Ieri come oggi, è merito di sinistra e liberali se l’estrema destra trionfa
Aveva un bel da fare il filosofo romano antico Cicerone a qualificare la Storia come “maestra di vita”. Una favoletta che, malgrado tutto, durò svariati secoli, fino a quando un altro filosofo – stavolta tedesco, Hegel – nel 1800 pronunciò l’infausta sentenza: “La Storia insegna soltanto che essa non ha mai insegnato nulla all’uomo”.
Ciò è vero non perché la Storia sia una pessima insegnante – essa non ha cattedre, né tiene corsi regolari – bensì perché gli esseri umani sono dei pessimi studenti.
Lo vediamo anche ai nostri giorni, nel momento in cui la Storia ci manda pessimi segnali di un déjà vu che mai avremmo voluto veder ricomparire: mi riferisco alle recenti elezioni nel più povero del Land tedeschi, certo – dove l’estrema Destra neonazista ha superato abbondantemente il 40% dei consensi, con tanto di voto di massa da parte di operai e classi disagiate – ma anche al fatto che un po’ in tutto il mondo occidentale stiamo assistendo a un deciso ampliamento dei consensi in favore di forze politiche con rigurgiti xenofobi, razzisti, reazionari etc. (dall’America di Trump alla Francia di Le Pen, dall’Inghilterra di Farage all’Italia di Meloni, Salvini e Vannacci). Il fatto è che, mutatis mutandis, a non cogliere la lezione – ieri come oggi – è proprio la parte politica che dovrebbe darsi da fare per impedire il trionfo delle destre: liberali e sinistra.
Nella prima metà del Novecento, i primi, spaventati dal grande evento della Rivoluzione d’Ottobre in Russia, radicalizzarono le proprie posizioni in senso liberistico, consentendo ai soggetti operanti sul Mercato di esercitare uno sfruttamento selvaggio nei confronti dei lavoratori, per di più appoggiando le nascenti forze fasciste, utilizzate per reprimere con la forza i moti operai di protesta contro un sistema iniquo, generatore di disoccupazione e privilegi insostenibili.
Tutto questo mentre la Sinistra si divideva su questioni “esterne”, come l’opportunità di entrare o meno nella Prima guerra mondiale, ma anche sull’utilità o meno di attuare delle politiche colonialistiche che, secondo alcuni, andavano a favore proprio degli operai e delle classi più povere, mentre secondo altri contraddicevano il credo leninista, pronto a richiamare l’unione dei proletari di tutto il mondo in opposizione alle forze capitaliste e imperialiste. Il risultato fu il trionfo delle forze nazifasciste, nonché il piombare dell’Europa – e poi del mondo – in due conflitti mondiali di cui è superfluo sottolineare la drammaticità.
Oggi lo scenario è differente, non c’è dubbio, ma con evidenti elementi di continuità che dovrebbero far riflettere almeno coloro che ricordano quella tragica storia passata.
Sì, perché mentre le forze liberali sono pressoché scomparse, assorbite da una Destra che torna a mostrare inclinazioni reazionarie e razzistiche – ma comunque favorevoli a un liberismo che sta distruggendo la giustizia e la coesione sociale – dall’altra parte assistiamo a forze progressiste perfettamente incapaci di unirsi su almeno tre macro-questioni fondamentali e dirimenti: la costruzione di un modello sociale equo, garante delle classi più deboli e disposto a combattere i privilegi di pochi sempre più ricchi, a fronte di una larghissima fetta di popolazione sempre più povera e in difficoltà; l’opposizione a politiche di guerra che alimentano la conflittualità internazionale, rischiando di farci ripiombare in uno scenario distruttivo per l’intera umanità; l’individuazione di politiche ambientali serie e realistiche per contrastare un cambiamento climatico sotto gli occhi di tutti.
La Storia insegna che a generare consenso in favore della Destra più estrema non sono tanto le idee radicali di quest’ultima, quanto piuttosto l’incapacità dei liberali e della Sinistra di restare ancorati alla concretezza, contrastando quell’ingiustizia sociale che provoca disagio, risentimento e ricerca di un nemico comune da combattere nelle classi sociali più deboli e disagiate. Insomma, non si può pensare di fermare l’onda della Destra estrema con uscite becere e autolesionistiche come quella di Bonaccini, secondo cui a votarla sarebbero gli ignoranti (anche perché bisognerebbe quantomeno ragionare su cosa ha fatto la Sinistra, negli ultimi decenni, per Scuola e cultura in genere). Semmai con ragionamenti come quelli di Keynes, il quale – da liberale – ricordò un concetto semplice ai fanatici del mercato economico selvaggio: “Se lasciate che il potere d’acquisto della popolazione tracolli, oltre a generare conflitti sociali, a chi penserete di vendere i prodotti che escono dalle vostre industrie?”. Altri intellettuali, altri statisti, ma sempre la stessa Storia da cui ci ostiniamo a non imparare nulla.