Acqua, cibo e radio a batterie: Londra accelera il piano di “resilienza nazionale” per preparare i cittadini a guerre e calamità naturali
Un vademecum per affrontare una lunga serie di emergenze, dagli eventi climatici estremi fino ad attacchi informatici o militari da parte di Stati ostili. Il Regno Unito accelera il piano di “resilienza nazionale” e invita i cittadini a tenere in casa scorte di acqua in bottiglia, cibo in scatola, candele e altri beni essenziali, ma anche radio a batterie per ricevere aggiornamenti in caso di blackout totale della rete internet o telefonica. L’iniziativa arriva mentre Londra rafforza la preparazione contro le cosiddette minacce della “zona grigia”, come gli attacchi informatici alle infrastrutture critiche, e sullo sfondo delle crescenti tensioni con Mosca per il sostegno all’Ucraina. Ma anche dopo il cyberattacco a un impianto energetico imputato ad hacker collegati all’Iran.
Secondo i media britannici, il Cabinet Office ha ricevuto l’ordine di accelerare il programma per la difesa del territorio, che punta a integrare maggiormente la pianificazione civile e militare e comprende l’aggiornamento del “war book“, il programma riservato per la gestione del Paese in caso di crisi o conflitto. Alcuni aspetti della preparazione sarebbero stati anticipati dal 2035 al 2030. “Dobbiamo accelerare la preparazione in una serie di aree di rischio, il che significa agire nei prossimi anni, non nel prossimo decennio”, ha spiegato una fonte al Telegraph.
Un lavoro necessario, mentre la guerra infuria e rischia di allargarsi: stando a Bloomberg, che cita fonti vicine al Cremlino, Vladimir Putin si preparerebbe infatti a un’escalation contro l’Ucraina, lanciando potenti missili balistici contro Kiev e contro obiettivi infrastrutturali in altre città. Per lo zar – si spiega – le trattative per un accordo di pace sono di fatto giunte a un punto morto.
Secondo il Financial Times, l’accelerazione britannica va fatta risalire all’allarme lanciato nei mesi scorsi dall’ex premier laburista Keir Starmer, secondo cui “la Russia potrebbe attaccare la Nato già dal 2030”. Nel frattempo l’esecutivo del suo successore, Andy Burnham, sta preparando una campagna pubblicitaria per invitare le famiglie a dotarsi di scorte di base – come cibo in scatola e acqua in bottiglia – in vista di interruzioni prolungate legate ad azioni ostili di Stati stranieri o attacchi informatici. “Non sarà nulla di simile alle istruzioni diffuse negli Usa durante la Guerra Fredda“, ha spiegato una fonte governativa: “Ci saranno consigli pratici su come migliorare la resilienza domestica. Sarà buon senso, non allarmismo”.
A dare ulteriore impulso al dossier sono stati alcuni episodi delle ultime settimane. Mosca ha minacciato conseguenze dopo le notizie secondo cui droni di fabbricazione britannica sono stati usati dall’Ucraina in attacchi in profondità nel territorio russo. Oltre a questo, un ex viceministro degli Esteri russo ha affermato che potrebbero esserci azioni di sabotaggio contro le fabbriche di droni nel Regno ad opera di “gruppi sconosciuti”, dopo il via libera britannico alla produzione di missili a lungo raggio Storm Shadow da parte di Kiev.
Era stato il governo Starmer l’anno scorso a iniziare la revisione dei piani nazionali di emergenza per far fronte a ipotetiche azioni di guerra dirette tramate da Mosca (o da altri Stati ostili), in forma convenzionale, non convenzionale o di potenziali cyberattacchi e sabotaggi massicci. Questo anche a fronte delle ripetute accuse, da parte dei vertici militari, sull’impreparazione dell’isola in caso di “aggressioni” su vasta scala. I piani attuali, infatti, sono vecchi di 20 anni nella loro struttura fondamentale.
Si è parlato anche di “nuovi bunker” più sicuri per blindare i vertici del governo, i mezzi d’informazione pubblici o i depositi di risorse cruciali alla sopravvivenza del Paese. Oltre naturalmente ai membri della famiglia reale. Sono stati tanti gli allarmi lanciati da esperti citati dai media sulla vulnerabilità del Paese, che risulterebbe non solo surclassata dalla potenza di fuoco di Mosca, ma carente anche nella capacità di difesa del fronte interno, a partire dalla tutela delle infrastrutture nazionali chiave: i terminal energetici del gas, i cavi sottomarini, le centrali nucleari e gli snodi dei trasporti.