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Nepal, oltre 3mila dispersi e quasi 700 morti dopo le inondazioni. Katmandu: “4-5 miliardi per la ricostruzione”

Poca acqua potabile, rischio emergenza sanitaria: si temono epidemie e carenza di farmaci salva-vita. Soccorsi rallentati dal fango mentre il numero delle vittime è destinato a salire. Centinaia di operai intrappolati nei tunnel idroelettrici. Una madre ritrova bimbo di 8 anni grazie all'agenzia Reuters
Nepal, oltre 3mila dispersi e quasi 700 morti dopo le inondazioni. Katmandu: “4-5 miliardi per la ricostruzione”
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Sale il numero di morti e dispersi dopo le devastanti alluvioni in Nepal, mentre il costo della ricostruzione si stima intorno ai 4-5 miliardi, secondo il governo di Katmandu. I soccorsi sono ostacolati dalla mole del fango mentre preoccupano le condizioni sanitarie: si temono epidemie e carenza di farmaci salvavita. Secondo Cnn i dispersi hanno superato la soglia dei 3 mila. L’ultimo aggiornamento della autorità nepalesi le stimava appena sotto quella soglia. 675 persone sono i morti nel Paese (cui si aggiungono 7 decessi in Tibet). Il totale arriva a quasi 3mila persone disperse. Secondo le autorità, tra di loro si contano 420 turisti: in corso contatti con una persona di nazionalità belga e con due spagnoli. Fino ad ora sono stati tratti in salvo 184 cittadini stranieri. In totale, le persone soccorse e salvate ammontano a più di 4.400.

Secondo il ministro delle Finanze Swarnim Wagle, citato dai media nepalesi, la stima per riparare i danni si aggira intorno ai 4-5 miliardi di dollari. Wagle ha precisato che si tratta di una previsione iniziale, mentre è ancora in corso la valutazione dei danni. Intanto, Papa Leone XIV ha inviato un sostegno economico per le necessità più urgenti, rendono noto i media vaticani. Il contributo aiuterà Caritas Nepal nel fornire assistenza immediata con cibo, generi di prima necessità e spazi di accoglienza per chi ha perso tutto.

Intanto il ministro degli Esteri nepalese ha messo in guardia oggi sulla crescente minaccia del cambiamento climatico nell’Himalaya, dopo inondazioni devastanti che hanno fatto centinaia di morti. “Il Nepal emette meno dello 0,01% dei gas serra, ma noi, il popolo nepalese, siamo tra le principali vittime del cambiamento climatico”, ha criticato il ministro Shisir Khanal. “Chiediamo quindi alla comunita’ internazionale di unirsi per preservare l’ecosistema himalayano“, ha aggiunto. L’United States Geological Survey (USGS) ha riferito che il disastro avvenuto mercoledì vicino al confine ad alta quota tra Cina e Nepal è stato causato dal crollo di un ghiacciaio, che ha portato a un flusso di detriti a valle.

Il ministro ha aggiunto di aver parlato telefonicamente con il suo omologo cinese, Wang Yi, e ha concordato di rafforzare la condivisione dei “dati idrologici in tempo reale”, secondo un comunicato. In un comunicato del ministero degli esteri cinese, Wang ha affermato che Pechino “aveva condiviso informazioni cruciali con il Nepal, tra cui immagini della zona colpita, dati satellitari e idrologici, nonche’ allerta precoce sui laghi artificiali a monte”

Si teme l’emergenza sanitaria: rischio epidemie e carenza di farmaci salva-vita

Ma ora si teme l’emergenza sanitaria per migliaia di sfollati, alle prese con la carenza di medicinali, acqua potabile e beni di prima necessità. Secondo quanto riporta il Kathmandu Post, nell’area di Trishuli numerosi pazienti affetti da malattie croniche, come diabete, ipertensione e asma, sono rimasti senza i farmaci di cui hanno bisogno dopo essere stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni. Anche l’ospedale di Trishuli sta esaurendo le scorte di alcuni medicinali, mentre la distruzione delle condutture e dei sistemi di approvvigionamento idrico ha lasciato senza acqua potabile sia la struttura sanitaria sia i campi allestiti per gli sfollati.

Circa mille persone sono attualmente ospitate in tre centri di accoglienza nei pressi dell’ospedale, dove la scarsità di acqua pulita e le precarie condizioni igieniche fanno temere la diffusione di malattie. “Con così tante persone che vivono insieme nello stesso luogo c’è il rischio che si diffondano malattie. La mancanza di acqua potabile sicura e di servizi igienici adeguati aumenta la possibilità di un’epidemia“, ha avvertito il direttore sanitario Rajendra Lama. L’ospedale deve inoltre fare i conti con la carenza di carburante per le ambulanze e con l’isolamento provocato dalla distruzione dei ponti, che rende necessario il ricorso agli elicotteri per trasferire i pazienti più gravi.

Ritrovato un bimbo di 8 anni, salvata anziana di 97

Un bimbo di 8 anni, Zoyal Ghale, che si era arrampicato sugli alberi per sfuggire alle devastanti inondazioni in Nepal, si è ricongiunto dopo due giorni con la madre che lo credeva morto, grazie anche all’aiuto di una giornalista della Reuters. A raccontare la storia sul sito dell’agenzia è la stessa madre del bambino, Matti Maya Tamang, 28 anni. Il 26 agosto Zoyal e il fratello erano andati a scuola, nel distretto settentrionale di Rasuwa. Lei era rimasta a casa quando improvvisamente ha sentito un forte rumore, come un terremoto. La parte inferiore di un ghiacciaio vicino alla cima del Langtang Lirung è crollata nella valle, scatenando una valanga di fango e rocce che ha travolto il Nepal settentrionale e il Tibet. Dopo aver ritrovato il figlio più piccolo ancora vivo, non aveva notizie di Ghale. Ieri, per puro caso, la reporter di Reuters Sahana Bajracharya e la sua troupe hanno incontrato il bambino all’ospedale Chakra Dev, nel distretto di Nuwakot. Il piccolo ha acconsentito a essere filmato nella speranza di ritrovare i genitori e Bajracharya ha lasciato il suo numero di cellulare in ospedale. Dopo ulteriori ricerche infruttuose in diversi ospedali, giovedì Tamang è riuscita a ottenere il numero di telefono della giornalista e l’ha chiamata: così Bajracharya le ha confermato che il figlio era vivo.

Una donna di 97 anni, Guna Maya Bohara, è stata salvata dal fango e ora è ricoverata in ospedale. L’operazione per estrarla dalle macerie della casa di cura in cui si trovava è durata quattro ore. La sua foto mentre viene trasportata nella benna di una scavatrice è stata una delle immagini simbolo della catastrofe climatica. Parlando alla BBC Nepali, il suo pronipote Dipak Bohara ha detto che sembrava “una guerriera” tornata vittoriosa dalla battaglia.

Almeno 100 operai intrappolati nei tunnel idroelettrici e 934 irreperibili: l’esercito scava nel fango

Centinaia di lavoratori potrebbero essere rimasti intrappolati nei tunnel e nelle centrali sotterranee degli impianti idroelettrici lungo il corridoio del fiume Trishuli, devastato dalle alluvioni che hanno colpito mercoledì il Nepal. Secondo l’Independent Power Producers’ Association Nepal (Ippan), citata dal Kathmandu Post, risultano ancora irreperibili 934 persone legate a 11 progetti idroelettrici, mentre il ministero dell’Energia riferisce che oltre cento persone sarebbero ancora bloccate nei tunnel. Le operazioni di soccorso sono rese particolarmente difficili dalla distruzione di strade e ponti e dagli ingressi delle gallerie sepolti sotto fango e detriti.

L’esercito nepalese ha finora tratto in salvo 254 persone dall’impianto Upper Trishuli-1 e altre 18 dal Langtang Khola, mentre squadre specializzate sono impegnate nelle operazioni di ricerca e soccorso in 19 tunnel idroelettrici. In alcuni siti, tuttavia, è ancora impossibile raggiungere le strutture sotterranee: alla centrale di Chilime sei persone sarebbero intrappolate in un tunnel invaso dal fango, mentre a Rasuwagadhi si teme che alcuni lavoratori siano rimasti bloccati all’interno della centrale sotterranea.

Il governo ha mobilitato un team di sei esperti tecnici cinesi, per rafforzare le operazioni di soccorso dei lavoratori intrappolati nel tunnel della centrale idroelettrica Upper Trishuli 3B. Lo riferisce Nepal News. Altri esperti cinesi sono ora al confine con il Nepal, pronti ad intervenire qualora l’operazione di soccorso sia giudicata fattibile. La situazione nel tunnel è descritta come estremamente difficile e l’operazione ad alto rischio.

Soccorsi rallentati da fango e persone intrappolate nei tunnel: il governo chiede aiuto ai Paesi amici

A rallentare le operazioni sono gli spessi strati di fango e le persone rimaste intrappolate nei tunnel di montagna, secondo il portavoce delle forze armate Raja Ram Basnet. Il fango rende difficile atterrare e decollare per i quattordici elicotteri impegnati nei soccorsi. Tra le regioni più colpite quelle di Temure, Syabrubesi e Mailung. I tunnel della regione montuosa rappresentano un altro ostacolo, ha detto Basnet, dato che delle persone sono intrappolate al loro interno. Venerdì mattina il bilancio di individui tratti in salvo da quella particolare situazione si limitava a quattro, ha aggiunto, precisando che si ritiene che molti altri siano ancora intrappolati.

Il governo del Nepal ha chiesto ai Paesi amici assistenza tecnica e specialistica per rafforzare le operazioni di ricerca e soccorso delle persone intrappolate nei tunnel, secondo Nepal News. Kathmandu ha richiesto anche tecnologie avanzate per contribuire a localizzare e identificare le persone coinvolte. Il sostegno internazionale sarebbe particolarmente necessario per accelerare le analisi del Dna, l’identificazione delle vittime e la gestione a lungo termine dei corpi, ha spiegato il ministro degli Esteri Shisir Khanal durante un briefing al dicastero.

Le autorità del distretto di Chitwan, nel Nepal centro-meridionale, hanno recuperato finora 233 corpi, ma soltanto quattro sono stati identificati. Lo riferisce la Bbc, citando una dichiarazione dell’Ufficio dell’amministrazione distrettuale di Chitwan. “I corpi raccolti dalle strutture sanitarie e dalle rive dei fiumi sono in stato di decomposizione e non sono più identificabili”, si legge nella dichiarazione. I restanti 229 corpi sono conservati nei centri di deposito e nelle strutture sanitarie, mentre le autorità continuano a raccogliere e registrare campioni di Dna per consentirne l’identificazione.

La stima della Fondazione Montagna sicura: “Collassati 23,1 milioni di metri cubi di ghiaccio”

La quantità di ghiaccio collassato, all’origine della tragedia in Nepal, è di 23,1 milioni di metri cubi. La stima è della Fondazione Montagna sicura che ha integrato analisi provenienti da differenti piattaforme satellitari, elaborando i dati di spessore glaciale prodotti dall’Università di Grenoble (Francia). Il centro di ricerca di Courmayeur (Aosta), specializzato nell’analisi e nel monitoraggio dei ghiacciai alpini, ha ricostruito graficamente l’evento. Ne emerge “un processo complesso, nel quale il cedimento del versante roccioso e il coinvolgimento del ghiacciaio hanno generato una grande rock-ice avalanche, successivamente evoluta attraverso trascinamento, frammentazione e interazione con acqua e sedimenti”. Secondo il segretario generale della Fondazione Montagna sicura Jean Pierre Fosson “è proprio questa capacità di un fenomeno iniziale di trasformarsi e amplificarsi lungo il percorso a rendere questi eventi particolarmente difficili da prevedere e gestire”.

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