“Voleva svendere i diritti dei Mondiali per un beneficio economico”: l’Uefa vuole portare il presidente Fifa Infantino in tribunale, pronta una denuncia penale
L’Uefa vuole presentare una denuncia penale in Svizzera contro il presidente della Fifa, Gianni Infantino: a riferirlo è il Guardian, spiegando che per il dirigente italo-svizzero viene ipotizzata una cattiva gestione finanziaria in relazione al suo piano poi fallito per cedere a investitori privati una quota dei diritti commerciali del Mondiale. In una nuova escalation della battaglia contro Infantino, la federazione calcistica europea ha fatto sapere di aver depositato in un tribunale di Manhattan una richiesta per acquisire informazioni sul fondo di investimento newyorkese Thrive Capital Management. Si tratta del fondo di Joshua Kushner, fratello del genero del presidente Usa, Donald Trump, che sarebbe dovuto diventare il primo investitore nel progetto di Infantino con una quota del 20% per la quale avrebbe dovuto versare 4,2 miliardi di dollari.
Una somma che, secondo i legali dell’Uefa, era volutamente “fuori mercato” per un disegno “fraudolento” volto a garantire un beneficio economico al presidente della Fifa. “La Uefa e i suoi legali stanno valutando l’avvio di un procedimento penale svizzero contro Infantino e possibilmente altri funzionari Fifa per cattiva gestione ai sensi dell’articolo 158 del Codice penale svizzero”, affermano gli avvocati della Uefa in un documento di 56 pagine visionato dall’Associated Press.
La Uefa si è mossa chiedendo alla Corte per il Distretto meridionale della Florida di emettere un’ordinanza per l’accesso a documenti Fifa. Documenti che sarebbero utili potenzialmente nel procedimento svizzero. Nel dettaglio l’organismo guidato da Ceferin richiede documenti e comunicazioni riguardanti l’ideazione, lo sviluppo, la discussione interna e l’annuncio pubblico della proposta Ffe, incluse le comunicazioni e le discussioni interne alla Fifa, nonché le comunicazioni con investitori e consulenti. Infantino il primo agosto ha rinunciato al progetto Fifa Forward Enterprise di ‘privatizzazione’ dei mondiali sull’onda delle proteste guidate proprio dall’Uefa e a cui poi si sono accodate diverse altre federazioni nazionali e confederazioni continentali come la Concacaf e l’Afc. Ritirarsi e poi scusarsi (lo fece la Fifa in una nota, ammettendo gli errori commessi) però non ha sortito l’effetto sperato da Infantino. Anzi, ha soltanto aperto una nuova partita: quella giuridica.
Sono infatti diversi gli enti calcistici che nelle ultime settimane hanno ritirato il proprio sostegno al numero uno Fifa in vista delle elezioni di marzo 2027 e il suo potere si sta sgretolano. Ad abbandonarlo non soltanto i “nemici”, ma anche chi negli anni all’interno della Fifa è stato un suo sostenitore. Il vicepresidente Fifa Sandor Csanyi gli ha ritirato il sostegno, Scozia, Inghilterra, Galles e Irlanda hanno preso le distanze in vista delle elezioni del 2027, mentre il senior advisor Carlos Cordeiro si è dimesso e Kevin Lamour è stato licenziato dopo essersi opposto al progetto sugli investitori privati. Tutto a pochi mesi dalle elezioni.
Di sicuro il suo avversario non sarà Aleksander Ceferin – che ha già annunciato di “non essere interessato” – ma la Uefa sta pensando al candidato giusto. Tra i nomi emersi c’è quello di Nasser Al-Khelaïfi, presidente del Psg. Intanto Infantino le sta provando tutte: qualche giorno fa è volato ai Caraibi alla ricerca di aiuto, per accrescere il proprio potere. Il presidente della Fifa ha incontrato nella Repubblica Dominicana i rappresentanti della Caribbean Football Union (CFU), riuscendo a ottenere l’appoggio dell’organizzazione che fa parte proprio di quella Concacaf, una delle principali oppositrici della sua leadership. Adesso però la partita non è più politica, ma anche giudiziaria.