raggiunto le aree nepalesi colpite dalla calamità.

Save the Children: “Con poca acqua potabile, bimbi a rischio per possibile emergenza sanitaria”

I bambini stipati nei rifugi pubblici corrono un rischio maggiore di contrarre malattie, anche a causa della difficoltà a reperire acqua pulita per bere e lavarsi, secondo l’organizzazione internazionale Save the Children. Lungo la strada che collega la capitale Kathmandu a Trishuli Bazar, un tempo vivace area di mercato e cuore commerciale del distretto di Nuwakot, si stanno accumulando sacchi per cadaveri che iniziano a emanare un forte odore di decomposizione. Resti umani e animali in decomposizione, rifiuti non smaltiti e acque stagnanti stanno ulteriormente aumentando il rischio di malattie trasmesse dall’acqua, tra cui diarrea e infezioni cutanee.
Secondo gli operatori di Save the Children, alcuni bambini sono visibilmente sofferenti, in cura per infezioni delle vie respiratorie e febbre.

Attivisti Tibet al Guardian: “Cina nasconde il numero di morti e dispersi”. Bbc: “Pechino censura immagini dell’inondazione”

“Il Nepal sta ordinando la rimozione di contenuti online relativi alle inondazioni che ritiene essere disinformazione“: lo scrive la Bbc, secondo cui “il Press Council Nepal – un organismo di regolamentazione dei media istituito dal governo nepalese – ha attivato un portale dedicato dove i cittadini possono segnalare informazioni” che sostengono essere “false e materiale dai contenuti crudi legati al disastro”. Stando al Kathmandu Post, riporta sempre la Bbc, “a decine di utenti è stato di conseguenza ordinato di rimuovere dei contenuti” ritenuti “inappropriati, tra cui filmati generati con l’intelligenza artificiale e filmati che mostrano cadaveri e ferite”.

Anche le autorità cinesi monitorano attentamente i contenuti online, bloccando filmati e informazioni fornite dagli utenti. Pechino ha sanzionato 10 persone accusate di aver diffuso online informazioni false sul bilancio delle vittime della frana in Tibet, al confine con il Nepal. Lo riferisce Cctv, citando il Dipartimento per la sicurezza informatica del ministero della Pubblica Sicurezza cinese. Secondo il ministero, le dieci persone avrebbero diffuso sui social media informazioni che gonfiavano in modo significativo il numero dei morti e dei dispersi rispetto ai dati ufficiali. Tra i casi citati figura un utente, identificato con il cognome Qiu. Avrebbe scritto online che, mentre le notizie parlavano di 1.400 morti, in realtà erano state precedentemente segnalate 3.000 persone disperse. Un altro utente, Liu, avrebbe invece affermato che più di 3.000 persone erano morte in Cina a causa della frana. Le autorità non hanno specificato quale sanzione sia stata applicata a ciascuno dei dieci individui. Il ministero ha precisato che i provvedimenti rientrano nelle misure adottate contro la diffusione di informazioni false online.

Il Guardian ha sollevato dubbi sul numero di vittime nel lato tibetano del Confine, fornito da Pechino. Le autorità cinesi hanno confermato che i morti sono 16 e i dispersi più di 540. Ma, accende i riflettori il Guardian, l’International Campaign for Tibet afferma che sue fonti ritengono il numero delle vittime ben più alto, con almeno 300 case distrutte. “Quanto si vede in Nepal rivela quello che viene nascosto in Tibet – ha detto al giornale britannico Tencho Gyatso, presidente dell’International Campaign for Tibet – Quattro località, Sale, Serchung, Labi e Rizi, sono state fra le più colpite con circa 300 case che risulterebbero distrutte e molte persone ancora disperse”. E, ha denunciato, le “poche informazioni che riusciamo a raccogliere sul campo” lasciano pensare il numero delle persone colpite dalla tragedia “sia molto più alto” rispetto al bilancio ufficiale fornito dalle autorità cinesi. In Tibet, ricorda il Guardian, è estremamente difficile poter verificare le informazioni in modo indipendente. In Cina la narrazione è fatta dai resoconti ufficiali.

Secondo la Bbc, la Cina censura le immagini dell’alluvione, bloccandone la diffusione sui social network e in tv. Finora, il principale telegiornale statale del paese ha trasmesso un solo fotogramma della catastrofe climatica, ha riferito l’emittente pubblica della Gran Bretagna. Immagini diffuse dai media statali cinesi, nei giorni scorsi, hanno mostrato squadre di soccorso che vagavano in una distesa desolata di fango e rocce, lanciando richiami ad eventuali persone intrappolate. Ma non ci sono testimonianze di sopravvissuti in Tibet e quasi nessun filmato amatoriale che mostri i momenti dell’alluvione o le sue conseguenze, ha sottolineato la Bbc. “In qualità di giornalista che si è occupato della Corea del Nord, spesso mi è stato più facile contattare gli intervistati a Pyongyang che a Lhasa, la capitale tibetana”, ha scritto la corrispondente da Pechino per il canale britannico. Giovedì sera, mentre i titoli dei giornali di tutto il mondo parlavano della devastazione in una valle himalayana, l’emittente statale cinese ha aperto il suo telegiornale principale con il lancio del nuovo libro di Xi, una selezione delle sue “opere più importanti e fondamentali”.

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