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"Se al lavoro dico che mio figlio sta male, mi dicono di occuparmi di lui. È la normalità" - 3/3

Marco Ghiselli vive in Islanda da oltre dieci anni. “In Italia durante il tirocinio sentivo dire che per lavorare nel pubblico bisognava volontariato, farsi vedere o avere conoscenze. Credevo fosse un'esagerazione, e invece era tutto vero"
"Se al lavoro dico che mio figlio sta male, mi dicono di occuparmi di lui. È la normalità" - 3/3
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“Se al lavoro dico che mio figlio sta male, mi dicono di occuparmi di lui. È la normalità”

Ma è soprattutto il rapporto tra lavoro e vita privata a rappresentare la differenza più evidente. In Islanda, racconta, la famiglia occupa una posizione centrale nelle politiche pubbliche e nell’organizzazione del lavoro. Quando è nato il suo primo figlio ha potuto usufruire di diversi mesi di congedo parentale. “Qui si ha diritto a 6 mesi per la paternità. Tra l’altro, volendo, posso cedere a mia moglie 45 giorni e la stessa cosa può fare lei per me”. Se un bambino si ammala, i genitori possono restare a casa senza sentirsi penalizzati. “Se chiamo a lavoro e dico che mio figlio sta male, mi rispondono di stare tranquillo e di occuparmi della famiglia. È la normalità”. Nonostante la soddisfazione per la vita costruita in Islanda, Marco non rinnega le proprie origini e continua a seguire attentamente ciò che accade in Italia. È conscio della carenza di professionisti sanitari e sa che molti, come lui, si dirigono verso l’estero. A chi oggi si trova nella situazione che lui stesso ha vissuto oltre dieci anni fa, consiglia: “Non abbiate paura di partire. Imparate una lingua, fate esperienza, confrontatevi con altri sistemi. Le cose più belle spesso si trovano dove non avreste mai pensato di cercarle”. E sorride pensando a quando, durante il volontariato a Ravenna, era convinto che non avrebbe mai lasciato il proprio Paese. “Anch’io dicevo che non sarei mai partito, però alla fine eccomi qui a oltre tremila chilometri da casa. Un passo decisivo che mi ha migliorato la vita”.

Sei una italiana o un italiano che ha deciso di andare all’estero per lavoro o per cercare una migliore qualità di vita? Se vuoi segnalaci la tua storia a fattocervelli@gmail.com

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